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Peccato 1×05 – Tu, forse non essenzialmente tu

Peccato

Attenzione: sono presenti spoiler sulla quinta puntata di Peccato.

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La quinta puntata di Peccato, in onda ogni venerdì su HBO Max, assume una tonalità decisamente più malinconica rispetto ai precedenti episodi, senza per questo rinunciare a quell’assurdità che rappresenta ormai il marchio di fabbrica della serie. Se fino a questo momento abbiamo assistito alle ricostruzioni improbabili della carriera di Fanelli, alle sue ambizioni cinematografiche e alla sua capacità di trasformare qualsiasi insuccesso in un’occasione per celebrare se stessa, questa volta scopriamo qualcosa di più intimo, che ci permette di conoscere un’altra parte della sua vita fino ad ora rimasta in ombra.

Il risultato è un episodio che, dietro le consuete situazioni grottesche e i racconti al limite dell’incredibile, lascia spazio a una tenerezza inaspettata, affrontando il tema dei ricordi, della nostalgia e di quegli amori che, anche a distanza di molti anni, continuano a occupare un posto speciale nella nostra vita. La riscoperta del teatro, che Fanelli definisce il suo primo grande amore, diventa proprio l’occasione per confrontarsi con una parte della propria esistenza che conserva ancora un valore affettivo, indipendentemente da quanto siano stati effettivamente brillanti i risultati raggiunti.


Naturalmente, sarebbe impossibile affrontare un sentimento così universale senza passare attraverso il filtro grottesco della serie.

Peccato
Credits: HBO Max

Il teatro della Fanelli, i suoi presunti successi e la convinzione con cui ricorda uno spettacolo che probabilmente non avrebbe entusiasmato nemmeno il pubblico più indulgente sono perfettamente in linea con il personaggio che abbiamo imparato a conoscere. Ma è interessante soprattutto il modo in cui la serie utilizza il concetto di primo grande amore, trasformandolo in qualcosa di molto più ampio rispetto al semplice ricordo di una passione giovanile.

Il teatro e il primo marito di Fanelli diventano due esperienze che appartengono a momenti diversi della sua vita. Ma che sembrano condividere la stessa capacità di riportarla indietro nel tempo. E proprio quando la comicità sembra prendere il sopravvento, attraverso l’amicizia con Sabrina Ferilli e il ricordo di un’esperienza televisiva sul Gran Sasso, emerge un elemento che contribuisce a dare maggiore profondità al racconto. La consapevolezza che alcune persone, anche quando non fanno più parte della nostra quotidianità, continuano a vivere nei ricordi con un’intensità particolare.

La cosa più riuscita è che la serie non cerca mai di rendere questo passaggio eccessivamente sentimentale.

Non cambia improvvisamente registro, non abbandona la propria irriverenza e non pretende che lo spettatore dimentichi tutto ciò che ha reso Fanelli un personaggio così assurdo. Al contrario, è proprio attraverso la sua personalità esagerata che riesce a introdurre una riflessione più delicata. La protagonista può anche aver trascorso una vita a raccontarsi come una donna straordinaria, costruendo intorno a sé una versione dei fatti decisamente fantasiosa. Ma questo non significa che i suoi sentimenti siano meno autentici.


E forse è proprio questa la piccola sorpresa dell’episodio.

Ovvero scoprire che dietro una donna tanto impegnata a “riscrivere” il proprio passato si nasconde anche qualcuno che, ogni tanto, sente semplicemente la mancanza di ciò che ha perduto. Il momento conclusivo, con Fanelli che si commuove ascoltando una canzone, rappresenta probabilmente la sintesi più efficace di questa nuova sensibilità. Per qualche istante non c’è bisogno di costruire un racconto, di esagerare un ricordo o di convincere qualcuno della propria importanza. Rimane soltanto un’emozione, apparentemente spontanea, che ci restituisce un’immagine più fragile della protagonista.

Con questo quinto episodio, Peccato dimostra quindi di poter andare oltre la semplice successione di trovate comiche e situazioni surreali. Aggiungendo al proprio racconto una dimensione emotiva che finora era rimasta più in secondo piano. La nostalgia non cancella il grottesco, così come la tenerezza non rende improvvisamente meno ridicola la Fanelli: le due cose convivono, anzi si alimentano a vicenda, dando vita a un episodio che riesce a essere divertente e malinconico nello stesso momento.


E forse è proprio questo il suo risultato più interessante: ricordarci che anche le persone più convinte di essere protagoniste di una vita straordinaria possono ritrovarsi, prima o poi, a guardarsi indietro con un pizzico di rimpianto.