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Lupin 4 – Non è una stagione di troppo, ma il meglio è alle spalle – La Recensione della quarta parte

Lupin

Attenzione: sono presenti spoiler sulla quarta parte di Lupin.

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C’è un momento in cui anche il ladro più intelligente del mondo rischia di diventare vittima del proprio successo. Assane Diop lo sa bene. Dopo aver trascorso tre stagioni a trasformare ogni fuga in un esercizio di stile e ogni inganno in una dimostrazione di superiorità intellettuale, il protagonista di Lupin 4 si ritrova davanti a un problema che non può risolvere semplicemente cambiando travestimento. Qualcuno ha deciso di rubare usando il suo nome, di replicare i suoi metodi e di trasformare la sua reputazione in un’accusa. Il ritorno della serie Netflix, disponibile dal 23 ottobre con otto episodi, parte da un’intuizione promettente: cosa succede quando il maestro delle apparenze perde il controllo della propria immagine?

Sono passati quattro anni dalla resa di Assane alla polizia. Il protagonista di Omar Sy si trova in carcere, a una settimana dalla liberazione, e sogna finalmente di mantenere la promessa fatta alla famiglia: lasciare la Francia, raggiungere il Senegal e ricominciare una vita lontano dai furti. La prospettiva sembra quasi troppo semplice per un uomo che ha costruito la propria esistenza sulla complicazione. Poi due musei vengono rapinati e una serie di attacchi informatici annuncia nuovi colpi firmati Lupin. Le prove sembrano inchiodare Assane, nonostante sia rinchiuso in una struttura di massima sicurezza. Il suo nome diventa una condanna anticipata, mentre il protagonista deve capire chi sta cercando di imitarlo e perché.


Lupin 4 ribalta il meccanismo iniziale

Assane deve fare i conti con una fama diventata ingombrante e con un passato che continua a riemergere. La vicenda richiama quella del padre, Babakar, accusato ingiustamente di un furto e morto in carcere. La storia sembra ripetersi, ma questa volta è il figlio a rischiare di essere schiacciato da un’accusa che non gli appartiene. Il parallelismo restituisce al racconto una dimensione emotiva più solida e ricorda che, dietro il ladro gentiluomo, c’è sempre stato un uomo che cercava giustizia. La fama di Lupin diventa così una gabbia. Assane ha costruito un personaggio che gli permette di affrontare avversari più potenti, ma quel personaggio ormai vive anche fuori dal suo controllo. La gente vuole vedere il ladro che riesce sempre a cavarsela, non necessariamente l’uomo che paga il prezzo delle proprie scelte.

La serie si interroga sul confine tra identità (un focus sul topic dell’identità in Scissione) e spettacolo, tra la persona e il mito costruito attorno a lei. È un tema interessante in una storia che ha sempre giocato con le maschere, ma che ora deve dimostrare di poter andare oltre il semplice piacere di smascherare qualcuno. Il problema è che Lupin 4 non sempre trasforma questa premessa in un racconto sorprendente. La stagione rilancia continuamente, moltiplica i colpi di scena e costruisce situazioni sempre più elaborate, ma la sensazione di déjà-vu finisce per farsi sentire. Il meccanismo del piano apparentemente impossibile, della fuga all’ultimo secondo e della spiegazione che arriva a posteriori è ormai una parte essenziale dell’identità della serie. Quando funziona, regala il piacere di vedere Assane anticipare tutti. Quando si ripete troppo, diventa una formula che lo spettatore riconosce prima ancora che il protagonista la metta in pratica.

Lupin
Credits: Netflix

Sceneggiatura e tensione

Nelle prime stagioni, Assane sembrava un passo avanti agli altri perché lo spettatore scopriva insieme a lui dettagli capaci di cambiare il significato di una scena. Il piacere nasceva dalla possibilità di rileggere ciò che avevamo appena visto. Quando, invece, la serie accumula ostacoli e soluzioni in successione, il colpo di scena rischia di diventare un appuntamento obbligatorio. Si aspetta che Assane abbia un piano, che quel piano fallisca almeno in parte e che una nuova trovata rimetta tutto in movimento. Il protagonista continua a essere brillante, ma la brillantezza perde valore se non è accompagnata da una vera sorpresa. Tuttavia, Omar Sy resta il motivo principale per cui Lupin 4 riesce a mantenere il proprio fascino. L’attore conserva quella combinazione di ironia, eleganza (ecco l’eleganza di Hannibal) e sicurezza che ha reso Assane Diop immediatamente riconoscibile.


Questa volta, però, Sy interpreta un protagonista più stanco, meno padrone degli eventi e più esposto alle conseguenze delle proprie scelte. Il desiderio di smettere di essere Lupin, la paura di perdere il rapporto con il figlio Raoul e la necessità di dimostrare la propria innocenza danno alla sua interpretazione una fragilità che nelle stagioni precedenti rimaneva spesso nascosta. Sy è particolarmente efficace quando lascia emergere il conflitto tra la sicurezza che Assane mostra agli altri e il disordine che si porta dentro. La sua intelligenza gli ha permesso di uscire da situazioni impossibili, ma non gli ha garantito una vita serena. Il limite è che la sceneggiatura sembra talvolta affidarsi troppo alla sua presenza, come se il talento di Sy potesse compensare ogni passaggio meno convincente.

Lupin 4 alza il volume della produzione

Questa volta, le rapine sono più elaborate, gli inseguimenti più spettacolari e le fughe sembrano progettate per trasformare ogni episodio in un piccolo blockbuster. La sequenza legata alla Torre Eiffel (la recensione del film Eiffel), con il tentativo di rubare il rubino, è uno dei momenti che meglio mostrano questa ambizione. Lupin 4 vuole essere una serie internazionale, capace di competere con i grandi thriller d’azione. Ma la spettacolarità non coincide necessariamente con l’ingegno: una cascata più elaborata non rende automaticamente più interessante una rapina. Il rischio è che la serie dimentichi quanto fosse divertente vedere Assane costruire un piano con pochi elementi e riuscire a ingannare tutti grazie alla sua intelligenza.


La dimensione visiva resta uno dei punti di forza della produzione. Parigi continua a essere più di uno sfondo: è una città che Assane attraversa e trasforma in parte del proprio spettacolo. Musei, strade ed edifici riconoscibili contribuiscono a dare alla serie un’identità immediata. Il protagonista sembra muoversi in un ambiente che conosce intimamente, ma che allo stesso tempo gli appartiene sempre meno. La città è diventata il palcoscenico di Lupin, e ogni nuova impresa alimenta la leggenda. Anche in questo caso, però, una location riconoscibile può rendere memorabile una scena, ma non basta a darle un significato.

Il rapporto con la famiglia come nuovo fulcro

Assane vuole uscire dalla criminalità, ma il suo nome continua a trascinarlo dentro una storia che non gli permette di fermarsi. Claire, Raoul e Benjamin rappresentano la possibilità di una vita diversa, ma anche il prezzo delle sue scelte precedenti. Il figlio è ormai più grande e il rapporto con il padre non può essere ricostruito semplicemente con una promessa o un nuovo viaggio. La serie prova a dare peso a questa dimensione, alternando l’azione a momenti più intimi. In alcuni passaggi riesce a farlo con efficacia; in altri insiste troppo sulle emozioni, spiegando ciò che le immagini avevano già comunicato. Il rapporto tra Assane e Raoul mette in luce il costo della doppia identità del protagonista. Assane può ingannare la polizia e cambiare aspetto, ma non può chiedere a suo figlio di vivere eternamente dentro la stessa finzione.

La famiglia non è un ostacolo da superare prima della prossima rapina (qui le migliori heist series). È il luogo in cui le conseguenze delle sue azioni diventano concrete, senza possibilità di fuga. La serie trova qui un terreno più interessante del semplice confronto tra ladro e investigatori, perché il conflitto non dipende dall’intelligenza di Assane, ma dalla sua capacità di assumersi una responsabilità. Lupin 4, tuttavia, non sempre lascia che questa dimensione emotiva respiri. I momenti familiari sono spesso interrotti da un nuovo pericolo, da un’altra rivelazione o da una fuga che riporta il racconto sul binario dell’azione. Il risultato è una stagione che sembra voler affrontare temi più maturi, ma che fatica a rinunciare alle proprie abitudini. Assane vorrebbe fermarsi, la storia gli concede un momento di riflessione e subito dopo lo rimette in movimento.


Lupin
Credits: Netflix

Le recensioni di Lupin 4 sono divisive

Il Guardian del 23 ottobre riconosce il magnetismo di Omar Sy, l’ambizione produttiva e il piacere delle continue svolte, ma segnala il rischio di una serie sempre più vicina al blockbuster, con qualche eccesso melodrammatico e una perdita di quella specificità che aveva reso le prime stagioni così riconoscibili. Télérama è più severo: nella sua recensione del 23 ottobre critica una storia che, a suo giudizio, gira a vuoto, con personaggi caricaturali e dialoghi troppo insistenti. La spettacolarità, secondo il quotidiano francese, non riesce a compensare una scrittura che sembra aver esaurito parte della propria inventiva. Di segno più positivo è la recensione del Times of India, pubblicata il 24 ottobre, che considera Lupin 4 ancora una visione coinvolgente, pur riconoscendo che la serie ha perso un po’ della freschezza dei suoi momenti migliori.

Il giudizio valorizza Omar Sy, il mistero dell’imitatore e le sequenze d’azione, ma osserva anche come alcune svolte siano poco credibili e come il racconto avrebbe potuto beneficiare di una maggiore sintesi. FlickOnClick assegna alla stagione quattro stelle su cinque, apprezzando la nuova premessa e la capacità di mettere Assane in difficoltà. La critica sembra quindi dividersi su un punto preciso: Lupin 4 è ancora capace di intrattenere, ma non tutti sono convinti che l’aumento delle ambizioni abbia portato con sé un miglioramento della scrittura. La differenza tra i giudizi dipende anche da ciò che si cerca nella serie. Chi guarda Lupin per il piacere delle rapine, per Omar Sy e per la successione di trovate può trovare nella quarta stagione una conferma della formula. Chi invece si aspetta una storia capace di rinnovare davvero il personaggio potrebbe avvertire maggiormente il peso delle ripetizioni.

Per quanto riguarda il pubblico?

Rotten Tomatoes e Metacritic non mostrano al momento percentuali o punteggi aggregati sufficienti per definire l’accoglienza degli spettatori. La quarta stagione è arrivata su Netflix soltanto il 23 ottobre e le valutazioni sono ancora in fase di assestamento. Il ritorno di Assane parte comunque da una base di grande familiarità: il pubblico conosce il personaggio, ama il suo modo di ribaltare le situazioni e si aspetta un intrattenimento capace di sorprendere. La nuova stagione prova a rispettare questa promessa, ma introduce anche un cambiamento importante, perché il protagonista non deve soltanto riuscire in un altro colpo. Deve capire se il personaggio di Lupin, diventato ormai una leggenda, gli consente ancora di essere Assane.


Lupin 4 non è necessariamente la stagione di troppo. È piuttosto quella che deve decidere cosa fare del proprio successo. La serie ha ancora Omar Sy, un protagonista carismatico e una premessa che potrebbe aprire strade interessanti. Ma non può continuare a confondere l’ingegno con la quantità di inseguimenti, né affidarsi all’ennesimo mistero per rimandare il confronto con le conseguenze delle proprie scelte. Il ladro gentiluomo ha costruito la sua leggenda riuscendo a sparire quando tutti credevano di averlo finalmente catturato. Adesso, però, il colpo più difficile potrebbe essere un altro: capire quando è arrivato il momento di smettere di rubare la scena.