ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su Tulsa King 4.
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Al minuto 41, Bodhy (Martin Starr) si chiede cosa diavolo stia succedendo. Per la precisione, dice: what the f**k is going on? Ecco, questa domanda racchiude un po’ il nocciolo della première di Tulsa King 4. Che diavolo sta succedendo? Ce lo siamo chiesti anche noi.
Dwight “The General” Manfredi (Sylvester Stallone) sembra interessato a godersi la vita e decide di mettere in ordine i suoi affari. Ma i suoi scagnozzi sembrano avere tutt’altri programmi.
Tra buoni propositi, pessime iniziative e accordi ben poco rassicuranti, Tulsa King 4 riparte dal contrasto che continua a renderla davvero piacevole da guardare. Da una parte il boss che prova a costruire un impero. Dall’altra, gli altri che trovano nuovi modi per complicargli la vita. Una prima puntata che mette parecchia carne al fuoco, forse persino troppa. Ma noi, alle grandi abbuffate, siamo abituati. Soprattutto se sono in pieno stile Tulsa King.
WWDD? Il comandamento della famiglia Manfredi

What Would Dwight Do? Cosa farebbe Dwight? È Goodie (Chris Caldovino) a pronunciare la frase che dà il titolo alla puntata di Tulsa King 4. Lo dice come se fosse l’Undicesimo Comandamento, da seguire per sfangarla in qualsiasi situazione. È una regola semplice, almeno apparentemente. Il problema è che non tutti sono Goodie. Non tutti hanno ancora capito chi sia The General e come agisca, uno che si è fatto 25 anni di galera, senza mai spifferare un nome per avere uno sconto di pena. E soprattutto, non tutti hanno la sua intraprendenza e la sua capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni.
Prendiamo Tyson (Jay Will). È partito da essere l’autista di Dwight e adesso si crede un boss. Continua a confondere l’iniziativa personale con la libertà di combinare qualsiasi casino gli passi per la testa. Dwight ci ha provato a insegnargli il mestiere, ma il ragazzo sembra aver assimilato soprattutto la parte più appariscente. Vestiti sgargianti, auto di lusso, fare soldi, e imporsi e non lasciarsi intimidire. Sulle conseguenze, invece, dev’essersi distratto, è un po’ carente.
Si sa che si impara solo sbattendoci il naso, ma Tyson dimostra una certa ostinazione nel voler verificare quante volte sia necessario farlo. E anche stavolta riesce a trovare qualcuno, a cui pestare i piedi, che la sa più lunga.
Poi c’è Mitch (Garrett Hedlund), che tra i due è il più tranquillo. Mitch sceglie di imboccare una strada diversa, ma la logica resta la stessa. Perché accontentarsi di vendere auto quando si può mettere su una bella frode assicurativa da milioni di dollari? Nel suo caso il dubbio riguarda quanto sappia Dwight, visto che è il Generale stesso a metterlo in contatto con Paul, l’uomo della motorizzazione. E proprio questo ruolo di intermediario rende meno netto il confine fra i buoni propositi e le vecchie abitudini.
Per fortuna che c’è Bodhi, l’unico a prendere sul serio la richiesta di cambiare comportamento. Non vuole disubbidire a Dwight e, soprattutto, non vede perché dovrebbe complicarsi nuovamente la vita, ora che finalmente riesce a dormire sonni tranquilli senza incubi in cui Stallone gli appare con la propria testa su un corpo di pitbull. E mentre gli altri cercano di comportarsi come il Dwight del passato, lui è l’unico disposto ad ascoltare il Dwight del presente.
Tulsa King 4: Dwight e la difficile arte di diventare rispettabile
Che diavolo sta succedendo? Appunto. Il Dwight del presente quanto è diverso da quello del passato? Il Generale sembra aver capito che per godersi la pensione, sarebbe meglio non doversi guardare continuamente le spalle. Ha diversi interessi, a Tulsa. E, teoricamente, una squadra alla quale distribuire compiti e responsabilità. Insomma, vorrebbe appendere al chiodo le pistole e non doverle continuamente tirare fuori per risolvere ogni contrattempo con una minaccia. Il problema è che non basta dichiararsi imprenditori e cambiare look, per smettere di avere a che fare con la mafia.
L’incontro con Quiet Ray (James Russo) mette subito a dura prova le buone intenzioni, in Tulsa King 4. Dwight si presenta per trovare un accordo che possa consentire ai suoi affari di prosperare. Non vuole la guerra, va in pace. Ma fare affari con Ray significa accettare un socio che, quando decide di fare la voce grossa lo fa tagliando la testa a qualcuno. Altro che clausole scritte in piccolo!. La distanza tra il linguaggio degli affari e quello della violenza, da questa parti, continua a essere piuttosto breve.
Come se non bastasse è tornato anche Bill Bevilacqua (Frank Grillo), reduce da un periodo di vacanza a spese dello Zio Sam e poco incline a considerare Dwight un socio affidabile. Figurarsi un amico. Bill è convinto, infatti, che dietro il suo arresto da parte dei federali ci sia proprio il Generale. E così avverte Dwight di non fidarsi di Ray. E Ray di non fidarsi di Dwight, riservandosi per altri momenti la possibilità di scegliere da che parte stare.
Un buon bicchiere di vino

Mica male, eh? Uno vorrebbe solo godersi il meritato riposo. Magari passando una bella serata con la propria compagna. C’è giusto un nuovo locale, in città. Un ristorantino italiano, manco a dirlo. Dwight ci porta Margaret (Dana Delany), e insieme riscoprono una vecchia abitudine del Generale: quella di pucciare un grissino nel vino (come De Niro in The Irishman, perché sempre di mafia parliamo…). A farne le spese è un bicchiere di Barolo del 1982 (annata eccellente, una delle migliori del XX secolo, abbiamo controllato). Roba da 3200 dollari la bottiglia.
Ma quando è offerta, puoi fare questo e altro, no? E chi è il generoso benefattore? Niente meno che Leonardo Timpone (Rhys Coiro), proprietario del locale. L’incontro con il ristoratore sembra aprire una parentesi cordiale, una di quelle situazioni in cui al Generale basta essere se stesso per conquistare il suo interlocutore che, per altro, lo conosce di fama. Poi, arrivano le casse di Barolo, e quella generosità comincia a sembrare un po’ eccessiva.
A insospettirsi è ancora il buon Bodhi. Che non sarà un esperto di vini, ma evidentemente ha conservato la capacità di fermarsi e chiedersi se tutto abbia davvero un senso. E così, torniamo alla domanda iniziale. Che diavolo sta succedendo? La puntata di Tulsa King 4 dissemina abbastanza segnali da farci sospettare qualcosa, ma si guarda bene dal mettere in tavola tutte le carte. E noi restiamo lì a cercare di capire quanto ci si possa fidare di una bottiglia di vino offerta. O un capisc, gettato lì, alla fine di una frase.
Poi arriva l’incidente aereo, e la prospettiva cambia. Quella che fino a poco prima sembrava l’ennesima giornata complicata del Generale assume un peso diverso. Non si tratta più soltanto di tenere a bada una squadra indisciplinata o di negoziare con soci poco raccomandabili. Il finale minaccia proprio quella tranquillità che Dwight pensava di potersi finalmente permettere.
Tulsa King 4 è di nuovo in pista
Tulsa King 4 parte col botto. Oddio, forse non è il modo migliore per finire questa prima recensione… Però, a conti fatti, è così. Come le precedenti stagioni, la creatura nata dal binomio Taylor Sheridan e Terence Winter mostra subito di che pasta sia fatta. Ci convince, anche se ci lascia qualche perplessità. Perché tra le iniziative di Tyson e Mitch, gli accordi con Ray, le ambiguità di Bill e i sospetti intorno a Timpone, gli elementi per tenerci incollati ci sono tutti. Il rischio è che ciascuna nuova complicazione finisca per togliere spazio alle altre e, soprattutto, ai personaggi che dovrebbero sostenerle. Non basta aprire tanti fronti. Bisogna anche trovare il tempo di farne sentire le conseguenze.
Per adesso, però, il piacere di ritrovare questa banda prevale. Le sue contraddizioni ci divertono. Speriamo solo che, fra un bourbon e un barolo, ci sia anche lo spazio perché i personaggi dimostrino una certa crescita. A cominciare dal povero Dwight, che voleva mettere ordine e che si ritrova, invece, con più incognite di prima.







