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Stuart Fails to Save the Universe 1×07 – Non basta scorrere lateralmente, Stuart

Un salto dietro l'altro, a spasso negli universi, alla ricerca di un volante in Stuart Fails to Save the Universe

ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su Stuart Fails to Save the Universe.

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Dopo un episodio 6 che aveva rimesso in pista il quartetto nel negozio di fumetti, Stuart Fails to Save the Universe prova a dare una direzione più netta alla stagione, trasformando il salto tra universi in una missione con obiettivo e ostacolo tecnico. L’episodio sfrutta la premessa telepatica per bilanciare gag e pathos, ma il vero avanzamento è narrativo. Si passa dal caos del multiverso a una logica di missione, con regole, limiti e una meta precisa. Il risultato è un capitolo ambizioso, a tratti brillante, ma ancora un po’ troppo compresso per il suo stesso carico di idee.

Un universo in cui tutti leggono la mente

L’episodio si apre con Stuart, Denise, Bert e Kripke di nuovo al Comic Center, ma in una realtà in cui tutti possono sentire i pensieri degli altri. La premessa è subito sfruttata. Stuart migliora il sesso grazie alla comunicazione aperta. Kripke, come si suol dire, pensa sempre quello che dice, ma non dice sempre quello che pensa. E Bert riesce a distrarsi dai suoi stessi pensieri. Parallelamente, scopriamo anche segreti, desideri e insicurezze che, giocoforza, affiorano senza filtri.


La trovata della telepatia, dunque, ha una duplice funzione. Da una parte spinge il gruppo verso la vera svolta narrativa: studiando le istruzioni del dispositivo, Stuart capisce che finora si sono mossi solo lateralmente tra realtà parallele, mentre per tornare a casa dovrebbero muoversi anche lungo l’asse del tempo. Tornando al momento prima che danneggiasse la macchina.

Dall’altra, invece, costringe i personaggi a confrontarsi con le proprie vulnerabilità più profonde. Il dettaglio più rivelatore, forse, è quando si scopre che anche nel pensare Kripke ha lo stesso impedimento vocale della sua voce. Bert sembra sorpreso: Kripke, invece, no. E pare soffrirne, rivelando che il suo cinismo e la sua perfidia non sono altro che un’arma di difesa.

Stuart Fails to Save the Universe e la missione alla Caltech

Bernadette è una sfortunata insegnante di tip tap
Credits: HBO Max

Una volta scoperto cosa fare occorre mettersi all’opera, ed è da qui nasce la missione dell’episodio: infiltrarsi alla Caltech, rubare i pezzi mancanti e completare il dispositivo. In un mondo telepatico. Niente di più facile, insomma. Dopo vari tentativi per cercare di placare i pensieri, il gruppo riesce a ideare una sorta di meditazione rumorosa, cantando a ripetizione brani come “Come On Eileen” e “The Girl from Ipanema” per coprire i propri pensieri e riuscire a mentire. Una soluzione tipicamente da sitcom sci-fi.


La rivelazione sul funzionamento del dispositivo è il primo vero avanzamento strutturale della stagione. Finalmente, dopo sei episodi (su dieci…), c’è un traguardo preciso da perseguire. E la serie passa dal salto casuale tra universi a missione con obiettivo e ostacolo tecnico preciso. È un passo importante per Stuart Fails to Save the Universe, perché dà direzione alla trama e trasforma il multiverso da sfondo bizzarro a elemento narrativo attivo. E dà allo spettatore uno scopo per cui proseguire nella visione di questa prima stagione.

Ramona, Bernadette e le versioni alternative di sé

Durante la ricerca dei pezzi di ricambio riemergono volti noti del franchise. Alla Caltech Ramona Nowitzki (Riki Lindhome). In una sordida scuola di ballo troviamo una versione alternativa di Bernadette. Questa Bernadette non conosce Howard e non è mai diventata microbiologa. Invece, è rimasta nel circuito dei concorsi di bellezza infantili, ha avuto un matrimonio fallito e ora insegna tip tap in uno strip mall, con una vita grigia e autodistruttiva fatta di stress e sostanze stupefacenti.


Dopo il ritorno di Raj, lo scorso episodio, ecco Bernadette. Il ritorno della microbiologa è presentato come un’evoluzione naturale del suo background, già stabilito in The Big Bang Theory (i concorsi di bellezza, il Quiznos). Spinto, però, in una direzione più amara e “Sliding Doors”. È un’idea stimolante, che difficilmente avrà uno sviluppo. Peccato, sarebbe stato interessante. Ma, Stuart Fails to Save the Universe ce l’ha fatto capire fin da subito che non è interessato a sviluppare. Preferisce buttare lì, e andare avanti.

L’inseguimento tra universi e il finale centauro

La parte più ambiziosa dell’episodio, però, è quando il gruppo si imbatte in altre versioni di se stessi. Prima con camici da laboratorio, poi in uniforme militare. E da qui, inizia un inseguimento attraverso gli universi già visitati. Tutti, come in una sorta di ampio recap, rispondono all’appello, con piccole chicche che l’occhio non afferra, ma la mente coglie..
Si intuisce anche che lo Stuart originale (quale, però, effettivamente…?) potrebbe aver attivato più team di Stuart paralleli, come piano di riserva, nessuno dei quali pienamente affidabile. E qui, si sfiora la tragedia. Perché non è più soltanto una questione di trovare l’universo giusto. Diventa una questione di trovare il coraggio di essere quel protagonista al quale il multiverso ha affidato un compito. Anche quando nessuno crede in lui, nemmeno se stesso.

L’inseguimento si conclude di nuovo nel negozio di fumetti con l’ennesima variazione sul tema “non siamo ancora a casa“. Il quartetto, infatti, si ritrova in un universo in cui sono diventati centauri, metà umani e metà cavalli. Figure mitologiche, rappresentano un po’ la dicotomia nella quale vivono i nostri eroi. La parte umana è quella razionale e nostalgica, desiderosa di tornare a casa. Quella equina, invece, guidata dall’istinto, rappresenta il caos e la deriva incontrollabile del multiverso. Non sono più completamente umani, ma nemmeno completamente adattati. È un’uscita comica che ribadisce quanto la storia sia ancora lunga dall’essere risolta. E sotto la gag si intravede una consapevolezza quasi dolente del loro stato di ibrida esistenza.


Identità, responsabilità e il peso delle scelte non fatte

Gli universi già visitati sembrano accavallarsi l'un l'altro, in Stuart Fails to Save te Universe
Credits: HBO Max


Con circa 15 minuti, questo è l’episodio più corto di tutto il franchise. Alcuni passaggi, soprattutto l’inseguimento tra gli universi, risultano un po’ compressi. Si intuisce la logica, ma il peso emotivo delle diverse versioni di Stuart, Denise, Bert e Kripke resta superficiale. Il rischio che Stuart Fails to Save the Universe venga percepita come una sequenza di trovate bizzarre, più che come un arco narrativo coerente c’è. Tuttavia, dopo sette episodi cominciano ad accumularsi indizi che dietro tutto ci sia qualcosa di più. E nel vedere Stuart confrontarsi con se stesso e capire che non ci si può fidare, possiamo azzardare che, al di là della superficie comica, la serie tocchi temi esistenziali che risuonano con la condizione umana contemporanea.

Chi è il vero eroe? Chi ha diritto, come dice Kripke, a decidere per il gruppo? Queste domande non possono restare nascoste dietro il brucare dell’erba, o le canzoni usate come meditazione rumorosa. E piano piano, la serie comincia a fare riflettere, usando come stimoli, anche i personaggi di contorno, con i loro rimpianti e le loro debolezze. Perché, nonostante tutto, Stuart non solo sta cercando di salvare gli universi ma anche se stesso dalla propria indecisione e dall’incapacità di credere in se stesso.

E al settimo episodio, qualcosa accadde

Probabilmente siamo di fronte al punto di svolta della prima stagione. Saltare negli universi non basta più. Non ci si affida più al caso, alla fortuna di capitare in quello giusto al momento giusto. C’è qualcosa da fare, e va fatto bene. La struttura della storia comincia a essere più solida. La commedia resta vivace. L’uso del multiverso comincia a produrre conseguenze narrative interessanti.


Siamo ben lontani dall’essere di fronte a una serie avvincente. Non è che finito un episodio si provi l’irrefrenabile desiderio di vedere il prossimo. Tuttavia, questa puntata segna un ulteriore salto di qualità nella costruzione e nella gestione del tono, in perfetto equilibrio tra assurdo e coerenza interna. La strada per tornare a casa è ancora lunga e non è nemmeno l’unica. Ma per la prima volta Stuart Fails to Save the Universe dimostra di avere un piano.