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Pacific Rim: la zona oscura – La recensione del nuovo attesissimo anime di Netflix

Pacific Rim: la zona oscura era stato annunciato in pompa magna da Netflix (qui trovate i contenuti della piattaforma in scadenza a marzo) lo scorso 8 febbraio, con un trailer ufficiale di tutto rispetto. Questo, tuttavia, non aveva impedito a molti di avere perplessità sulla nuova serie animata. Il film Pacific Rim, per la regia di Guillermo Del Toro, è ormai diventato un cult e il sequel Pacific Rim – la rivolta si era rivelato una delusione per i fan. Vuoi che la regia non era più di Del Toro, vuoi che i protagonisti erano cambiati, la pellicola era risultata essere più uno spin-off e per giunta privo di una trama interessante.

Pacific Rim: la zona oscura è invece riuscito ad andare ben oltre le aspettative.

pacific rim

L’anime è ovviamente ambientato nello stesso universo narrativo della serie cinematografica, ma il quadro è molto più desolante. La Serie Tv si colloca infatti dopo i due film, mostrandoci un mondo ormai devastato. La prima breccia è esplosa, è vero, ma molte altre si stanno aprendo lungo la costa pacifica. I kaiju stanno prendendo il controllo, distruggendo le poche forme di vita rimaste.

Ci troviamo in Australia e i due protagonisti, Taylor e Hayley, sono due fratelli figli di piloti Jaeger. Quando erano ancora dei ragazzini, i genitori avevano combattuto coraggiosamente contro dei kaiju che avevano raso al suolo la loro città, costringendo gli abitanti all’evacuazione. I pochi sopravvissuti si erano quindi rifugiati nelle wastelands, creando una piccola comunità. I genitori di Taylor e Hayley, però, non avevano concluso il loro compito: dovevano proseguire la lotta, nel tentativo di portare avanti la Resistenza. Ed ecco che i due ragazzi si ritrovano soli in un mondo spietato. Dopo cinque anni, i due si sono quasi rassegnati alla perdita dei genitori, mai più tornati. Ma dentro di loro resta ancora un barlume di speranza.

Ed ecco che Pacific Rim: la zona oscura ha inizio.

pacific rim

Certo, c’è una lunga premessa che dà anche molta soddisfazione, dal momento che Pacific Rim: la zona oscura si apre con un imponente combattimento fra Kaiju e Jaeger, dando così soddisfazione ai fan. Ma è giunto il momento di arrivare al cuore della vicenda. E la storia prende davvero il via nel momento in cui Hayley scopre un vecchio Jaeger abbandonato, utilizzato per gli addestramenti dei cadetti. Affascinata, prova ad avviarlo, ma i movimenti vengono captati da un kaiju, che piomba al villaggio dei sopravvissuti facendo una strage.

Ed ecco che i due fratelli si ritrovano soli ancora una volta. E ora anche senza una casa, né un posto dove andare. Con loro c’è solo il vecchio Jaeger, che comunica con loro tramite un’intelligenza artificiale particolarmente sarcastica.

La serie ha come punto di forza dei personaggi molto ben costruiti.

Sebbene si tratti di personaggi piuttosto stereotipati, risultano molto ben scritti e portano lo spettatore a entrare in empatia, anche perché è possibile farne una descrizione completa. E in Pacific Rim: la zona oscura questo è assolutamente possibile. Taylor è un ragazzo giovane, ma costretto a maturare troppo in fretta per prendersi cura della sorella più piccola. Si sente investito di troppe responsabilità che fa fatica a gestire. E questa sensazione si riversa parzialmente sulla sorella, con la quale è molto protettivo. Hayley, dal canto suo, è esuberante, intraprendente, ma anche incosciente. Segue il suo istinto, sempre e comunque, rischiando però di mettere a repentaglio la sua vita e quelle di chi la circonda. Taylor non sopporta questo lato del suo carattere proprio perché lui, al contrario, è riflessivo e razionale. Ma nonostante ciò, l’entusiasmo e anche l’innata bontà della sorella lo portano ad assecondarla, per quanto possibile.

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Poi c’è Mei. Una ragazza forte e coraggiosa, anche lei costretta a maturare troppo in fretta. Quando era bambina, è stata strappata alla sua famiglia ed è stata cresciuta da Shane, un crudele trafficante. L’uomo gira per l’Australia con un piccolo esercito, cercando di accaparrarsi uova di kaiju da vendere in cambio di pezzi di jaeger. Shane è spietato e non conosce pietà, ma ha cresciuto Mei come se fosse sua figlia. Mei ricorda parzialmente, anche nell’estetica, la protagonista di Pacific Rim, Mako Mori. Anche lei orfana di entrambi i genitori, è stata allevata dal marshall Pentecost, uomo duro e intransigente, ma che la ama come se fosse davvero sua figlia. Il rapporto fra Shane e Mei, però, è diverso e decisamente morboso. Shane non è in grado di provare vero affetto e ciò che sente per lei è desiderio di controllarla e tenerla legata a sé, piuttosto che autentico amore paterno.

Ma oltre ai personaggi principali, anche i secondari sono molto ben scritti e contribuiscono a costruire una trama avvincente e studiata fin nei minimi dettagli. E questo è un elemento molto interessante, perché ci si aspetterebbe che una serie del genere punti tutto sull’estetica, piuttosto che sulla trama. E invece Pacific Rim: la zona oscura ci regala una narrazione che non è mai superficiale e che cura gli aspetti psicologici, i legami e le varie dinamiche che si vengono a creare.

Il ritmo narrativo è estremamente serrato e vi sono un susseguirsi di eventi e colpi di scena fino alla resa dei conti finale. La trama è talmente adrenalinica che non c’è pressoché nessun momento di “pausa” fra un evento e l’altro. In Pacific Rim c’erano dei momenti atti ad alleggerire la tensione, anche qualche battuta che potesse suscitare una risata, per quanto debole. Invece in Pacific Rim: la zona oscura, non c’è nulla da ridere e niente per cui rilassarsi. Ma questo non risulta disturbante, anzi, invita lo spettatore a proseguire il binge watching senza mai interrompersi. E meno male che Netflix ha deciso di proporci subito l’intera stagione!

Un altro pregio di Pacific Rim: la zona oscura è il perfetto connubio dello spirito americano e giapponese.

Se i film risentivano molto dell’anima americana, con grandi discorsi sullo spirito di sacrificio, la forza e il coraggio, Pacific Rim: la zona oscura riesce a inserire molti elementi che fanno parte della cultura giapponese. E non c’è da stupirsi: i registi Masayuki Uemoto, Susumu Sugai e Takeshi Iwata sono nipponici. Non solo i personaggi hanno parecchio degli anime giapponesi come Capitan Harlock o Gundam, ma anche l’estetica richiama molto questi riferimenti pop. Per non parlare dei richiami contenutistici ed estetici anche al celeberrimo Akira. Uno spettatore navigato non può che apprezzare queste chicche. Ma ciò non toglie che la serie possa essere apprezzata anche da chi non ha avuto questo tipo di formazione. Pacific Rim: la zona oscura parla di coraggio, amore, amicizia. Il tutto condito da un’estetica invidiabile, combattimenti spettacolari e la giusta dose di tensione e colpi di scena. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per uno show di grande qualità, che si spera mantenga questo alto livello anche nella già annunciata seconda stagione.

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Scritto da Giulia Losi

Dovevo essere un architetto, ma ho avuto un piccolo "cambio di rotta" e mi sono innamorata del cinema. Mi sono laureata in teatro, cinema, danza e arti digitali alla Sapienza di Roma e ho voluto scrivere di cinema e serie tv, le mie due grandi passioni.

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