ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sulle prime cinque puntate di LOL – Chi ride è fuori 6
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Mettiamolo subito in chiaro, dopo che hanno annunciato che LOL – Chi ride è fuori 6 tornava su Prime Video, la reazione collettiva è stata la seguente: “Ancora? Ma davvero?”, detto con il tono di chi ha già deciso che non lo guarderà… per poi aprire l’app dopo circa otto secondi netti. Perché la verità, quella proprio terra terra, è che ci piace lamentarci più di quanto ci piaccia essere coerenti, e questo format lo sappiamo benissimo che finiremo per divorarlo comunque, anche solo per poter dire il giorno dopo che “non è più come una volta”.
Dopo la prima stagione di LOL, quella davvero leggendaria che ci ha fatto perdere ogni tipo di dignità sul divano tra lacrime e crampi allo stomaco, molti hanno iniziato a firmare il certificato di morte del programma con una puntualità quasi commovente. Ogni anno la stessa storia: “È finito”, “Non è più lo stesso”, “Basta così”. Sembra di sentire parlare di Grey’s Anatomy, che è ufficialmente finita almeno dodici volte… e invece è ancora lì che combatte.
Eppure, contro ogni previsione apocalittica da commento social, eccoci qui alla sesta stagione. E qui serve un minimo di onestà intellettuale: a me, personalmente, non ha stancato per niente. Ma proprio zero. Anzi, c’è qualcosa di quasi catartico, oserei dire terapeutico, nel vedere persone che nella vita fanno ridere per mestiere ritrovarsi improvvisamente intrappolate in un incubo in cui non possono farlo.
E LOL – Chi ride è fuori 6 disponibile dal 23 aprile su Prime Video funziona. Non perfettamente, non in modo rivoluzionario, ma funziona maledettamente bene: che è poi quello che conta davvero. Le cinque puntate scorrono via con una facilità quasi sospetta, di quelle che ti fanno dire “ok, questa è l’ultima e poi smetto”, salvo poi ritrovarti automaticamente alla successiva senza neanche ricordarti quando hai premuto play. E forse è proprio questo il punto: possiamo anche lamentarci, criticare, fare gli analisti televisivi da salotto… ma alla fine, se siamo ancora qui a parlarne alla sesta stagione, forse questo format tanto morto non è.
Siani e Pintus: Una conduzione che “gode” del disastro
Diciamolo: quando Fedez ha lasciato, un po’ di ansietta c’era. Tipo: “E mo’? Chi tiene in piedi la baracca di LOL – Chi ride è fuori 6?”
Poi arrivano Alessandro Siani e Angelo Pintus e fanno una cosa molto semplice: si divertono più dei concorrenti. E si vede. E soprattutto… godono. Siani gioca di fino, tempi perfetti, faccia da “io non ho fatto niente” mentre in realtà ha appena distrutto qualcuno. Pintus invece è caos puro, quello che al liceo ti faceva prendere nota ma poi ridevi lo stesso. Insieme sono i classici amici che ti dicono “dai non ridere” mentre fanno di tutto per farti esplodere. E funzionano perché non fanno i conduttori distaccati: sono dentro al gioco, sporcati, complici. Praticamente due villain, ma simpatici.
I ritorni delle “vecchie glorie”: Pisani e Basso non perdonano
Il ritorno di Andrea Pisani e Federico Basso è un po’ come rivedere i boss finali di un videogioco. Sai già che soffrirai. Pisani entra e fa subito capire che non è lì per fare amicizia. Il dissing iniziale è una carezza… con un tirapugni. E poi lo sketch degli inviti alle feste? Genio puro. Caos organizzato. Gente che ride dentro e muore fuori.
Basso invece è una certezza matematica. Letteralmente. I suoi quiz sono quel tipo di umorismo che ti fa ridere mentre ti chiedi: “ma perché sto ridendo?”
Però tra una freddura no sense e l’altra ridi. Sempre.
I Top Player: Il caos di Mandelli e il genio di Amleto
Se dobbiamo dirla tutta, qui non siamo nemmeno nello stesso campionato: siamo proprio su due pianeti diversi che, per qualche allineamento cosmico inspiegabile, si sono ritrovati nello stesso loft di LOL – Chi ride è fuori 6. Da una parte c’è Francesco Mandelli, che più che un concorrente sembra un evento atmosferico estremo. Non entra in scena: irrompe. È una mina vagante, un problema logistico, un pericolo pubblico con licenza di destabilizzare chiunque gli capiti nel raggio di due metri. La sua forza sta tutta lì, nell’imprevedibilità totale. Non costruisce la battuta, non la prepara, non la accompagna: la lancia e aspetta di vedere chi riesce a salvarsi dall’uragano. Passa da Ruggero De Ceglie — che già di per sé è un trauma collettivo che pensavamo di aver elaborato — allo spruzzarsi un limone dentro agli occhi. Follia. Bellissima follia.
Dall’altra parte, come se l’universo avesse deciso di riequilibrare le cose con una scelta quasi filosofica, troviamo Carlo Amleto, più sottile, più elegante, ma non per questo meno letale. Se Mandelli è un pugno nello stomaco, Amleto è quel sorriso trattenuto che ti sfugge senza che tu capisca esattamente quando hai perso il controllo. È un artista dell’assurdo, uno che lavora sul ritmo, sui silenzi, sulle deviazioni impreviste del discorso. Può stare seduto al pianoforte a improvvisare come se fosse nel suo habitat naturale, oppure iniziare a parlare di capre con una serietà disarmante, mantenendo quella faccia imperturbabile mentre attorno a lui il mondo crolla. Ed è proprio lì che ti frega: perché tu ti aspetti una battuta, un’esplosione, un payoff… e invece niente. O meglio, arriva, ma in una forma talmente laterale, talmente fuori asse, che ti prende in contropiede totale.
Le “Vecchie Leve”: Il trionfo di Paola Minaccioni, il sacrificio di Friscia ed Esposito in versione Paola Perego
Se c’è una cosa che questa stagione di LOL – Chi ride è fuori 6 ribadisce con una certa prepotenza è che l’esperienza, quando si parla di comicità, non è solo un valore aggiunto: è proprio un’arma. E in questo senso, Paola Minaccioni gioca in una categoria tutta sua, quasi illegale per quanto è efficace. Non ha bisogno di strafare, non ha bisogno di rincorrere la risata: la costruisce con una naturalezza disarmante, come se fosse la cosa più semplice del mondo. La sua Sabrina Ferilli ormai è diventata una comfort zone collettiva, una certezza assoluta, di quelle che appena iniziano sai già che qualcuno, da qualche parte, sta per cedere.
Poi c’è Sergio Friscia, e qui il discorso cambia completamente tono, perché parliamo di un’uscita che fa male davvero. Primo eliminato, ed è già una di quelle ingiustizie che ti fanno storcere il naso, perché sai che avrebbe potuto dare ancora tanto. Ma se c’è una cosa che gli va riconosciuta è averci lasciato un momento destinato a rimanere: il tentativo disperato di non ridere con la faccia infilata nell’acquario. Lo guardi e pensi: “non può essere reale”… e invece lo è. Ed è proprio questo contrasto tra la dignità che cerca di mantenere e la situazione completamente surreale a renderlo memorabile.
E come se non bastasse, arriva Giovanni Esposito a rincarare la dose con uno di quei momenti che definire strani è riduttivo. Il suo sketch riproponendo il meme di Paola Perego e Giulio Andreotti è qualcosa che, sulla carta, non dovrebbe funzionare. Anzi, non dovrebbe proprio esistere. E invece prende forma davanti ai nostri occhi e diventa un piccolo capolavoro di comicità disturbante, di quelle che ti fanno ridere mentre una parte del cervello cerca disperatamente di capire cosa sta succedendo…… “Presidente……Presidente….”.
La carica dei “Social”: Gli UfoZero2 e l’antropologia della Barbieri
Gli UfoZero2 fanno una cosa che, negli ultimi anni, abbiamo visto fallire più volte di quante vorremmo ammettere: prendono un linguaggio nato e cresciuto sui social e lo portano in televisione senza che sembri fuori posto. E non è affatto scontato. Perché il rischio, in questi casi, è sempre quello di sembrare “troppo veloci”. Loro invece no: entrano, fanno esattamente quello che sanno fare, e lo fanno bene.
Valentina Barbieri in questo LOL – chi ride è fuori 6 invece gioca una partita diversa, forse meno immediata ma decisamente più ragionata. Non è mai fuori posto, non è mai invadente, e questa capacità di leggere la situazione le permette di inserirsi nelle dinamiche del gruppo con una naturalezza che non tutti hanno. È vero, le sue imitazioni probabilmente danno il meglio di sé nel formato breve, quello da “pillola” social, dove possono colpire in modo più diretto e immediato. Ma qui riesce comunque a ritagliarsi il suo spazio. E quando arriva il momento delle montagne russe, cambia completamente registro e tira fuori una trovata fisica, quasi slapstick, che spiazza tutti e funziona alla grande.
Luci e ombre: Foria e Yoko Yamada in cerca di ritmo
Se c’è un aspetto che questa stagione di LOL – Chi ride è fuori 6 mette bene in evidenza è che, anche in un meccanismo rodato, non tutti riescono a trovare subito il proprio spazio. E infatti, accanto a momenti altissimi, ci sono anche quelle piccole “zone d’ombra” che rendono il quadro più realistico.
Barbara Foria è probabilmente il caso più emblematico di questo andamento altalenante. Il problema, se vogliamo chiamarlo così, è più una questione di continuità che di capacità: sembra quasi trattenuta in alcuni momenti, come se non riuscisse sempre a trovare il ritmo giusto per inserirsi con decisione nella dinamica del gruppo. Poi però arriva l’imitazione di Scianel di Gomorra e lì cambia tutto: improvvisamente si riaccende, graffia, domina la scena e ti fa pensare “ok, eccola, è questa”. Ed è forse proprio questo il punto che lascia un leggero retrogusto di incompiuto: la sensazione che avrebbe potuto spingere molto di più, essere più incisiva, più costante, più “pericolosa” per gli altri concorrenti.
Discorso diverso, invece, per Yoko Yamada, che rappresenta un caso un po’ più complesso. L’impressione generale è quella di una presenza che fatica a emergere, quasi come se il contesto non fosse completamente nelle sue corde. Non è una questione di mancanza di talento, quanto piuttosto di adattamento: il ritmo di LOL, così corale, caotico e basato sull’interazione continua, non sempre si sposa facilmente con una comicità più legata alla stand-up, che ha bisogno di tempi diversi e di una costruzione più progressiva. E in un format dove devi lasciare il segno in pochi minuti questo diventa inevitabilmente un limite importante.
In attesa del gran finale
Nonostante i timori della vigilia, LOL – chi ride è fuori 6 ci sta regalando più soddisfazioni del previsto. Merito di un cast che non ha paura di “sporcarsi le mani” e di una coppia di conduttori finalmente centrata. Ora non ci resta che attendere il 30 aprile per l’ultima, decisiva puntata. Chi riuscirà a resistere all’assalto finale ? Lo scopriremo giovedì prossimo, ma una cosa è certa: la voglia di ridere non è ancora finita.











