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Grey’s Anatomy 16×20 – Il dolore di Tom Koracick

Grey's Anatomy
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Bentornati con la recensione della 16×20 di Grey’s Anatomy. È stata una puntata emozionante per alcuni personaggi e certamente per tutti noi spettatori. Innanzitutto perché stiamo assistendo alla progressiva degenerazione di Richard Webber. E poi perché abbiamo avuto la possibilità di vedere con i nostri occhi un Tom Koracick assai diverso da quello a cui siamo abituati.

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Tom Koracick è umano e in questa puntata di Grey’s Anatomy ci ha mostrato tutto il suo dolore e tutta la sua sofferenza. Sappiamo ciò che è successo a suo figlio David, l’abbiamo ascoltato raccontare quella storia più volte, la prima quando ebbe quel brevissimo momento con April Kepner durante la sua crisi di fede. Scioccante, tremendo, impensabile. Il ragazzino, alla giovanissima età di 10 anni, è stato colpito da una mazza da baseball in testa. Ed è morto prima che qualcuno potesse aiutarlo, prima che suo padre potesse aiutarlo.

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Ancora una volta gli sceneggiatori di Grey’s Anatomy giocano con l’ironia. Tom, che è uno dei neurochirurghi più bravi che ci siano, l’unico che avrebbe potuto salvare suo figlio da una lesione alla testa, non ha avuto il tempo per farlo. Proprio come Derek Shepherd che a sua volta era un neurochirurgo è morto di morte cerebrale e Amelia (che indovinate che fa per campare? Il neurochirurgo) che ha perso un figlio natole senza cervello e ha avuto un tumore al cervello. Sembra quasi che si divertano a regalare ai personaggi queste storie assurde.

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Tornando a Tom. Sappiamo che il dolore della sua perdita è impossibile da colmare, ma non avevamo mai avuto la possibilità di esplorarlo meglio e di toccarlo con mano prima di questo episodio di Grey’s Anatomy. Sì, perché l’arrivo della sua ex moglie, la mamma di David, col suo altro figlio che somiglia tremendamente al bambino che hanno perduto, ci porterà a scoprirlo con un biglietto di prima classe per il treno delle emozioni.

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Quello che ritroviamo è un Tom debole che non riesce quasi a stare in piedi. È un Tom silenzioso e cauto, l’opposto di ciò che siamo abituati a vedere. Non c’è la battuta sempre pronta e non c’è l’egocentrismo sproporzionato in qualunque frase pronunci. È turbato da quella visione ed è ancora più turbato dal motivo di quella visita. Guthrie, questo è il nome del bambino, ha un cancro al cervello con metastasi alla spina dorsale. Tom e forse Amelia sono gli unici a poterlo aiutare. A potergli dare una chance di sopravvivenza operandolo.

La paura di poter causare la morte di questo ragazzino che è identico anche nella voce a suo figlio deceduto, farà immobilizzare Tom fino al momento in cui, Teddy riuscirà a riportarlo con i piedi per terra e a ridargli la spinta necessaria per riuscire a trovare il coraggio di andare avanti e di salvare quel ragazzino così come avrebbe voluto salvare suo figlio. Una scena toccante quella della sala operatoria. Una scena che non ha fatto altro che confermare la mia teoria: Tom Koracick è uno splendido essere umano.

Spero vivamente che Teddy trovi il coraggio di lasciare Owen e di cominciare una storia d’amore con Tom. Ormai è chiaro come il cielo d’estate che si amano. Allora per quale assurda ragione dobbiamo continuare a tirare in ballo sempre e comunque quella palla al piede di Hunt? Sono stufa dei triangoli, sono stufa di vedere Owen, mandiamo lui via e rendiamo canon la storia tra Koracick e la Altman per favore!

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L’altra storia di cui bisogna parlare, prima di lasciarsi andare alle varie frivolezze, è quella di Richard Webber. Richard, che nello scorso episodio, ci ha fatti cadere dal divano rivelando di avere seri problemi. Quali siano non è ancora chiaro, anche se ormai il pensiero che si tratti di Alzheimer continua a farsi strada nel mio cervello sempre più prepotentemente. E sì, forse Meredith potrebbe non volerlo accettare, ma diventa sempre più plausibile. Speriamo tutti che non sia così, speriamo tutti di rivedere Richard in piedi pronto a riprendere in mano la sua vita e a concludere la sua carriera nel migliore dei modi. Ma non sempre le cose vanno come vorremmo e la Rhimes e la Vernoff non uccidono o tentano di uccidere nessuno già da un po’ ormai. L’episodio del bar non lo conto nemmeno.

Certo è che sarebbe un peccato perdere Webber dopo tutti questi anni. Potrebbe essere l’ennesimo segno che ci porta a dedurre che Grey’s Anatomy è vicina al termine, ma non cambia il fatto che avremmo voluto vederlo andare via diversamente. Magari in una bella macchina decappottabile assieme a Catherine mentre percorrono una strada deserta al tramonto, entrambi con degli occhiali da sole, lui con un cappello in stile Al Bano e lei con la testa coperta da un foulard che poi avrebbe lasciato volare via mentre l’inquadratura della loro auto in corsa si allargava fino a riprendere tutto in una panoramica mozzafiato. Che dire, sono davvero triste per questa situazione. Spero vivamente si possa risolvere nel modo meno straziante possibile.

Passando alle storie più leggere trovo irresistibile l’amicizia che si è creata tra Levi e Jo. Sono carinissimi e lui è un cucciolo. Mi fa venire voglia di abbracciarlo e tirargli le guance come è solito fare mio zio Gino con me a ogni riunione di famiglia. Spero davvero che questa storyline acquisti spessore e diventi più centrale. Voglio sapere come se la passa Jo adesso che Karev è tornato con Izzie (qui la recensione dell’episodio dell’addio di Alex). Grandi Jo e Levi, mi piacete.

Ovviamente non posso non parlare della mia OTP, l’unica coppia che attualmente shippo in Grey’s Anatomy, gli unici in grado di darmi una gioia: Amelia Shepherd e Atticus Lincoln. Non vedo l’ora che nasca questo bambino perché se la loro reazione al parto è anche solo minimamente simile a quella che hanno avuto in questo episodio quando credevano che fosse cominciato il travaglio, beh io ne voglio di più, ne voglio ancora. Sono esilaranti, sono isterici, sono preoccupati, si amano, sono stupendi. Nel momento in cui Amelia sbraita con Link e finiscono per mettersi ad urlare entrambi ho rischiato di pisciarmi letteralmente addosso dalle risate.

A loro dobbiamo dire grazie perché stanno trascinando l’interesse degli spettatori di Grey’s Anatomy per tutta la stagione. Io non vedo l’ora che appaiano sullo schermo perché i loro momenti sono preziosi. Sono stupendi, sono freschi, non sono tossici e sono divertenti. Sono la distrazione perfetta da tutti i drammi inutili e già visti a cui siamo abituati. Sono la luce alla fine del tunnel. Sono l’opposto di tutte le coppie disfunzionali e male assortite degli ultimi tempi. Sì, mi riferisco a Owen e Teddy e a Meredith e DeLuca. In confronto a loro, queste due coppie ti fanno venire voglia di defecare o vomitare o defecare e vomitare il tuo peso corporeo.

Mi è piaciuta molto anche la storyline della donna che si è risvegliata dall’anestesia cantando. Una cosa simile l’hanno fatta in Scrubs (qui il simbolismo della serie) tempo fa, ma lì era causata da un tumore. Ad ogni modo, l’episodio mi è piaciuto un sacco, non vedo l’ora di vedere il parto di Amelia, di scoprire cosa sta succedendo a Richard Webber e di vedere Tom Koracick di nuovo felice.

Per questa settimana è tutto, alla prossima, halleloo!

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Scritto da Fabiana Fanelli

La mia vita è un pendolo che oscilla tra una serie tv e l'altra. Tutto sommato mi è andata bene, pensate se oscillasse tra dolore e noia!
Ricordate: "Life's too short to be serious" (La vita è troppo breve per essere seri)

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