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Berlino e la Dama con l’ermellino – La Recensione: il suono vuoto di una formula che si ripete

una scena tratta da Berlino e la dama con l'ermellino
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Sono passati nove anni dall’arrivo de La Casa de Papel. Tra pochi mesi il fenomeno mediatico targato Netflix compirà dieci anni di colpi di scena, eccessi, intuizioni geniali e cadute. Dieci anni di errori che hanno incrinato la credibilità della serie. Un prodotto che, nel bene e nel male, ha lasciato un segno indelebile. Perché comunque la si guardi, La Casa de Papel è stata un evento. Un punto di svolta per Netflix, una delle produzioni che più hanno contribuito all’affermazione definitiva del colosso streaming nel panorama mondiale. E allora non sorprende ritrovarsi oggi davanti alla seconda stagione di Berlino, ora intitolata Berlino e la Dama con l’ermellino.

Così come non sorprende sapere che Netflix abbia già confermato l’espansione continua dell’universo de La Casa de Papel. Non è finita. Non ancora. Nonostante gli sbagli, nonostante tutto quello che questa saga si è trascinata dietro nel corso degli anni. Non importa quanti sbagli siano arrivati dopo, quante crepe abbiano attraversato il racconto: certe storie sopravvivono perfino ai loro errori.


Ed eccoci qui, ancora una volta, davanti a Berlino e la Dama con l’ermellino. Consapevoli, più o meno tutti, di ciò che avremmo trovato. Ormai abbiamo imparato a leggere questo linguaggio: conosciamo la struttura, il ritmo, il modo in cui ogni colpo viene costruito davanti allo spettatore. Sapevamo già cosa aspettarci. E non è necessariamente un male. La riconoscibilità, dopotutto, è anche una forma di identità. Il problema nasce quando quella riconoscibilità smette di trasformarsi in emozione e diventa soltanto ripetizione.

E adesso che abbiamo finalmente visto cosa volesse raccontarci Berlino e la Dama con l’ermellino, sappiamo quali sono oggi i più grandi limiti di questo spin-off. E non sono pochi

Una scena tratta da Berlino e la Dama con l'ermellino
Credits: Netflix

Nuova stagione, nuovo colpo per il Berlino che vive negli anni precedenti a La Casa de Papel. Dopo gli eventi della prima stagione, la banda si riunisce per un nuovo obiettivo: rubare La Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci su richiesta del duca di Málaga. Una proposta che Berlino accetta senza esitazioni, ma con un piano nascosto: usare il colpo contro il suo stesso mandante e derubare anche lui.

La Dama con l’ermellino, il celebre dipinto di Leonardo che dà il nome alla stagione, diventa così il motore dell’intera narrazione. Un simbolo attorno a cui si ricompone la banda, il pretesto perfetto per dare vita a un nuovo furto. Ed è proprio da quel momento che la Serie Tv entra davvero nel vivo, trascinando i personaggi in una Siviglia torrida, elegante e inquieta, dove il piano criminale si intreccia inevitabilmente con le fratture personali lasciate aperte.


L’amore, d’altronde, è sempre stato uno degli elementi centrali del franchise fin dai tempi de La Casa de Papel, e anche questa stagione continua a muoversi lungo quella direzione. Coppie che si sgretolano, tradimenti, desideri di libertà, legami incapaci di sopravvivere alla pressione. Dinamiche che però, col passare degli episodi, finiscono per occupare uno spazio eccessivo, soffocando la narrazione e portando a galla uno dei limiti più evidenti di Berlino e la Dama con l’ermellino. Il problema è che questa volta tutto prende troppo spazio. Le dinamiche sentimentali finiscono per inghiottire il racconto, rallentandolo fino quasi a svuotarlo. Ed è qui che emerge uno dei limiti più profondi della stagione.

La Casa de Papel aveva trovato la sua forza nella coralità. Non esisteva soltanto Il Professore. Esistevano i sequestrati, i poliziotti, i media. Ed erano tutti importanti, chi più e chi meno. Perfino Arturito, miserabile e detestabile, è rimasto impresso nel pubblico per il disgusto che provocava. Ogni personaggio sembrava possedere una ferita viva, qualcosa capace di renderlo reale anche nella sua esasperazione narrativa. La serie aveva costruito il proprio successo su quell’equilibrio fragilissimo tra spettacolo ed emotività. E per molto tempo era riuscita a reggerlo. Berlino e la Dama con l’ermellino, invece, sembra rincorrere disperatamente quell’anima senza riuscire mai ad afferrarla davvero. I personaggi si muovono come pedine già scritte, imprigionati dentro caratteristiche riconoscibili ma prive di peso. Non sorprendono, non destabilizzano, non lasciano ferite. Perfino le loro zone grigie, le ambiguità morali, sembrano costruite più per obbligo narrativo che per autentica necessità emotiva.


Una scena tratta da Berlino e la Dama con l'ermellino
Credits: Netflix

E per questo ne Berlino e la Dama con l’ermellino tutto resta in superficie. Bello da guardare, a tratti elegante, ma incapace di affondare davvero dentro chi osserva. L’unico a reggere il peso dell’intera narrazione è Berlino. Sempre lui. Con il suo carisma, l’intelligenza manipolatoria, quella teatralità quasi romantica con cui attraversa ogni scena come se la vita fosse soltanto un enorme spettacolo destinato a crollargli addosso. Berlino continua a essere il centro magnetico della Serie Tv. Il problema è che persino il magnetismo, a forza di ripetersi, rischia di perdere potenza.

Perché anche un personaggio come lui può diventare vittima della propria iconografia. La donna impossibile di cui innamorarsi. La battuta scritta per essere ricordata. Il fascino costruito con precisione chirurgica. Tutto comincia lentamente a somigliare a una replica di qualcosa che abbiamo già vissuto. Non è ancora il collasso del personaggio, ma è una crepa visibile. E in un franchise che continua ostinatamente a espandersi, certe crepe prima o poi rischiano di allargarsi fino a spezzare tutto. Non è ancora un problema irreparabile, soprattutto perché tutto il resto fatica a emergere davvero, ma è un segnale che il franchise dovrebbe iniziare a prendere sul serio in vista di eventuali nuove stagioni.

Perché a Berlino e la Dama con l’ermellino è mancata la scintilla. Quella scintilla improvvisa capace di incendiare davvero il racconto. Guardando gli episodi, la sensazione costante è quella di trovarsi davanti a qualcosa di incredibilmente tiepido. Non brutto, ma neppure davvero coinvolgente. Una storia che esiste, semplicemente, mentre accumula personaggi incapaci di lasciare il segno e si dilata in otto episodi che avrebbero potuto tranquillamente essere cinque senza perdere nulla per strada.


Berlino e la Dama con l’ermellino non è una brutta Serie Tv. Ma non è nemmeno una bella Serie Tv. Rimane sospesa nel mezzo, incapace di trovare qualcosa che la scuota davvero, mentre troppi personaggi invadono continuamente la scena senza riuscire a darle peso emotivo. Resta l’eleganza delle ambientazioni. Resta il fascino sofisticato dei furti costruiti come equazioni matematiche. E resta Berlino, che continua a dominare lo schermo anche quando tutto il resto vacilla. Ma manca quella fame incontrollabile di continuare. Quel bisogno feroce di premere subito play sul prossimo episodio. E questo è il vero problema. Perché nonostante Berlino, nonostante qualche intuizione riuscita, nonostante l’intrattenimento, c’è qualcosa che questa stagione non riesce mai a trasmettere davvero: il desiderio di tornare.

Ed è proprio questa assenza, silenziosa ma devastante, il limite più grande di Berlino e la Dama con l’ermellino.