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Alessandro Cattelan: una semplice domanda – La Recensione di un viaggio alla ricerca della felicità, in giro per il mondo

Non abbiate timore di imbattervi in spoiler o rivelazioni capaci di rovinare la vostra visione: anzi, mettetevi comodi e godetevi questi sei episodi che scorrono senza che possiate realmente rendervene conto. In un attimo, starete facendo anche voi un bel viaggio sul tema della felicità, argomento centrale e filo conduttore di tutto il racconto.

Una semplice domanda può innescare i viaggi più sensazionali, e Alessandro Cattelan ce ne ha dato prova. Ti viene rivolta una domanda così semplice a cui ti sembra di avere subito una risposta da dare, eppure c’è qualcosa che ti frena perché ti accorgi che quello che stai per dire non sarebbe vero o profondamente sincero. Come si fa a essere felici? Insomma, chi dice di non esserselo chiesto sta chiaramente mentendo, perché è nella nostra indole di esseri umani chiedercelo, sin dal momento in cui la nostra esistenza su questa Terra ha avuto inizio. La ricerca della felicità è passata nel corso dei secoli attraverso tutte le forme di pensiero, arte ed azione, eppure una formula ben definita non è mai stata creata. Tanti tentativi, tante prove (alcune più funzionali di altre), eppure finisce per essere un dialogo con se stessi. Puoi raccogliere stimoli e suggerimenti ovunque e da chiunque, ma alla fine la risposta a cui finisci per credere te la dai da solo. Giri il mondo, incontri migliaia di persone che potranno anche aiutarti, ma quello che cerchi è sempre dentro di te e ogni strada che percorrerai non sarà mai abbastanza se non tracci un’altra parallela che attraversa il tuo essere più profondo.

Alessandro Cattelan: una semplice domanda

Queste sono solo alcune delle riflessioni che potrebbero essere scaturite dalla visione di questo docu-show. Certo, perché ognuno ha avuto pensieri e sensazioni diverse durante la visione di questo racconto, e sicuramente è stato toccato in particolare da un’intervista diversa con più punti in comune con la sua stessa esperienza di vita. Uno dei punti di forza di Alessandro Cattelan: Una Semplice Domanda è stata la scelta di coinvolgere personalità così diverse che però, insieme, funzionano e non somigliano a un’accozzaglia indefinita. Il focus è uno, ma i modi di raccontare possono essere diversi e assurdamente contrastanti, e il conduttore piemontese ce lo dimostra. Non esiste un unico punto di vista ma ne esistono di infiniti, ed esplorarli significa permettere a se stessi di abbracciare una prospettiva differente che è in grado di arricchire. Per questo motivo, Cattelan sceglie di rivolgersi a Roberto Baggio, campione indiscusso del calcio italiano ormai fuori dal campo da molti anni, oppure di respirare un po’ di suggestioni dalla passeggiata in mezzo al nulla con il regista premio Oscar Paolo Sorrentino. Non potrebbe fare diversamente: ha bisogno di capire come la felicità passi attraverso i loro occhi, e la spontaneità dei dialoghi e delle chiacchierate riesce bene a tenere alta l’attenzione di chi guarda.

Ogni episodio cerca di sviscerare una tematica filosoficamente complessa in maniera leggera e non banale. L’Amore, ad esempio, può essere un’esperienza di spiritualità alta o di sessualità disinibita (o addirittura entrambi), ma è bene che si sappia che non tutti vivono un amore felice praticando la castità oppure soddisfacendo i piaceri carnali. La felicità ha a che fare con quella parte più recondita di noi – eppure così spontanea – che è estremamente personale e così tanto universale. Da questo punto di vista, la volontà di coinvolgere lo psicoterapeuta Giorgio Piccinino è apprezzabilissima ai fini del funzionamento dello show e vorremmo sentirlo parlare sempre qualche minuto in più. Esplorare le dinamiche anche psicologiche che si innescano in un essere umano felice o non felice avrebbero creato uno strato più solido a una narrazione che, in alcuni punti, sembra scordarsi il suo centro. Il suo narratore ha la destrezza poi di riportare il tutto all’interrogativo iniziale, ma nel mentre ci sembra di perdere un po’ l’orientamento, visti i giri (letterali) del suo protagonista. In certi momenti anche lo stesso tono di Alessandro Cattelan diventa un po’ autoreferenziale, come se tutto lo show fosse in fondo un mezzo per interrogare se stesso e non chi lo sta guardando. E forse, visto l’episodio finale (di cui non vi diremo assolutamente nulla), potrebbe anche essere così. Forse si è trattato di un viaggio condiviso affinché ognuno potesse iniziarne uno proprio, e non perché potesse riconoscersi in quello che lui stava affrontando.

Alessandro Cattelan: una semplice domanda

D’altronde è anche giusto, perché ognuno ha bisogno di intraprendere la sua via e non percorrere quella battuta e preparata da altri. Se interpretiamo Alessandro Cattelan: Una Semplice Domanda come uno spunto motivazionale a intraprendere ognuno il proprio “viaggio”, interiore o letterale, allora è probabile che tutto lo show abbia raggiunto il suo scopo. Come nello schema delle funzioni di Propp, da uno stato di equilibrio iniziale sopraggiunge una rottura che innesca un allontanamento il cui fine è riportare la situazione di quiete iniziale. La vita però non funziona come le fiabe, non ci sono modelli né scalette, perché le risposte possono pure spuntare come funghi ma non scioglieranno mai l’enigma una volta per tutte. Non esiste il “felici e contenti” eterno, perché nel nostro percorso incontriamo tante difficoltà, disdette e dolori e le risposte che ci diamo invecchiano a una velocità spaventosa. Abbiamo sempre bisogno di altro per soddisfare i nostri dubbi, e soprattutto non avrà importanza se a darci la sua risposta sarà il nostro idolo d’infanzia oppure un religioso che crede nel nostro stesso dio, perché ne cercheremo sempre una “più nostra” , condivisibile solo in parte dalle persone a cui cercheremo di spiegarla.

Alessandro Cattelan si conferma un uomo estremamente intelligente e versatile, capace di mettersi sempre in gioco, anche in contesti in cui potrebbe sentirsi fuori dalla sua comfort zone. È lodevole il suo sforzo di raccontare qualcosa di così profondo e complesso a cui molti hanno tentato di dare un’impostazione narrativa. Lui ha scelto la sua, in maniera coraggiosa perché consapevole di averne dato una lettura personale, molto “egocentrica”, eppure Alessandro Cattelan: Una Semplice Domanda è un prodotto godibile proprio perché riesce a scatenare una certa empatia in chi guarda, in particolare nel momento in cui si trova a tu per tu con i suoi ospiti da cui riesce a tirar fuori interessanti ed emozionanti interviste. Il ritmo in certi frangenti forse avrebbe meritato un rallentamento, con una possibilità di sedimentazione di gran lunga maggiore per lo spettatore, ma da Cattelan non ci saremmo potuti aspettare diversamente. Tono vivace, parole a pallettoni e tanta freschezza: insomma, una visione super consigliata!

Fate attenzione perché alla fine potreste avere anche l’irrefrenabile desiderio di partire alla ricerca della vostra felicità!

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