Vai al contenuto
Home » Lucky

Lucky non è il gran colpo dell’estate – La Recensione finale della serie

Lucky in una scena della serie tv Apple

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Lucky, la serie in sette episodi di Apple TV!!

Ogni settimana migliaia di lettori ricevono i nostri consigli su cosa guardare.

Scopri come →

Vuoi smettere di perdere tempo a cercare una serie da vedere?

Trova quella giusta per te →

Non sai che serie iniziare?

Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →

Quale è la principale fonte di calore sulla Terra? La risposta è facile, immediata, intuitiva, quasi banale. Lo sa John Armstrong, che lo chiede a sua figlia Lucky. È il Sole, naturalmente. Ci arriverebbe chiunque. Se invece qualcuno ci chiedesse quale è la principale fonte di freddo, ecco che inizieremmo a vacillare un attimo. L’Antartide forse? No, risposta sbagliata. Come lo sarebbero tutte, perché non esiste una fonte di freddo per la Terra. Il freddo è dato semplicemente dall’assenza di calore, si misura in base alla sua distanza dalla fonte di calore, in questo caso dal Sole. È una metafora interessante, se ci pensiamo. Perché, così come il freddo è solo lontananza da una fonte di calore, allo stesso modo il male è solo distanza da una fonte di bene.

La filosofia di John potrebbe essere soggetta a una serie di contestazioni, ma quel che conta è che è il pensiero che lo ha guidato nell’educazione di sua figlia. Lucky è la protagonista dell’omonima serie Apple TV. È una ragazza in perenne fuga, come avevamo avuto modo di constatare sin dai primi episodi dello show. È cresciuta così, addomesticata alla sopravvivenza da un padre truffatore che se l’è trascinata dietro un colpo dopo l’altro. Lucky è cresciuta senza madre, tutto il suo mondo ha avuto come punto di riferimento il padre John. Un uomo solo, amante del rischio, pronto a giocarsi sempre tutto in un all-in disperato. Ma non si ritiene una persona malvagia, John. Solo un uomo distante dal concetto di bene.


I personaggi di Lucky si collocano a distanze diverse dalla fonte di bene. Una sorgente che è però distante, sbiadita.

William Fichtner in Lucky
Apple TV Press

Forse solo l’agente Rand si sforza di rappresentarla, alternando momenti in cui ci riesce ad altri in cui invece si lascia trascinare da un impeto quasi vendicativo. Lucky è una serie che affronta la dicotomia tra bene e male, soffermandosi soprattutto sui personaggi che orbitano attorno al secondo polo. Più che come un centro contrapposto al bene, quella del male è una spirale che pian piano travolge tutti i personaggi. Lucky prova a sottrarsi a questo meccanismo perverso attraverso la fuga, che è il campo in cui eccelle. La vita che è costretta a fare, Lucky non se l’è scelta. L’ha avuta in eredità dal padre truffatore e vi si è trovata invischiata non conoscendo un’altra strada percorribile. Bisogna partire da questo presupposto prima di guardare i sette episodi dello show disponibile su Apple TV.

Lucky diventa protagonista perché si intesta la fuga da quel mondo, ma tutto il resto non lo ha deciso lei. Lo ha solo subito. La serie ha un inizio molto rapido, quasi martellante. Come abbiamo avuto modo di sottolineare nella recensione ai primi due episodi, la regia, affidata per l’episodio pilota a Jonathan van Tulleken, è nervosa e claustrofobica. Lucky è a Las Vegas con suo marito Cary. Entrambi festeggiano un colpo riuscito, che ha fruttato 9 milioni di dollari. La festa però dura poco. Dopo una notte di baldoria, Lucky si risveglia da sola nella sua stanza d’albergo. Suo marito è scomparso, insieme alla valigia con la refurtiva.

E questo è un grosso problema, perché quei soldi appartenevano a un potente boss della zona che adesso li rivuole.

Lucky e suo padre John in una scena finale
Apple TV Press

Lucky non sa che fine abbia fatto suo marito e non ha idea di dove andare a cercare i soldi rubati. Così inizia la sua fuga. Fuga dai criminali che si mettono sulle sue tracce, ma anche dall’FBI, guidata dall’agente Billie Rand, che conosce perfettamente i personaggi con cui ha a che fare. Mentre i primi episodi sono un susseguirsi serrato di inseguimenti, travestimenti, escamotage inventati all’improvviso dalla protagonista, la parte centrale della serie ha un ritmo molto più compassato. Lucky prova a mettersi sulle tracce della refurtiva, restando sempre in contatto con suo padre in carcere. Man mano che andiamo avanti con gli episodi, comprendiamo meglio, attraverso numerosissimi flashback, i legami tra i vari personaggi.


L’uomo a cui sono stati rubati i 9 milioni è Wayne Whittaker, un vecchio amante di Priscilla Matheson, la madre di Cary e suocera di Lucky. La donna deve recuperare la refurtiva per conto del suo boss, le cui ritorsioni sono molto spiacevoli. Ma vuole rimettere le mani su quella valigetta soprattutto per proteggere suo figlio Cary, di cui si sono perse le tracce. Sulla sua strada c’è ovviamente Lucky, che vuole capire cosa sia successo a Cary e se lui l’abbia effettivamente tradita. La serie dà poco spazio al legame tra questi due personaggi. Li vediamo interagire in pochissimi episodi e in un paio di flashback, ma anche il momento del ricongiungimento appare un po’ troppo frettoloso per capire quanto sia profondo il legame tra i due.

Lucky in effetti è una serie con qualche sbavatura.

Anya Taylor-Joy è la protagonista della serie Apple TV
Apple TV Press

L’inizio così caotico e dirompente spinge gli utenti a seguire anche gli episodi successivi, perché Lucky si presenta come un ottimo prodotto di intrattenimento. Poi però, quando l’azione scema, la sceneggiatura mostra qualche punto debole. Il creatore della serie è quel Jonathan Tropper che per Apple TV ha realizzato anche Your Friends and Neighbors, specchio spietato della crisi di mezza età. Qui però, parte dal romanzo di Marissa Stapley, un libro da lettura sotto l’ombrellone, con un ritmo piuttosto incalzante. Il materiale del romanzo viene però accantonato nella parte più importante per costruire il background dei personaggi. Gli episodi della serie partono infatti in media res, quando il colpo è già stato fatto e i personaggi hanno in mano la refurtiva.


Era difficile perciò dare profondità a un personaggio come Cary, che qui appare solo come contorno. La serie si sforza di tratteggiare l’universo in cui si muove la protagonista, interpretata da Anya Taylor-Joy. L’attrice, diventata famosa dopo il ruolo ne La regina degli scacchi, è sempre una garanzia quando si tratta di interpretare personaggi nervosi e inquieti. Uno degli indiscutibili punti di forza di Lucky è infatti la sua interpretazione: sempre frenetica sempre schiva, sempre all’erta. Anche il resto del cast non è niente male: ci sono Timothy Olyphant nel ruolo di John, Annette Bening in quello di Priscilla e Aunjanue Ellis-Taylor come l’agente Rand. Il grande villain dello show è poi interpretato da William Fichtner, che nonostante il basso minutaggio, riesce a incidere con la sua glaciale performance.

Per il resto, Lucky non è né una serie che ci lascia appiccicati allo schermo, né una storia particolarmente incisiva.

I primi episodi sono molto frenetici e si lasciano guardare con un certo trasporto. Il finale ha un paio di colpi di scena prevedibili, ma è comunque apprezzabile. Tutto quello che c’è nel mezzo, invece, al di là della buona performance del cast, non lascia chissà quanto il segno. Lucky quindi, così come il romanzo da cui è tratta, è una visione da ombrellone, divertente per chi non ama le serie molto lunghe e non eccessivamente originale da richiedere una visione più attenta. Non è insomma, il “colpo” dell’estate (qui i titoli usciti ad agosto 2026), ma non ci si annoia a guardarla.