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Lost sarebbe stata una serie migliore se fosse nata oggi?

Lost

Sono passati 15 anni da quando l’Oceanic Fly 815 si è schiantato sull’Isola di Lost. Quindici anni che hanno visto sorvolare sull’universo televisivo immensi cambiamenti. Eppure Lost è ancora considerata una delle migliori serie Tv, nonché la madre di gran parte dei moderni show televisivi.

Ma, nonostante sia passato tutto questo tempo dalla messa in onda del Pilot, sono innumerevoli le persone che iniziano o continuano a guardarla ai giorni nostri.

Includo me stessa in questa categoria. Mi sono irreversibilmente lasciata stregare e ammaliare dal mare magnum di misteri e intrecci di trama. Sono pian piano diventata parte di quel gruppo di sopravvissuti e, con loro, ho percorso le tappe della salvezza.

Come la stessa Lost ci insegna, il fattore tempo, è da tenere sempre in considerazione.

Lost

Per quanto possiamo amarla è comunque una serie vecchia. Ci chiediamo allora: cosa sarebbe successo se i produttori di Lost avessero avuto davanti il pubblico e i mezzi dei nostri giorni? Sarebbe stata una serie migliore o peggiore?

I fattori da prendere in considerazione per rispondere a questa domanda sono molteplici. In primis c’è da chiedersi come mai, nonostante l’indiscutibile importanza e bellezza della serie, molte persone al giorno d’oggi non riescono ad andare oltre la prima stagione o le prime puntate.

Molti la definiscono una serie lenta, troppo impegnativa e soprattutto troppo lunga.

Il mercato televisivo nel 2019, infatti, vende prodotti che sono per certi versi molto più fruibili. Le stagioni vengono spesso rilasciate in blocco, pane per i denti dei famelici Binge Watchers. Il pubblico ha fretta di consumare la serie, la mangia in un sol boccone. Perché questo sia possibile la narrazione deve essere dinamica e i colpi di scena concentrati nei 10 episodi della stagione.

Non c’è spazio per l’indagine approfondita dei personaggi, non nel modo in cui ciò viene fatto con Lost.

Il complesso incrocio, tra la trama principale e flashback dettagliati dei personaggi, è troppo difficile da seguire per uno spettatore frettoloso e disattento. Non basta una stagione per avere chiara l’articolata panoramica sociale di Lost, forse non bastano neanche i 117 episodi dell’intera serie (qui abbiamo stilato la classifica dei migliori).

D’altronde tra i tanti temi affrontati nello show, forse il più rilevante è proprio quello del viaggio. Per restare fedeli alla serie potremmo prendere come esempio un aereo (sperando non si schianti). I passeggeri viaggiano ognuno con uno scopo, ma per la nostra metafora sono rilevanti solo due categorie: i viaggiatori e i turisti.

Il turista avrà in mano la sua guida della città, l’indirizzo dell’albergo e una lista dettagliata dei vari siti d’interesse che intende visitare. Non ha tempo per fare una disinteressata passeggiata nei vicoletti nascosti della città, non ha tempo per fermarsi a parlare con i residenti né il tempo di familiarizzare con la vera essenza della città che sta visitando.
Il suo viaggio si compendia in pochi giorni, corre all’impazzata tra le sale di un museo e i piedi di qualche monumento.

Il viaggiatore, invece, stringe tra le mani una sola cosa: la pazienza.
I monumenti e i musei gli interessano fino a un certo punto, lui ha la necessità di costruire un legame con la città. Si prende il suo tempo per comprendere le diverse tradizioni e le abitudini di quella località straniera. La sua missione è compiuta solo quando lo straniero, l’Altro, non è più qualcosa di sconosciuto ma un qualcosa di familiare.

Proprio così il pubblico moderno potrebbe identificarsi come un turista mentre quello “vecchio stampo” predilige l’esplorazione.

Per adattarsi a questi standard i produttori avrebbero dovuto fare un lavoro di aglia e cuci non da poco.

Sarebbe stata una serie migliore senza i suoi arzigogoli introspettivi?

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Per quanto mi riguarda la risposta è negativa. Sono proprio le mille linee direttrici e i tanti misteri irrisolti che hanno reso Lost un catalogo aperto, una fonte inesauribile di spunti. Che l’hanno resa la più grande esperienza televisiva di sempre. La chiave di volta della serie è qualcosa che va oltre i suoi 117 episodi, oltre il finale stesso.

Per capirla bisogna scavare oltre la superficie, e affrontare il lungo percorso a proprio rischio e pericolo.

Chiedetevi, allora, se sareste in grado di riassumere una serie come Lost. Guardatela tutta, con la calma e la pazienza del viaggiatore. Soffermatevi su tutti i particolari e lasciatevi trasportare dalle emozioni quando sarete al cospetto di scene come la telefonata di Desmond a Penny. A quel punto provate a tagliare via tutti quei piccoli tasselli che, per quanto ininfluenti, sono l’estrinsecazione dell’essenza di Lost. Riuscireste a farlo?

Se ci siete riusciti, provo a porvi un’ultima domanda: pensate che senza tutti questi elementi Lost sarebbe ricordata come è ricordata oggi?

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Written by Clotilde Formica

Mi piace varcare confini, talvolta con un aereo talaltra con qualche serie tv e una manciata di libri, preferibilmente di Oscar Wilde. Nel restante tempo mi fingo aspirante giurista.

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