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10 enormi motivi per amare L’Attacco dei Giganti

Giganti

Ispirato al manga creato e disegnato da Hajime Isayama, l’anime de L’Attacco dei Giganti (presente nel catalogo di Netflix e Amazon con tutte le sue stagioni) non ha lasciato indifferente il pubblico amante del genere. Con le sue connotazione dark fantasy e con i suoi scenari post-apocalittici, questo piccolo gioiellino riesce a catturare l’attenzione come pochi altri, grazie, senza ombra di dubbio, alla sua originalità. È evidente come la banalità in questo anime non sia proprio contemplata. Sin dai suoi primi episodi, L’Attacco dei Giganti è capace di imbrigliare in un avventuroso vortice di eventi, in cui il fascino dell’arcano si mantiene intatto di episodio in episodio, con una tale maestria da lasciare senza fiato. Per chi fosse all’oscuro di tutto ma è stato almeno un po’ persuaso ad iniziare questo fantastico viaggio, ecco qualche piccola indicazione sulla trama.

Siamo nell’845 e quel che resta dell’umanità ormai è costretto a vivere all’interno di enormi mura perché oltre queste incombe su di loro una una minaccia tremenda: i giganti, esseri antropomorfi che si cibano delle persone. Un giorno come tutti gli altri, un gigante alto circa sessanta metri crea una breccia nella cinta esterna del Wall Maria, il più esterno, a cui seguono il Wall Rose e quello centrale del Wall Sina. Quel giorno, il distretto più colpito è quello di Shiganshina, dove vivono Eren Jaeger, Mikasa Ackermann e Armin Arelet. Quello che accadrà dinnanzi ai loro occhi, il dolore tremendo provato per perdita delle persone più care, li convincerà a prendere parte parte all’esercito, per combattere contro i misteriosi esseri colossali.

Adesso quindi proviamo ad elencare i 10 enormi motivi per amare L’Attacco dei Giganti.

1) L’accuratezza nella rappresentazione dei personaggi

Gran parte del coinvolgimento de L’Attacco dei Giganti è assicurato dalla caratterizzazione che di ogni personaggio viene realizzata nel corso della narrazione. I suoi tre protagonisti sono Eren, Mikasa e Armin come comprendiamo dai primi istanti. Ma L’Attacco dei Giganti è capace di affrescare tutti coloro che prendono parte al racconto in maniera accurata e per niente banale. Ne conosciamo il passato, nella maggior parte dei casi complicato e doloroso, che riesce a chiarirci ogni volta un importante passaggio per la ricostruzione dell’intera storia. Ogni tassello sembra essere essenziale al fine di ricondurre allo svelamento del mistero che c’è dietro l’esistenza dei giganti e dei dubbi che attanagliano la popolazione all’interno delle mura. Proprio attraverso questa rappresentazione realizzata con meticolosità nella definizione dei ricordi, delle qualità, dei punti di forza e dei punti deboli, riusciamo a empatizzare e a sentirci particolarmente entusiasmati, episodio dopo episodio.

2) L’importanza dei valori

L’Attacco dei Giganti non riuscirebbe a lasciarci un segno ogni volta che terminiamo un episodio se non fosse per l’importanza attribuita all’ampio spettro di valori di cui ogni personaggio, nel bene o nel male, si fa portatore.
Le situazioni che questi si trovano ad affrontare li pone dinnanzi a scelte, nella maggior parte dei casi complesse e determinanti non solo per se stessi ma per l’intera umanità. Sono proprio valori come l’aiuto reciproco, la determinazione, lo spirito di sacrificio, la conquista della libertà da un lato, ma anche la vendetta e la sete di potere dall’altro, a motivare le azioni, a dettare alcune scelte e a determinare poi drastiche e incontrovertibili conseguenze.

3) Plot twist e cliffhanger a volontà

Se siete dei grandi amanti dei colpi di scena e vi piace rimanere col fiato sospeso al termine di ogni episodio, L’Attacco dei Giganti è la storia che fa per voi. Impossibile resistere alla tentazione di scoprire cosa possa accadere oltre quel “To be continued” dal momento che la narrazione si interrompe proprio sul più bello ed è la curiosità ad avere la meglio. I cliffhanger di questa serie non ci lasciano proprio scampo. Ma non dimentichiamoci dei momenti in cui le nostre supposizioni vengono smontate in un attimo da rivelazioni sconvolgenti. All’inizio l’impressione è proprio quella di non riuscire a collegare i diversi pezzi ma man mano che procediamo tutto diventa più nitido, chiaro e tutto si incastra alla perfezione, lasciandoci sbalorditi.

4) Le tematiche affrontate

L'attacco dei giganti

L’Attacco dei Giganti, sin dai suoi primi episodi, si rivela capace di trattare tanti temi profondi e complessi. Non mancano le riflessioni che accomunano ogni essere umano, in ogni giorno della sua esistenza. Ad esempio, al centro delle vicende, viene rivelata sempre la precarietà e l’instabilità dell’esistenza umana che affiora anche nelle situazioni più eroiche. Non ne rimane esclusa la realtà politica (che approfondiamo nel prossimo punto) così come anche vediamo affrontate le considerazioni sui sogni che spingono i personaggi ad agire al fine di raggiungere un traguardo, per riscattarsi dal proprio passato o anche solo per proteggere le persone amate.

5) La riflessione sulla dimensione politica

L'attacco dei giganti

La trama de L’Attacco dei Giganti è destinata nel corso degli episodi a mutare. Non si tratta solo di una lotta contro i giganti, la minaccia esterna, proprio perché i nemici non sono solo fuori dalla mura ma anche dentro di esse. Questo anime non si lascia sfuggire l’occasione per parlare delle disparità generate da una distribuzione iniqua del potere. La divisione delle mura ne dimostra già un esempio. Il centro di comando politico, ciò che è all’interno del Wall Sina, appare come la zona più protetta e inespugnabile. Non mancano i discorsi egoisti e individualisti di coloro che decreterebbero la morte dei più deboli pur di potersi salvare, considerando la propria vita un valore ben più alto di quello delle persone del popolo.

6) Le scene d’azione e le armi utilizzate

attacco dei giganti

Questo anime non avrebbe avuto così grande successo se non fosse per la grandissima cura con la quale vengono rappresentate le scene dei combattimenti che si fanno spesso cruente e sanguinose. L’esercito si dota di una strumentazione, chiamata dispositivo di manovra tridimensionale, studiata per potersi muovere, con una sofisticata imbracatura, cavi e gas, tra case e palazzi o in mezzo agli alberi, riuscendo a raggiungere la nuca dei giganti e ucciderli nell’unico punto debole comunemente conosciuto.
Il modo in cui vengono maneggiate le lame affilate e l’agilità dimostrata in queste condizioni di estremo pericolo riescono a incrementare la suspense e a farci sperare che queste armi siano capaci di far uscire illesi combattenti dallo scontro (come spesso purtroppo non accade).

7) La cura delle tecniche d’animazione

L’Attacco dei Giganti non tralascia neanche l’aspetto più tecnico relativo all’attenzione riservata alla sua animazione. Notiamo, infatti, il miglioramento nel passaggio dalla prima alla terza stagione. Oltre alla cura dei singoli dettagli nella rappresentazione dei particolari del viso e delle espressioni dei personaggi, vediamo un utilizzo sapiente del colore con una luce sempre in sintonia con le emozioni dei protagonisti, capace di rispecchiarne a pieno i sentimenti di paura, dolore e gloria. Non dimentichiamoci poi della musica che riesce, con queste spettacolari immagini, a costruire motivo di continua sorpresa.

8) Il Corpo di Ricerca

L'attacco dei giganti

Ogni progresso, ogni traguardo e ogni sconfitta non sarebbe stata possibile senza il valoroso Corpo di Ricerca. Mentre le altre due divisioni militari de L’Attacco dei Giganti, il Corpo di Guarnigione e il Corpo di Gendarmeria, riescono nella maggior parte dei casi a scampare lo scontro aperto coi giganti, l’Armata Ricognitiva, come viene anche denominato il Corpo di Ricerca, è l’organo composto da soldati che si avventurano oltre le mura per combattere i giganti sul loro territorio, al fine di scoprire di più sul conto dei nemici, sulle loro origini, le loro debolezze e trovare un modo per poterli sconfiggere definitivamente. Le loro vite sono all’insegna del rischio costante, perennemente sull’orlo della morte. Il Corpo di Ricerca è composto da temerari che decidono di lottare per conquistare la libertà e uscire dalle mura per scoprire il mondo esterno. Ma per parlare di questo è necessario un ulteriore punto.

9) L’irrefrenabile sogno della libertà

attacco dei giganti

Se c’è qualcosa che muove il protagonista Eren più di qualunque altro sentimento è il suo sogno di libertà. Sin da bambino, dopo aver scoperto con i suoi amici Armin e Mikasa che oltre le mura si cela una realtà a loro nascosta dalla nascita, il desiderio di potersi avventurare oltre quelle alte costruzioni è stato inarrestabile. Questo muove però non solo le azioni di coraggio dei protagonisti ma anche dell’intera umanità che lotta contro i giganti. La possibilità di potersi godere l’esplorazione delle meraviglie del mondo, senza la costante minaccia di morte rappresentata dalle titaniche creature, è un vero e proprio idillio per cui battersi e sacrificarsi.

10) La sua originalità

attacco dei giganti

L’Attacco dei Giganti riesce ad essere un anime fuori dalla righe. Non siamo davanti al classico shonen d’azione, una narrazione per i giovani ragazzi, con protagonisti continuamente messi a dura prova, con combattimenti e duelli, destinati a superare tutte le avversità nel corso del racconto. Qui invece ci troviamo davanti a un prodotto ibrido, caratterizzato dalla presenza di vicende totalmente agli antipodi rispetto al tradizionale canone che sfiora la complessità del seinen. Pur conservando alcuni temi e situazioni del primo, non si lascia scappare la possibilità di trattare dinamiche molto più impattanti destinate a un pubblico più adulto. Troviamo uno spazio ampio destinato alle riflessioni psicologiche, con uno stile grafico ricercato. La violenza si fa davvero brutale, l’impotenza del genere umano dinnanzi a tanta ferocia, il dolore della perdita e la ricorrente presenza della morte che colpisce indistintamente, elevano questo anime e lo rendono qualcosa di emozionante e unico nel suo genere.

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Scritto da Concetta Moschetta

Sono un’instancabile ambiziosa, scrivere è il mio momento catartico, inoltre ciò che so non mi basta mai. Ho l’abitudine di perdermi in continuazione per poi ritrovarmi nelle pagine di un romanzo, sulla poltrona di un cinema o nel buio della mia stanza con una serie tv.

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