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I Am Not Okay with This usa abilmente il paranormale per parlare della quotidianità

I Am Not Okay with This è appena uscita su Netflix (26 febbraio 2020) e sta già facendo discutere. La serie, creata da Jonathan Entwistle, nientemeno che il regista di The End of the F***ing World, e dai produttori di Stranger Things, è tratta da un romanzo grafico di Charles Forsman. Proprio per questi collegamenti ad altre serie tv di successo, I Am Not Okay with This era molto attesa e non ha affatto deluso le aspettative. Uno dei motivi dell’efficacia di questo prodotto è un abile utilizzo del paranormale per parlare di cose assolutamente normali.

I am not okay with this

Sydney è una “noiosa diciassettenne bianca”, lo dice lei stessa nei primi minuti del pilot. Lo ribadisce per più di una volta: è una ragazza del tutto normale, a cui non accade mai niente. Eppure, lo spettatore ha subito l’impressione che questa rivendicazione di normalità sia falsa. Ma, in fin dei conti, cos’è la normalità? L’adolescenza è allo stesso tempo qualcosa di ordinario e qualcosa di inconsueto ed è proprio questo che viene messo in risalto durante i sette episodi da venti minuti di cui si compone la serie.

La narrazione che fa da cornice agli eventi fa perno su un diario che Sydney si ritrova a scrivere sotto consiglio della sua psicologa. Quindi, è sempre la protagonista a descrivere ogni situazione, proprio come se lo spettatore si ritrovasse ad ascoltare le pagine di un diario. La voce di Sydney è genuina e onesta e proietta lo spettatore direttamente nei pensieri della ragazza. Un escamotage apparentemente normale, che viene utilizzato anche in altri teen drama (a proposito, ecco qui la classifica dei 10 migliori).

Il passo in più che fa I Am Not Okay with This è quello di inserire una componente paranormale che, paradossalmente, evidenzia e sottolinea la normalità.

i am not okay with this

Sydney non vive una situazione facile. Suo padre è scomparso (o morto? I ricordi della ragazzina a riguardo sono piuttosto confusi) e lei vive con una madre troppo severa e anaffettiva (componente piuttosto discussa nella nella serialità odierna qui) e un fratellino che diventa spesso vittima di bullismo da parte dei compagni di scuola. Si sente messa da parte, sia in ambito familiare che in ambito scolastico. Infatti, Sydney ha soltanto un paio di amici: Dina, che però inizierà a trascurarla dopo aver iniziato a frequentare Brad, e Stanley, un ragazzo vivace ma emarginato.

La protagonista di I Am Not Okay with This, sopraffatta dall’idea non essere amata da nessuno e incapace di gestire il turbinio di emozioni contrastanti che spesso affollano la sua mente (ad esempio, quelle scaturite dal suo impulso di baciare Dina a una festa), ha delle serie difficoltà a mantenere il controllo. Allora urla, si arrabbia, si fa dominare dal nervoso. E fin qui sarebbe tutto okay, sopra le righe ma okay. Peccato che queste sensazioni negative inizieranno a manifestarsi in un modo piuttosto singolare.

Sydney spera con tutta sé stessa che Brad, il fidanzato di Dina, smetta di parlare? Ecco che improvvisamente il ragazzo si ritrova a fare i conti con un naso gocciolante di sangue. E se inizialmente Sydney crede sia un caso, dovrà poi appurare che – dopo la morte del riccio di suo fratello in seguito a un suo pensiero e dopo l’esplosione di oggetti a lei circostanti in momenti di grande tensione – è proprio lei la causa di quei fenomeni paranormali.

Quello che accade esteriormente è la manifestazione di tutto ciò che succede dentro Sydney.

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Esplosioni, nasi che gocciolano e librerie che crollano sono un modo per visualizzare concretamente i tormenti e la tensione che abitano nella mente e nel cuore di questa ragazza. Si tratta di una sorta di esplicitazione di emozioni di cui solitamente si parla in altre serie tv, senza però “vederle”. Non è chiaro se queste manifestazioni paranormali siano utilizzate nella serie come metafore oppure se effettivamente accade tutto. A volte resta il dubbio che le cose succedano soltanto nella mente della protagonista, ma ci sono altrettante prove per cui gli eventi paranormali possono essere considerati veri.

Probabilmente questo aspetto verrà chiarito in un’ipotetica seconda stagione. Il finale di I Am Not Okay with This resta infatti apertissimo e lascia lo spettatore pieno di dubbi e ipotesi. Che sia metafora o realtà, questo sovrannaturale è un espediente narrativo che dona originalità alla storia e le permette di smarcarsi dal grande mare di teen drama che spopola attualmente.

Leggi anche – Non solo I Am Not Okay with This: 5 serie tv che ci hanno aiutato a superare la nostra adolescenza

Written by Alice D'Arrigo

Mi piace far giocare le parole tra di loro finché non formano storie. Quando non scrivo libri, mi diverto a tuffarmi negli strabilianti mondi delle serie tv, lasciandomi conquistare da dialoghi e colonne sonore.

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