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Euphoria 2×03 – L’abisso senza fondo di Rue

Attenzione: la recensione contiene spoiler di “Rumination: Big and Little Bullys” (Euphoria 2×03)

Arrivata alla sua terza puntata, la seconda stagione di Euphoria sembra aver trovato una sua strada più definita, che devia dal caotico sovrapporsi di storie ed eventi del primo e soprattutto del secondo episodio (qui trovate la nostra recensione) di questo nuovo capitolo del teen drama HBO. Scegliendo di dare spazio a meno sotto-trame, la puntata 2×03 di Euphoria ritrova quell’ossimorico realismo camp che ne aveva caratterizzato la prima stagione, mentre la protagonista Rue Bennet torna a potersi definire tale, dopo aver passato gli scorsi episodi a nascondersi nel suo dolore e nelle sue menzogne, ritornando prepotentemente a sconvolgerci con la narrazione della ricaduta che sta divorando la sua vita e la sua persona. Accanto a Rue continuano a trovare spazio le sorelle Howard, vere sorprese di questa seconda stagione, che percorrono parabole opposte l’una smarrendosi e l’altra invece all’improvviso consapevole di sé, e infine quel Cal Jacobs che finora ha mosso le fila da lontano, attraverso l’educazione di suo figlio Nate, mentre ora si trova al centro della scena, pronto a prendere la parola.

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La puntata 2×03 di Euphoria si apre infatti proprio con Cal, mostrandoci la vita di adolescente del personaggio interpretato da Eric Dane. Cal Jacobs cresce in un ambiente soffocante nel quale riesce a sopravvivere solo grazie alla presenza del migliore amico Derek (e quando vediamo il personaggio di Eric Dane vicino a qualcuno di nome Derek la mente vola subito ai tempi d’oro di Grey’s Anatomy) da cui crescendo si sente sempre più attratto, in un viaggio verso la scoperta della sua sessualità che sappiamo non essere mai stato del tutto concluso, come dimostrano le azioni del Cal ormai adulto e padre di famiglia. L’antefatto riguardante la crescita di Jacobs è coinvolgente e narrato in maniera magistrale, tanto che non nascondiamo che non ci lamenteremmo se mai un giorno HBO decidesse di basarci sopra una serie spin off e i circa 10 minuti in cui abbiamo la possibilità di vedere Derek e Cal esplorare il loro rapporto sono dolci e inaspettatamente strazianti quando vediamo la loro storia concludersi così bruscamente, eppure rimane l’amaro in bocca nel vedere ancora una volta rappresentata in televisione – soprattutto in una serie così attuale e raramente scontata come Euphoria – una sessualità repressa usata come scusante rispetto ai comportamenti inaccettabili messi in atto dai protagonisti. E per questo, nonostante la dolcezza della sua backstory, quando vediamo Cal interagire con Fezco e soprattutto con Ashtray – il quale rappresenta l’intero pubblico quando colpisce ripetutamente il signor Jacobs in testa affermando che se l’è meritato per via di tutte le “st****ate” che continua a sostenere – non importa quanto questo si tormenti, mediti la morte e confessi i suoi crimini, vogliamo soltanto che stia zitto e scompaia. Il che non sembra impossibile, poiché i nodi stanno iniziando a venire al pettine e si delinea sempre più una tragedia imminente pronta a colpire la famiglia Jacobs.

Nel frattempo la dipendenza di Rue è sempre più fuori controllo e la ragazza si trova a dover affrontare sua sorella Gia in un litigio straziante che vede la minore delle Bennet cominciare ad accorgersi della ricaduta della sorella, mentre la maggiore pensa soltanto a come farla franca e non si fa scrupoli a manipolare Gia, a scaricale addosso i suoi sensi di colpa. Rue ormai mente a chiunque, persino ad Alì, persino a Jules e Gia, perché la sua dipendenza ha preso il sopravvento e della ragazza resta sempre meno.

Tuttavia questa Rue disinibita e perennemente fatta, sull’orlo dell’abisso senza che nessuno se ne accorga, è anche protagonista di momenti all’apparenza spensierati e felici, come quelli che riguardano la nuova dinamica tra la stessa Rue, Jules ed Elliot che, tra conversazioni sulla sessualità, giochi quasi infantili e gelosie, portano sullo schermo una ventata di freschezza inaspettata. È interessante soprattutto vedere interagire Jules ed Elliot, osservare come il ragazzo sappia essere sincero e spiazzante, capace di ascoltare e comprendere il personaggio interpretato da Hunter Schafer meglio di quanto chiunque sia riuscito a fare finora, meglio persino della persona che prima era la sua migliore amica e ora la sua ragazza.

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L’apparente spensieratezza che trasuda anche dalla relazione di Jules e Rue è confortante, eppure fasulla, perché in ogni istante e in cui le osserviamo la verità sottintesa è che Rue è fatta e lo nasconde a Jules. Non importa quanto Fez cerchi di limitare i danni, Rue va sempre più a fondo ed ecco che inizia a cercare modi di rendere la sua dipendenza meno evidente iniziando a vendere droga per non doverla più comprare. Vedere Rue ricadere è un’esperienza dolorosa e ansiogena, eppure la performance di Zendaya è talmente affascinante che per tutto l’episodio non si riesce a staccare gli occhi da lei e dalla sua Rue, sia che stia ballando sia stia che mentendo o amando o precipitando nell’oscurità. La conversazione finale con Ali, che vede Rue totalmente allo sbando persino davanti all’unica persona che ancora poteva aiutarla, è il segnale di un’accelerazione drastica e inarrestabile nel suo percorso verso il baratro, da cui in questo momento è pare impossibile vederla salvarsi.

Una menzione d’onore merita la trama che ha al suo centro Lexi e il nuovo viaggio da lei intrapreso per passare da osservatrice a protagonista della sua vita, che è probabilmente la migliore storyline introdotta nella seconda stagione. È meraviglioso quel suo immaginarsi la vita sotto forma di film come meccanismo di difesa, che quindi trasforma in un’arma mettendo davvero in scena la storia che vuole raccontare, la sua storia. Lexi non è più una comprimaria, né un personaggio secondario, è la protagonista. E noi non ne possiamo più fare a meno, così come non vediamo l’ora di vedere il suo spettacolo Oklahoma in scena.

Parallelamente all’ascesa di Lexi continua la discesa di sua sorella Cassie nell’abisso che rappresenta la sua ossessione per Nate, che diventa ai suoi occhi il simbolo del solo amore che può salvarla, ma che invece è evidente per gli spettatori essere un’illusione dolorosa destinata a distruggere la sua vita. Una vita che è già stata stravolta completamente dall’ossessione, come dimostra la sveglia alle 4 della ragazza per rendersi splendida agli occhi di Nate, in una danza di ansia e desiderio, possesso e sensi di colpa, nella speranza di ricevere in cambio un solo sguardo di Nate. Cassie è consumata dal suo “amore”, un sentimento tossico che la porta quasi a crollare e che raggiunge il suo apice nella scena del bagno, dove fare grazie alla performance assolutamente impeccabile di Sidney Sweeney vediamo davvero l’anima del personaggio, il suo dolore e il peso che questo comporta.

Finalmente viene concesso nella 2×03 di Euphoria leggermente più spazio a Kat, protagonista nello scorso episodio di una scena spiazzante e necessaria in cui si denunciavano le conseguenze della positività tossica. In questa seconda stagione Kat continua a cercare un’identità in un mondo che la vuole schiacciare, una parentesi in cui gran parte del pubblico è in grado di identificarsi ma che non ha ancora trovato sufficiente spazio in queste prime puntate in cui il focus è stato alle volte troppo spostato sul dramma e troppo poco sulla psicologia dei personaggi.

Rumination: Big and Little Bullys rappresenta nel complesso un buon passo avanti rispetto alle prime due puntate della seconda stagione di Euphoria, lasciando ben sperare che la trama della serie proceda più lineare da qui in poi. Se poi finalmente si dedicasse un episodio a Lexi e alla sua storia, mettendo fine all’onnipresenza dei Jacobs nelle introduzioni di queste ultime puntate, siamo quasi sicuri che Euphoria potrebbe ritornare ai livelli della prima stagione, che fortunatamente non sono poi così lontani in ogni caso.

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