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Qual è la migliore stagione di Grey’s Anatomy?

ATTENZIONE: proseguendo nella lettura potreste imbattervi in spoiler sull’ottava stagione di Grey’s Anatomy.

Pochi show, nella storia della televisione, sono stati in grado di fidelizzare il pubblico per quasi due decenni. La creatura che ha reso celebre Shonda Rhimes in tutto il mondo, di stagioni ne conta diciotto. Un’infinità, soprattutto se rapportate con i format attuali delle serie tv. Passano gli anni, ma Grey’s Anatomy sta sempre lì. Si trascina stancamente verso la conclusione, ma resiste. Barcolla ma regge l’urto, perde pezzi ma non molla. Tra non molto, verrà trasmesso l’episodio numero 400 dello show, un traguardo che nel 2005, anno in cui il medical drama ha esordito sugli schermi americani, appariva probabilmente del tutto inimmaginabile. La qualità della serie non si è mantenuta sempre sugli stessi standard, tutt’altro. Man mano che le stagioni sono andate avanti, aggiungendo ogni anno altra carne al fuoco, il valore del prodotto si è afflosciato. Sono lontani i tempi in cui lo share schizzava alle stelle e i fan non facevano altro che commentare gli episodi appena usciti.

Tuttavia, malgrado un progressivo calo generale degli ascolti, la serie resta uno degli show più amati dell’ultimo ventennio.

Grey's Anatomy

E quale sarebbe la migliore delle diciotto – lunghissime – stagioni? Una domanda che i fan si sono posti e continuano a porsi tutte le volte che ripercorrono a ritroso la grande traversata di Grey’s Anatomy. Per trovare una risposta convincente non si può far altro che guardare indietro, molto indietro. Ad almeno dieci anni fa. Non v’è dubbio, infatti, che le prime siano le migliori stagioni della serie. Il prodotto allora era ancora piuttosto fresco, gli archi narrativi dei personaggi erano tutti da approfondire e spulciare per bene e la trama lasciava presagire sviluppi sempre più interessanti. Le prime nove stagioni costituiscono la fase ascendente di Grey’s Anatomy, quella nella quale si è espresso tutto il grande potenziale della serie. Dalla doppia cifra in poi, è iniziato invece un lento declino. All’inizio quasi impercettibile, poi via via sempre più chiaro ed evidente.

La migliore stagione di Grey’s Anatomy, comunque, è l’ottava e cercheremo di spiegare qui perché.

Parliamo innanzitutto di una stagione di svolta. L’ottavo anno è quello in cui i medici specializzandi devono sostenere gli esami per diventare strutturati e vestire finalmente il camice scuro. Tutto il percorso di Meredith e compagni porta a questo ambitissimo traguardo. L’avventura intrapresa nella prima stagione dalle matricole del Seattle Grey’s Hospital giunge al capolinea nell’ottavo capitolo. Meredith, Cristina, Alex, Jackson ed April terminano il loro lungo percorso di apprendistato e realizzano il sogno di diventare chirurghi a tutti gli effetti. L’ottava è dunque una stagione di transizione, che chiude per sempre una fase e ne apre una nuova. È il coronamento di una linea narrativa, che da qui in poi avrà bisogno di stimoli nuovi per alimentarsi e reinventarsi.

Naturalmente però, una stagione non può definirsi migliore delle altre solo perché traccia un segno di svolta nella storyline complessiva dello show. La stagione più bella si sceglie per una serie di fattori, che qui emergono tutti in maniera forte ed energica.

Siamo infatti in una fase in cui i destini personali dei personaggi si evolvono e diventano determinanti nell’orientare la direzione della serie. Meredith e Derek riescono a realizzare il sogno di diventare genitori, malgrado gli scricchiolii della loro relazione. Cristina e Owen, al contrario, genitori non lo diventeranno mai e il loro matrimonio inizierà a sfaldarsi un pezzo per volta proprio a partire da qui. Mark Sloan porta a compimento l’evoluzione positiva del suo personaggio, Jackson ed April danno il via a una relazione destinata a durare per tante altre stagioni ancora, facendo appassionare i fan, tra alti e bassi, fino alla fine.

Grey's Anatomy

Anche professionalmente, i medici del Grey’s Sloan fanno quel passo in avanti che riesce ad innescare trame sempre più complesse e intrecci a volte difficili da districare. Ma è sull’emotività che gioca in definitiva l’ottava stagione. Insieme alla quinta – quella della morte di George e della malattia di Izzie, per intenderci – questa stagione è quella più coinvolgente dal punto di vista dei sentimenti, dell’empatia che riesce a generare, dei piccoli dolori che finisce per infliggere. Stiamo parlando della stagione del disastro aereo, degli strazianti ultimi istanti di vita di Lexie Grey, che muore stringendo la mano di Mark, e della traumatica operazione che porterà alla morte di Henry.

Una stagione che mette alla prova la sfera emotiva degli spettatori come poche altre sono state in grado di fare.

Sono anche gli ultimi episodi in Grey’s Anatomy per Chyler Leigh (Lexie Grey) e per Kim Raver (Teddy Altman), prima del suo ritorno nelle stagioni successive. È insomma una stagione logorante e forte, un’altalena di emozioni che hanno sullo spettatore un effetto traumatizzante. Prerogativa, questa, anche di altre stagioni – Shonda Rhimes ha sparso morti e tragedie un po’ ovunque nel suo show – ma l’ottava riesce a portare sullo schermo anche un certo effetto nostalgia che per la prima volta riesce a dare davvero l’idea del tempo trascorso dai primissimi esordi. La commistione di questi elementi – svolta narrativa, emotività ed effetto nostalgia – fa sì che l’ottavo capitolo emerga in maniera prepotente su tutti gli altri e lasci di sé un ricordo devastante.

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