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10 motivi per cui ci manca Downton Abbey

L’ultima puntata di Downton Abbey, lo speciale di Natale del 2015, è stata rilasciata ormai più di sei mesi fa e ancora non mi capacito che non vedremo mai più Mary Crawley fare l’altezzosa e schernire la ‘povera’ Edith, che non vedremo crescere il piccolo Bates che tanto abbiamo voluto forse fin dal secondo episodio, che non vedremo più Lady Violet fare le sue battutine acide che farebbero impallidire persino Olenna Tyrell.

È inutile che ci giriamo intorno, Downton Abbey è finito e ci manca. Ci manca immensamente. Nonostante sia un po’ delusa dal finale che hanno voluto dargli (un po’ troppo frettoloso e un po’ troppo “sole-cuore-amore” per i miei gusti e per quella che era la direzione di questo show), non riesco a smettere di pensare a quella storia, che mi è entrata dentro come poche. In realtà, è proprio la famiglia Crawley a essere entrata nelle nostre case – o meglio, noi nella loro – e nei nostri cuori. E lasciarla andare è difficile, se non impossibile.

Ecco qui dieci motivi – sono pochi, lo so, perdonatemi!! – per cui questa serie stupenda ci manca.

 

MARY CRAWLEY

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Mary Crawley

Scusatemi, ma lei è la crush delle crush, il primo personaggio di Dowton Abbey che mi abbia veramente coinvolto ed è stato in parte merito suo se l’ho continuata. Questa ragazza all’apparenza fredda e calcolatrice, che invece nasconde una fragilità e un’insicurezza che non può non farmela amare disperatamente. Fa la gradassa, ferisce per prima per non essere ferita, sembra altezzosa ma è solo coerente con l’educazione che le è stata data, con i privilegi con cui è cresciuta. E sbaglia. Sbaglia tanto, forse troppo, cerca di rimediare e sbaglia ancora. È umana, è vera. È Mary e forse all’inizio può starti antipatica, ma non potrai mai odiarla. Perché anche Matthew ha visto del buono in lei…

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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