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Giancarlo Esposito è sempre il villain giusto al posto giusto

“Quasi tutti mi conoscono per Gustavo e per i ruoli nei film di Spike Lee, ma in realtà sono una persona simpatica, mi piace scherzare e faccio un sacco di battute a volte anche stupide!”. È con questa premessa che Giancarlo Esposito esordisce all’EtnaComics 2019. I giornalisti presenti alla conferenza stampa lo descrivono effettivamente come sorridente, esuberante, quando si presenta con un perfetto ”Buongiorno”, gioviale e carismatico: insomma siamo tentati di credergli quando dice di essere l’opposto del personaggio che lo ha reso celebre. Un simpaticone, quindi, che negli ultimi anni ha interpretato puntualmente il ruolo di villain e anche in maniera magistrale. Lanciato con Breaking Bad, nonostante la sua carriera sia precedente e molto molto lunga già prima di questa esperienza, il suo exploit avviene due anni fa, nel 2020. Dopo la serie in cui interpreta un boss della droga, infatti, è apparso come Moff Gideon in The Mandalorian, come Antón Castillo nel videogioco Far Cry 6, sempre come Gus in Better Call Saul e anche come Stan Edgar in The Boys. Tutti grandi cattivoni, insomma. Ma la vera domanda è: come fa Giancarlo Esposito a essere sempre il villain giusto al momento giusto? Chi ha avuto la fortuna di poterlo intervistare lo ha chiesto direttamente a lui che ha una spiegazione più che convincente per ogni ruolo interpretato. Prima di spoilerarvi le risposte, però, facciamo una considerazione.

Ora, siamo onesti, è come se Esposito avesse un’etichetta: quella del cattivo. Ci spieghiamo meglio: quando osserviamo la sua nemesi in Breaking Bad, Bryan Cranston, sappiamo che non è un attore legato a un determinato ruolo. Lo abbiamo osservato, infatti, come Hal, il padre di Malcom. In queste vesti lo abbiamo conosciuto come un po’ ingenuo, emotivo, un pochino (giusto un pochino) succube di sua moglie Lois. Allo stesso tempo, lo abbiamo seguito nella sua ascesa al potere come Walter White, un uomo totalmente diverso rispetto a Hal. Quindi non siamo in grado, ora come ora, per quanto Cranston sarà sempre e comunque Walter White, di attribuirgli solo un ruolo. Per Esposito forse il discorso è un po’ diverso. L’attore di origini italiane, per quanto come già detto, ha una lunga carriera alle spalle, è diventato famoso proprio come cattivo e quindi, onestamente, nelle parti di un uomo empatico e di buon cuore ora non ce lo vediamo proprio. Quando pensiamo a lui siamo in grado di vedere nitidamente le sue espressioni facciali, immediatamente riconducibili ai ruoli che ricopre. Espressioni che, unite al suo portamento, sempre rigoroso e ordinato, ci danno proprio l’idea del cattivo. A questo proposito ci piace ricordarvi, così all’improvviso, che l’attore anche in Once Upon a Time, ad esempio, veste i panni Sidney Glass. Sapete chi è? Un giornalista, chiaramente senza scrupoli, che lavora per il quotidiano locale di Storybrooke. Comunque noi ci fidiamo di quello che dice, lo abbiamo osservato fuori dal set e sappiamo che è un burlone, ma preferiamo magari non passare una seratina a lume di candela con lui.

Ironia a parte, Giancarlo Esposito è un attore fantastico, in grado di interpretare ruoli complessi e di grande spessore. Ora è arrivato il momento di svelarvi il suo segreto per riuscire in tutto ciò che interpreta.

Esposito parla di Gustavo Fring

Serie Tv
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In un’intervista rilasciata a Rolling Stone, in cui si parla inevitabilmente del boss di Los Pollos Hermanos e di quanto sia stato complicato trovare quello che l’attore definisce il giusto spazio per immedesimarsi nel cileno, dichiara: “Faccio yoga per vivere, perché mi permette di prendermi il tempo per respirare. E se hai tempo di respirare sei in grado di crearti dello spazio. E in questo spazio voglio far vivere Gus. Dentro alle parole-frasi-discussioni create in questo spazio, nelle pagine di dialogo del copione, proprio perché Gus è attento, vigile e la gente gli sta a cuore per davvero”. In un’altra chiacchierata, invece, aggiunge: ”Gus è molto freddo, il che non mi permette di mostrarmi come sono realmente. C’è tantissimo lavoro per diventare lui. Tutto parte con la respirazione, cerco di rilassarmi, di calmare la mente, perché tutto ha origine da lì. Lo stesso vale anche nella vita quotidiana. Da lì inizio a entrare nella testa di Gus, o meglio, cerco di farmi possedere da lui. In un certo senso è qualcosa di spirituale”. Ha anche rivelato che essere Gustavo Fring per un periodo non sarebbe stato facile (e noi gli crediamo. In fondo, se ci scorre un brivido lungo la schiena quando lo vediamo apparire sullo schermo vuol dire che ha fatto un lavoro eccellente): ”Un attore è una sorta di canale e quindi bisogna fare molta attenzione, bisogna essere molto cauti e proteggere il proprio spirito, il proprio cuore, per non essere sopraffatti dal proprio ruolo. Ogni tanto devo dirmi: ‘Non sei Gus! Sei Giancarlo!’ Anche se Gus mi dà potere, non ha paura. Gus può guardare una persona, capire tutto di lei e fare in modo che si comporti esattamente come conviene a lui. Quindi, per essere lui, ho imparato a farlo anche io: ogni giorno entravo in quel ruolo, ma ogni sera dovevo disfarmene. Tutto questo è alla base del lavoro psicologico fatto sul personaggio”.

Chiude il discorso spiegando che: “La vita di un attore è la recitazione, la voglia di sdoppiarti, di sorprenderti e di riscoprirti allo stesso tempo. Devi mollare il colpo, anche a malincuore. Prendere e lasciare. Lasciare e prendere”. E poi aggiunge: ”Senz’altro sarà uno dei ruoli per cui la gente mi ricorderà ma per me, come attore, una volta finito di fare il mio personaggio, ho finito. Basta, mi dico sempre ’avanti col prossimo’. E così è stato, ho lasciato Gus (e le sue problematiche) alle spalle. […] come attore desidero sempre una parte nuovo. Gus è più famoso di me, tanta gente mi vede e mi chiama Gus. E la cosa mi fa inc****re, lo dico seriamente”. (Allora speriamo che non legga mai questo articolo).

Giancarlo Esposito aka Stan Edgar in The Boys

Penso che il vero segreto sia essere concentrato. Con Stan sembra diverso da alcuni degli altri personaggi potenti, controllati e leggermente malvagi che ho interpretato prima. Mi sento come se il mio segreto fosse ascoltare davvero. Lo accolgo davvero quando sono nelle scene intense con lui. Si tratta di capire realmente che per avere il potere non devi mostrare di avere il potere. Lo hai o non lo hai. Il potere sta nell’essere calmi e nel non eccitarsi quando ci si confronta con una persona emotiva. È avere la capacità di fare un passo indietro e avere una mentalità diversa su come si svilupperà la situazione”. Ricordiamo che Stan Edgar è lo spietato (avevate dubbi?) CEO di Vought e uno dei pochi personaggi che riesce a tenere testa a Patriota.

Far Cry 6

Giancarlo Esposito

A dimostrazione di quanto i giochi si siano imposti nell’industria dell’intrattenimento, un attore di spicco come Giancarlo Esposito è entrato a far parte del cast di Far Cry 6 in un ruolo di spicco. Il suo compito è quello di impersonare Antón Castillo, lo spietato dittatore dell’isola di Yara assetato di potere disposto a ogni cosa pur di raggiungere i suoi obiettivi, come mandare ai lavori forzati chiunque provi a contraddirlo. Vi suona familiare? Il ruolo, come gli altri interpretati magistralmente, sembra fatto apposta per l’attore di origini italiane: è in grado, infatti, di immergersi e plasmare (sì, plasmare, perché in alcune interviste racconta di come il personaggio di Fring sia nato da una collaborazione con Gilligan in cui ha messo molto del suo) personalità complesse e poliedriche di cui non ci stanchiamo praticamente mai, che amiamo profondamente, ma allo stesso tempo odiamo e temiamo. Piccola curiosità che i gamer sapranno già: non lo troviamo solo in Far Cry 6, ma anche in PAYDAY 2 in cui, all’apparenza, è un comune dentista (una volta dentista, una volta imprenditore e proprietario di una catena di fast food) ma sotto questa facciata nasconde piani criminali e conoscenze poco raccomandabili.

Moff Gideon – The Mandalorian

Esposito nel parlare di Moff Gideon, l’antagonista di Din Djarin in The Mandalorian, ha rivelato che, siccome il personaggio non ha un background emotivo da cui sarebbe potuto partire, ha dovuto elaborare un’idea tutta sua, poco canonica, per potersi calare nei suoi panni e interpretarlo al meglio: ”Penso davvero che possa redimersi, che sia buono, Se nella storia c’è un eroe, non sarà mai forte senza avere un forte antieroe. L’antagonista, infatti, è un eroe caduto. Perciò porto sempre un po’ di bontà con me, anche quando interpreto Moff Gideon. Per me è importante rendere un’immagine completa e a 360 gradi di un uomo i cui sogni sono andati a rotoli e che sta cercando di recuperarli. Quindi c’è un po’ di buono in Moff da qualche parte”. Curiosità: nella Star Wars Celebration l’attore si è fatto fotografare in compagnia di un bambino vestito da Grogu esclamando: ”Ho finalmente preso Baby Yoda!”. Dobbiamo ammetterlo, questa è buona! Curiosità numero due: sempre durante lo stesso evento avrebbero chiesto a Esposito chi sia più cattivo tra Gus Fring e Moff Gideon, appunto, e sembrerebbe che l’attore non abbia avuto dubbi definendo il primo come un uomo che deve sopravvivere, il secondo come un predatore. (Vi lasciamo il link dell’articolo per approfondimenti Giancarlo Esposito sul villain di The Mandalorian: «È più malvagio di Gus Fring»)

Giancarlo Esposito ha interpretato magistralmente grandi cattivi.

(Attenzione! Da qui partono due piccoli spoiler su Better Call Saul e The Boys, non leggete se non siete in pari!)

Abbiamo già detto che le espressioni, il portamento e il carisma dell’attore lo rendono davvero l’uomo giusto per interpretare quei personaggi che abbiamo ammirato e temuto allo stesso tempo. Tutte le caratteristiche della sua recitazione gli permettono di essere straordinario nel creare delle figure di antieroi moralmente discutibili, disumani e freddi ma, allo stesso tempo, più umani che mai. Pensiamo, anche solo per un attimo, a ciò che abbiamo visto in Better Call Saul: il Gus che viene presentato nello spin-off di Breaking Bad è ancora in ”lavorazione”, si mostra ai nostri occhi anche vulnerabile e spaventato in una serie di situazioni in cui sono i gesti a tradirlo, non più composti e studiati, ma dettati dalla distrazione per un pericolo imminente. Oppure, per chi avesse visto The Boys, pensiamo a ciò che accade a Edgar nel finale della terza stagione quando sua figlia ne provoca la caduta. Quindi, la maestria dell’attore sta in questo: nel saper mostrare al pubblico personaggi cruenti e spietati ma anche, in fondo, umani. Uomini che crediamo di conoscere, che riteniamo abbiano un volto familiare, ma allo stesso tempo così estranei. È il carisma che fa la differenza, che plasma dei gusci in cui sa di doversi ”immedesimare al mattino e uscire la sera” per tornare a essere se stesso: l’attore che quando ha visto il giornalista del Rolling Stone all’EtnaComics avrebbe esclamato con un gran sorriso: ”Roberto e tu che c***o ci fai qui?”.

Leggi anche: 7 curiosità su Bob Odenkirk, l’inarrivabile interprete di Jimmy McGill in Better Call Saul e Breaking Bad