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Non è molto ma è un lavoro onesto

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Walter White di strada ne ha fatta parecchia. Colui che in Breaking Bad ci viene presentato inizialmente come una persona comune, nell’arco di cinque stagioni subisce una metamorfosi straordinaria. Insoddisfatto delle proprie scelte di vita e vittima del proprio narcisismo, episodio dopo episodio Walt si lascia alle spalle la maschera da brav’uomo e indossa quella di Heisenberg, assumendo finalmente il controllo del proprio destino.

L’insegnante di chimica cede così il posto al criminale incallito, e il resto della storia è leggenda. Tuttavia, prima del vasto impero della droga, dell’avvento della malattia e della svolta criminale, la vita di Walt era tutt’altro che spericolata. Prima chimico in svariati laboratori, poi docente in un liceo statale, il nostro protagonista ha svolto numerosi lavori prima di diventare Heisenberg, cercando sempre di dare il massimo in ogni impiego.

Cosa non ha funzionato, quindi, nel suo precedente stile di vita?

L’obiettivo di questo articolo dal titolo volutamente goliardico è quello di analizzare la carriera del protagonista di Breaking Bad prima della sua intensa trasformazione, nonché le ragioni che lo hanno condotto in una scuola superiore di Albuquerque.

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La sola idea di accettare un lavoro sottopagato e per il quale si è addirittura iper-qualificati potrebbe sembrare sbagliata. Eppure è esattamente ciò che fa Walter White, diventando un docente di chimica in un liceo statale. Quella che sembrerebbe essere una decisione rivedibile si rivela piuttosto una scelta pesata e ragionevole, poiché tale professione ha concesso alla famiglia White una stabilità economica non indifferente, con cui hanno condotto una vita modesta per parecchi anni.

Un uomo brillante come Walt, dopo gli attriti con gli ex soci Gretchen ed Elliott, avrebbe senz’altro potuto ambire a posizioni lavorative più stimolanti, magari in qualche laboratorio o in qualche università. E per un certo periodo ci è persino riuscito, lavorando presso l’Application Labs, la Chemical Company e successivamente presso i Sandia Labs. Tuttavia, la sua incapacità di far gioco di squadra e le esigenze della propria famiglia lo hanno spinto a mettere da parte l’ambizione, nonché il desiderio di far carriera.

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Giunge così dietro una cattedra, pronto a insegnare chimica: la scienza del cambiamento che lui stesso incarna.

Si tratta di un lavoro impegnativo ma al contempo pratico, che gli consente di esser presente in famiglia, disponibile per Walter Jr. e di avere – all’inizio – una modesta sicurezza economica. Quindi, cosa non andava realmente in quel mestiere? La risposta è abbastanza intuitiva: Walter White.

Dopo l’addio alla Grey Matter Technologies, qualcosa nell’uomo sembra rompersi. Anno dopo anno, imprigionato nella gabbia della quotidianità, Walter perde quella passione che inizialmente lo ha reso un chimico di successo e l’ambizione a eccellere nel suo campo. La necessità di lavorare per sostenere la propria famiglia, associata alla scarsa autostima e alla demoralizzazione di un uomo ormai privo di aspirazioni, rendono quindi il mestiere dell’insegnante perfetto per il profilo di Walter White.

Malgrado egli apprezzi la gratificazione e il senso di onnipotenza scaturito dalla propria posizione, e riveli persino una naturale predisposizione alla leadership, il protagonista di Breaking Bad non è chiaramente adatto a insegnare a degli adolescenti. La sua mancanza di tatto ed empatia, nonché le sue lezioni eccessivamente articolate, lo rendono infatti inadeguato per una scuola superiore. In più di un’occasione ha sfoggiato con i suoi allievi, primo fra tutti Jesse, il suo peggiore temperamento, ostentando la propria conoscenza e la propria arroganza.

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Diventare un insegnante in un liceo pubblico non è mai stato il sogno di Walt, ma una mera necessità.

Il protagonista si lascia cullare dalla sicurezza e dalla stabilità di un impiego umile, adattandosi a una vita ordinaria e poco movimentata. Il brillante insegnante, inoltre, si ritrova dietro una cattedra non solo perché le circostanze lo richiedono ma anche perché è ormai privo di qualsiasi ambizione. Accontentarsi diviene un’abitudine, sino a quando la vita non lo mette alla prova. La malattia lo risveglia da un sonno infelice, invitandolo a ritrovare una passione ormai perduta e un entusiasmo rimasto troppo a lungo silente.

La decisione di lasciare un lavoro onesto come quello da insegnante per uno “sporco” e illegale può inizialmente sembrare radicale, quasi folle, ma non per Walt. La scoperta della sua malattia combacia perfettamente con il suo metaforico risveglio e, consapevole delle proprie azioni ma privo delle solite ansie e preoccupazioni, White rinasce nel momento in cui scopre di avere le ore contate.

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Nell’universo di Breaking Bad non c’è quindi alcuno spazio per l’umiltà.

Il personaggio di Walter White, che ci viene volutamente presentato come il classico brav’uomo con un modesto lavoro e una famiglia del “Mulino Bianco”, ne è l’esempio più evidente. Da ex professore di chimica a criminale incallito, egli cede ai propri vizi e alla propria arroganza trasformandosi nell’antagonista della propria storia.

Non importa quindi quale lavoro abbia svolto prima di dar vita al più vasto impero di blue meth, se l’insegnante o il dipendente presso un autolavaggio: nessuno di essi ha mai funzionato del tutto, poiché quegli impieghi non sono all’altezza di Walter White. Il ruolo di docente lo sminuisce, lo rende un fallimento dinanzi agli altri colleghi di successo, e induce lo stesso spettatore a provare pena per un uomo dalle potenzialità sprecate.

La fame di potere e la voglia di eccellere crescono così insieme al suo tumore, diventando più pericolosi della malattia stessa. Dopo esser stato deriso e sottovalutato per anni, Walt trova nella criminalità l’ultima opportunità per andarsene in grande stile. L’ultima chance per ottenere un successo che da sempre si è negato, e lasciarsi alle spalle l’immagine da brav’uomo con nient’altro che un semplice lavoro onesto.

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Written by Simona Mainenti

Innamorata della scrittura, ossessionata da film e serie tv.
Sono fermamente convinta che la cultura sia il superpotere più figo di tutti.

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