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Kim Wexler più Jimmy McGill uguale Saul Goodman

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Chissà da quanto tempo Kim Wexler sognava quel momento. Arrendersi all’unico affetto e all’unica costante della sua vita. Arrendersi a se stessa, senza più ipocrisie di facciata, senza più dover prestare il fianco a una vita che non le appartiene e che, forse, non le è mai appartenuta davvero. Chissà da quanto tempo e con quanta trepidazione sognava di farsi da parte e abbandonarsi a Giselle.

Forse ci pensava già da adolescente, complice una madre assente e alcolizzata. Forse quando ha capito fin dove si sarebbe spinto Saul per lei. Fatto sta che ha avuto n volte l’opportunità di discostarsene, di rinnegare “Viktor With the K” e ogni volta ha sempre fallito. Se l’è tenuto stretto (per lui e per lei stessa) in maniera sempre più cosciente, sempre più complice.

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E solo adesso comprendiamo il ruolo e la funzione che lei ha avuto nella nascita di Saul Goodman.

‘Bad Choice Road’, episodio scritto e diretto da Thomas Schnauz, è un titolo che rimanda direttamente all’essenza di Better Call Saul, così come di Breaking Bad a suo tempo. Le cattive scelte non sono altro che le tappe di una discesa morale che riguarda tutti (a questo punto sì: proprio tutti) i personaggi. Un giochino perverso cominciato con Walter White ma che, in Better Call Saul, trova la sua piena compiutezza, complice la miriade di sfumature in cui esso si manifesta.

Un giochino che non può più prescindere da Kim Wexler, protagonista indiscussa dell’episodio ed effigie di tutta questa quinta stagione. Man mano che i nodi vengono al pettine, infatti, si avvicina il momento in cui dovremo fare i conti con il quesito cardine di tutta la serie: “Che fine farà Kim?“. Soltanto con il suo epilogo (non necessariamente la sua morte) avremo Saul Goodman puro, così come l’abbiamo conosciuto in Breaking Bad.

Il momento più alto di Better Call Saul 5×09

E Schnauz sfrutta in maniera magistrale questo presupposto negli ultimi 20 minuti, creando un piccolo thriller all’interno dell’episodio

La costruzione climatica che va dalla scoperta di Lalo nel deserto fino a Mike che si ritrova proprio Kim nel mirino è già perfetta di per sé, senza evidenziare le meravigliose interpretazioni di tutti i personaggi coinvolti. Ma poi è un coupe de theatre di Kim stessa a sovvertire gli equilibri di Better Call Saul. A definire cosa ha scelto di diventare. Ed è stato spiazzante, nonostante tutto. Malgrado i segnali avversi sparsi qua e là durante le stagioni, abbiamo creduto nella buona fede di Kim e nella sua integrità al di là di ogni ragionevole dubbio. Perché pensavamo fosse conseguenza passiva e non diretta della nascita di Saul Goodman. Effetto e non causa.

Ci abbiamo creduto fino a ignorare i segnali che ha palesato nel corso di questo stesso episodio. Quando cioè si è licenziata dalla S&C, ricalcando quanto fatto da Jimmy con la Davis & Main nella seconda stagione. Una posizione apparentemente perfetta che pure sta stretta, un’inadeguatezza per quello status quo che diventa presto rigetto, repulsione. Abbiamo ignorato anche il tappo della bottiglia di Zefiro Anejo, unico oggetto che sceglie di portarsi con sé dall’ormai vecchio ufficio, simbolo della prima truffa di Giselle e Viktor (episodio 2×01 della seconda stagione).

Il tappo di Zefiro Anejo che Kim ha portato con sé in Better Call Saul 5×09

«Are you…are you kidding me with this? He hauled it across a goddamn desert without one penny missing. Bullet holes. That…That’s what you’re on about? You don’t think it’s possible a couple of yahoos with guns shot up a piece of junk car and then rolled it down in a ditch? You have no one else you can trust. That…I…No offense, but you need to get your house in order. If you don’t trust your men with your money, you have bigger problems than if you trust Saul Goodman. Jesus, get your shit together»

E adesso è tutto chiaro. Se è vero che Kim ha avuto tante occasioni per rinnegare Saul e mantenere la retta via, è altrettanto vero che avrebbe potuto tirar giù la maschera molto prima. Ha scelto di farlo nel momento più opportuno, per salvare lui e soprattutto lei stessa. Proprio come Walter White con Tuco di lì a qualche mese (“This is not meth”), ha scelto di passare al contrattacco, sfruttando le sue abilità.

E forse è per questo che Saul è ancora Saul anche nel suo “mondo in bianco e nero”, dopo i fatti narrati in Breaking Bad. Kim ha contribuito a plasmarlo, è parte stessa dell’uomo che è diventato e non soltanto di ciò che era. Con Kim dalla sua parte, anche l’amore ha il dolce retrogusto della liberazione e smette di essere un deterrente.

Il messaggio che Gene Takavic scrive sul muro nella 2×01

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Written by Vincenzo Di Somma

Il mio primo incontro con le serie TV avviene in tenera età quando scopro X-Files. Da lì nascono le mie tre domande esistenziali: siamo soli nell'universo? Diventerò mai figo come Duchovny? Smetterò di avere paura della sigla? Oggi come allora le risposte sono no, no e no.

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