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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Metto le mani avanti fin dal primo momento, prevedendo come potreste contestare un titolo del genere: no, non intendo sostenere che Adults possa diventare la “nuova Friends”, qualunque cosa voglia dire davvero. Sarebbe un paragone improprio, nonché sbilanciato fin dalle premesse.
Lo è per il semplice fatto che sia nata trent’anni dopo. E trent’anni dopo non esiste più un ecosistema televisivo con le potenzialità strutturali per accogliere e valorizzare una comedy con la portata di un evento collettivo associabile alla storica sitcom della NBC. Lo è, oltretutto, perché il pubblico è molto più frammentato di un tempo, al punto da rischiare che Adults passi molto più inosservata di quanto meriterebbe.
Lasciamo poi perdere una questione tecnica più essenziale: per quello che vale – poco, secondo me – Adults è lontanissima persino dal modello di sitcom incarnato da Friends. È una single-camera contemporanea che ha giocato con le risate di fondo, senza un pubblico in studio, solo per un brevissimo sketch della seconda stagione. Punto. Il linguaggio televisivo è un altro, così come lo sono i tempi, i codici e inevitabilmente il pubblico a cui si rivolge.
Sostenere che Adults possa diventare “la Friends della Gen Z”, di conseguenza, assume un significato molto diverso.
Significa, in sostanza, individuare una comedy di riferimento che abbia la forza e la personalità per accogliere lo spirito di un’intera generazione in una fase di transizione che porta alla vita adulta. Essere ventenni e non sapere ancora fino in fondo che direzione si prenderà, quali scelte si faranno: quale sarà, in sostanza, la traiettoria di vita al di là dei sogni tardo-adolescenziali.
Significa trasformare un gruppo di amici in una vera e propria famiglia, un po’ al confine tra l’idealizzazione e una realtà quotidiana che molti di noi vivono o hanno vissuto. Essere una comfort series che risponde a pieno titolo al concetto di “hangout comedy”, ovvero: una serie in cui le interazioni tra i personaggi e le situazioni in cui si ritrovano, sia che siano in scena da soli, insieme, a gruppi o divisi in coppie che si scambiano di puntata in puntata, sono ancora più importanti della trama.
Per intenderci: una grande hangout comedy come Friends viveva di tempi morti, di personaggi vissuti nella loro quotidianità, di “filler” che finiscono per rappresentare l’essenza stessa del racconto, come avevamo descritto in un articolo di qualche tempo fa. Una grande hangout comedy non deve limitarsi a raccontarci dei personaggi: deve darci, col tempo, l’illusione di frequentarli. Dobbiamo conoscerli abbastanza da immaginare come reagiranno a una situazione ancora prima che accada, affezionarci alle loro abitudini, ritrovarci in dinamiche che non hanno necessariamente bisogno di portare da qualche parte.
Realizzare anche puntate non indispensabili ai fini della trama, in pratica: il tempo, così, ha la possibilità di essere inglobato nel racconto stesso e nella sua anima.
Ecco, Adults può essere tutto questo. E in parte già lo è.
L’avevo già pensato dopo la prima stagione ma ora, reduce da una seconda che è stata persino più bella, ne sono sempre più convinto.
Perché sarà pur vero che sono passati trent’anni, ma certe cose non passano mai. E il tempo, talvolta, sa essere galantuomo.
Ci riprovo, allora, con la speranza di non essere accusato di lesa maestà: Adults può diventare “la Friends della Gen Z”.

Senza esagerare, la seconda stagione – molto ben recensita dalla nostra Laura Focaroli nei giorni scorsi – riassume nella miseria di otto puntate da venticinque minuti circa tutto ciò che deve fare una comedy per affermarsi oggi. Lo fa riprendendo alcune lezioni tradizionali delle comedy, inclusa Friends, attraverso una scrittura che oscilla sapientemente tra il disagio e l’empatia, senza scadere mai in sentimentalismi di comodo.
I cinque personaggi protagonisti sono uniti da un’alchimia speciale che dilata il tempo sullo schermo, capitalizzando ogni momento con interazioni efficaci, situazioni originali e allo stesso tempo classiche: dall’amore all’amicizia, passando per il lavoro, la famiglia e ogni ambito della normale vita di un ventenne, Adults sa sempre trovare l’angolatura ideale al momento giusto. E spicca per una riconoscibilità che riporta alla serialità che fu con un ritratto autentico della Generazione Z.
Già, la Generazione Z: viene spesso dipinta approssimativamente da autori che sembrano non conoscerla fino in fondo, mentre in questo caso abbiamo a che fare con un racconto talmente impregnato di realismo da sforare nel grottesco.
Adults funziona, funziona sempre. Ci si lega inevitabilmente ai personaggi senza prendere scorciatoie, ma in brevissimo tempo. Con alcune sceneggiature che meriterebbero di essere studiate e analizzate nel dettaglio da chiunque si domandi come si dovrebbe scrivere una comedy di successo nel 2026.
Menziono in tal senso la quarta puntata, la magistrale Raccoon, e il season finale con annesso cliffhanger da manuale. Ogni singola puntata, però, riesce a emergere oltre la media generale di questa generazione televisiva.
Non esagero, davvero: Adults ha un’energia tutta sua che preserva e alimenta puntata dopo puntata, trovando maggiore equilibrio e consapevolezza nel corso della seconda stagione.
Le promozioni entusiastiche della critica e l’approccio altrettanto positivo certificano il suo valore, fin qui riflesso solo in parte nel successo di massa che stenta ancora a ottenere.
Arrivo così alla seconda parte del mio titolo, quello chiuso dentro una parentesi per me enorme: la questione del formato. Adults, disponibile in Italia su Disney+, presenta al momento due stagioni per un complessivo di 17 puntate. 17, in due stagioni.
Friends, dopo due stagioni, ne aveva già portate a casa 48. 24 per stagione, invece delle 8-9 di Adults.
Niente di strano, a dirla tutta: il cosiddetto “formato smart” caratterizza oggi buona parte della serialità comedy, specie se non proviene dai network generalisti più tradizionali, ma continuo a pensare che possa essere un limite, sul lungo periodo, per una serie promettente come Adults.
Come ho evidenziato nella lunga presentazione, infatti, il concetto di “hangout comedy” si esprime principalmente attraverso le deviazioni laterali, i tempi morti. I filler. E Adults sa essere tutto ciò con questi stessi strumenti, ma all’interno di uno spazio molto più limitato.
Ciò può essere più che sufficiente per regalarci una delle migliori comedy di questa epoca televisiva. Ma potrebbe non essere abbastanza per diventare quanto di più affine possa esserci a Friends ai giorni nostri.

Non tanto per una questione di qualità della scrittura o per la capacità di incontrare i favori del pubblico. E nemmeno perché quindici o venti episodi potrebbero magicamente trasformare Adults in un fenomeno di massa paragonabile a Friends: quel mondo televisivo, come dicevamo all’inizio, non esiste più. Il punto è darle lo spazio necessario per costruire qualcosa che possa rimanere nel tempo. Creare col proprio pubblico quel rapporto di familiarità che rappresenta, da sempre, una delle risorse più preziose delle grandi comedy generazionali.
Resto convinto, in sostanza, che Adults avrebbe bisogno di stagioni più lunghe. Sognerei le venti puntate, ma mi accontenterei di quindici. Tuttavia, non sarà semplice veder realizzato tutto questo: il suo percorso sembra procedere bene, ma nel momento in cui scrivo FX non ha ancora rinnovato la serie per la terza stagione. Ed FX è un punto chiave in tal senso: se da un lato continua a dimostrare il fatto che sia uno dei brand più votati alla qualità autoriale in ambito televisivo, dall’altro ha una storia recente che non sembra essere compatibile con l’idea di realizzare stagioni più lunghe.
FX non è la CBS o la NBC, ma nemmeno Hulu: quest’ultima, oggi fortemente legata a FX all’interno dell’ecosistema Disney, scommise alcuni anni fa su una seconda stagione da venti episodi di How I Met Your Father dopo i dieci della prima. Immaginare che FX faccia qualcosa di simile con Adults significa invece chiederle di avventurarsi in un territorio che frequenta raramente: permettere alla serie di recuperare almeno in parte i tempi dilatati delle grandi comedy del passato e scoprire fin dove potrebbe arrivare avendo finalmente a disposizione lo spazio necessario.
Per carità: tutto è possibile. Ma ora come ora non darei per scontato il rinnovo per la terza stagione, figuratevi un commissionamento del genere.
Io, in ogni caso, continuerò a sperare. E a quanto pare non sono l’unico: dando un’occhiata ai commenti alle puntate di Adults presenti su alcune delle principali app di tracciamento delle serie tv, uno tra i più frequenti riguarda proprio il fatto che si desiderino molte stagioni con molti episodi.
In attesa di un feedback da parte di FX, farò ancora il tifo per la “Friends della Gen Z”.
Dopo esser stato deluso di recente dalla cancellazione prematura di una promettente serie affine, Not Suitable for Work, mi piacerebbe ritrovarmi qui, tra trent’anni, ricordare con piacere le dieci stagioni di Adults con oltre 250 episodi e dire, tra me e me: “Quanto era bella Adults, la nuova Friends”.
Perché sì, a quel punto sì. A quel punto, a quelle condizioni e col pubblico frammentato, non sarebbe più blasfemo sostenere una definizione del genere.
È improbabile che accada, ma non si sa mai.
Antonio Casu



