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Adults racconta cosa significhi diventare grandi senza sentirsi adulti

Adults

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A dispetto di quanto si possa pensare, la sfida di Adults non è quella di arrivare a diventare la nuova Friends. Non nel senso che molti potrebbero aspettarsi, almeno. Ma è chiamata a una prova complessa: raccontare una generazione senza scadere nei classici stereotipi e, al contempo, farlo in modo spassoso. Eppure, Adults ce la fa. Seppur con qualche intoppo iniziale, riesce perfettamente a porre l’accento su un tema molto delicato e allo stesso tempo molto superficiale, che in fondo tocca più o meno tutti. La crescita personale e, banalmente, l’invecchiamento. O meglio, l’avanzare dell’età adulta.

L’aveva fatto piuttosto bene già con la prima stagione, ma nella seconda (disponibile su Disney+) si è superata.

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Adults
credits: FX

Una seconda stagione in cui finalmente vediamo i protagonisti per quello che sono: ragazzi normali alle prese con delle vite normalissime. E, per questo motivo, esilaranti. Partiamo dall’inizio: Issa, Samir, Paul Baker, Billi e Anton sono cinque amici che condividono l’appartamento dei genitori di Samir. Chiaramente sono tutti molto diversi tra loro e i loro problemi sono tra i più disparati.

C’è chi è in cerca di lavoro, chi porta avanti una relazione a distanza, chi si interfaccia con la propria sessualità e chi fa fatica ad interfacciarsi con la società. Insomma, problemi normali di normalissimi venticinquenni. Nella seconda stagione, Adults fa centro per un motivo ben preciso: inizia finalmente a raccontare la vita vera delle persone, togliendo molto dramma e aggiungendo molta più sarcastica verità. Nella seconda stagione, insomma, si centra il punto focale dell’intera serie.

Adults non ha bisogno di paragoni perché sta in piedi molto bene anche da sola, perché sa esprimere benissimo un sentimento condiviso nel periodo in cui viene creata.

I ragazzi non sono degli sprovveduti e non sono nemmeno pronti alla vita vera; devono trovare il modo. Devono fare i conti con la realtà che li circonda.

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L’espediente che più di tutti funziona in Adults, infatti, è proprio l’incertezza di quella famosa età di mezzo. Quella terra cinica e amara in cui non cresce niente. A venticinque anni, in tutto il mondo, non si hanno delle prospettive chiare né tantomeno ci si conosce in maniera profonda. Soprattutto se la società intorno non dimostra di avere delle certezze. Adults racconta la Gen Z, senza dubbio. Ma riesce molto bene a generalizzare il tema rendendolo praticamente universale. Sicuramente le incertezze e la precarietà sono temi caldi per una generazione cresciuta con internet e la crisi economica. Eppure, tantissime istanze che Adults porta avanti sono riferibili ad una sfera più ampia di pubblico. Perché non c’è solo la precarietà lavorativa, c’è soprattutto quella sentimentale. Non esiste solo l’incertezza economica, ma soprattutto quella emotiva.

Non è un caso, in fondo, se Adults viene paragonato a Friends. I richiami sociali sembrano veramente molto simili. Contestualizzati in periodi diversi, certo, ma con un minimo comun denominatore: la voglia di comprendere.

Noi stessi e chi ci sta intorno. Adults riesce nell’arduo compito di inquadrare i suoi personaggi come adulti non cresciuti che oscillano tra la spensieratezza e la consapevolezza.

Con la seconda stagione punta ad una maggiore consapevolezza emotiva e razionale. Ed è anche per questo che funziona ancora meglio. Samir e gli altri, nella seconda stagione, cominciano ad interfacciarsi davvero con delle dinamiche complesse e allo stesso tempo molto quotidiane. Come se cominciassero, per la prima volta, a capire di essere adulti. O quantomeno di doversi comportare come tali. Emblematico in questo senso è l’episodio legato ad Anton che ama il suo lavoro ma è terrorizzato dal farlo sapere agli altri. Come se amare il proprio lavoro fosse un’onta insostenibile, per una generazione che dovrebbe ribellarsi alle dinamiche della burocrazia e dell’ufficio. O l’episodio (esilarante) di Paul Baker che teme di far conoscere ai coinquilini i suoi amici maschi perché troppo “basici”. È il modo di Adults di dirci quanto possa essere complicato per un ragazzo, oggi, mostrare il suo lato più superficiale.

I protagonisti di Adults
Credits: FX

Tutti, soprattutto nella seconda stagione, sembrano essere maturati e allo stesso tempo sembrano avere dei problemi con questa cosa.

I ragazzi di Adults sembrano non voler crescere, nonostante l’evidente cambiamento. Cambiamento non solo mentale ma anche pratico, quotidiano. Che poi è quello che fa più paura.

Samir, Issa e gli altri sono molto più che cambiati: hanno una consapevolezza della loro crescita che li spaventa. Ed è giusto così, perché la crescita spaventa e fa parte anche questo di una normalità che Adults mette in scena e che funziona. Nonostante loro non vogliano crederci, sanno benissimo quanto siano maturati. I personaggi di Adults sono sbandati e imperfetti e per questo sono perfettamente inseriti in una società che li rappresenta.

Allo stesso tempo, però, sono anche molto consapevoli di loro stessi, tanto da rendersi conto di essere diversi da quello che si sarebbero mai aspettati. Samir non si aspettava di vivere dai suoi o di dover troncare la sua relazione idilliaca, ma questo accade e deve farci i conti. Così come Billie non si sarebbe mai aspettata di non avere un lavoro a venticinque anni, ma sa che può succedere e prova a farselo andare bene. Con tutte le difficoltà del caso.

Insomma, i ragazzi non hanno visto arrivare la maturità ma ci sono arrivati comunque. Perché è questo quello che succede la maggior parte delle volte: la vita arriva e basta, non dà troppe spiegazioni.

E Adults funziona perché riesce molto bene a rappresentare questa valanga emotiva che ha coinvolto tutti almeno una volta nella vita.

Sulla differenza tra diventare grandi e diventare adulti ci sarebbe ancora molto da capire. Forse sono sinonimi, forse sono opposti. Forse qualcuno diventa grande senza mai diventare adulto e viceversa. A dispetto di tutte le interpretazioni che si possono dare, Adults cerca di essere super partes. I ragazzi diventano grandi, perché anagraficamente non possono fare altro. ma diventano adulti? Diventano gli adulti che la società impone loro di essere? In parte sì e in parte no. Anche in questo caso, come in tanti altri casi della vita, non esistono bianco e nero. I ragazzi di Adults sono persone e, in quanto tali, provano a sopravvivere in una giungla quotidiana fatta di lavoro, emozioni, amici e relazioni. Ma anche sessualità, impegni, noia e passione.

Adults
Credits: FX

I ragazzi di Adults provano ad essere chi sono, che è quello su cui la serie pone davvero l’accento (giustamente). Provano a barcamenarsi tra un problema al lavoro e una serata in discoteca, passando il meno possibile dal via.

Fermandosi il meno possibile, insomma, a riflettere sul senso delle cose che fanno e che faranno. E anche stavolta, Adults tenta di restituire un sentimento che accomuna qualsiasi generazione: diventare grandi va anche bene, ma mai troppo adulti. Che il rischio è quello di prendersi troppo sul serio.