Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Adults 2
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →I casi in cui la seconda stagione di una serie tv è migliore della prima si contano sulle dita di una mano. E siamo pronti a scommettere che comunque non vi verrebbe nulla in mente nel giro di qualche secondo. Siamo qui per dare una soluzione: la seconda stagione di Adults è molto più bella della prima. Non che la prima non fosse un bel prodotto, aveva già tutte le carte in regola per rimanere ben salda tra le novità più interessanti. Eppure, gli autori di Adults (Ben Kronengold e Rebecca Shaw), con la seconda stagione, sono riusciti a superarsi. O meglio, a superare quei piccoli ostacoli che poteva avere una serie ancora un po’ immatura, rendendo Adults una serie strutturata e decisa, divertente e finalmente cresciuta. L’unica piccola falla, infatti, della prima stagione era un pizzico di disomogeneità che traspariva dalla narrazione, ma anche dalle relazioni tra i personaggi.
Le situazioni apparivano a volte leggermente forzate, ma con la seconda stagione Adults impara la lezione perfettamente e punta alla laurea con lode.
Samir, Billie, Issa, Anton e Paul Baker tornano ad essere esattamente chi erano, ma con un enfasi e una maturità che finalmente convincono. Gli amici sono ancora coinquilini, vivono ancora nella casa dei genitori di Samir e hanno ancora più di un problema generazionale legato al lavoro e alla vita sociale.
Nella seconda stagione di Adults restano tutti quei dogmi che avevano già contraddistinto la prima, ma vengono migliorati e soprattutto resi molto più realistici. I ragazzi sono finalmente consapevoli del loro essere al mondo, un mondo che tende a non rappresentarli ma che spesso sembra essere molto più semplice di quello che pensano. In Adults 2 la faccenda diventa molto più tragicomica, quasi demenziale. E funziona benissimo. La seconda di Adults è, infatti, divertentissima, si prende molto meno sul serio e si lascia andare davvero. Prende quel dramma generazionale che aveva tentato di analizzare nella prima stagione e ne fa un ricchissimo espediente per prendersi in giro.

Risultando, così, anche molto più audace e coraggiosa.
I temi legati al sesso, al lavoro e alle relazioni non sono più solo storie da snocciolare, diventano vere e proprie istanze di vita vera. Non c’è più solo il panico di fronte ad una situazione scomoda, ora c’è anche la soluzione.
La parte più interessante in questo discorso è che i protagonisti di Adults rimangono esattamente fedeli a se stessi, senza mai incappare in un cambio di rotta. Nella maniera più generazionale possibile, Issa e gli altri fanno di tutto per ostentare la loro personalità sopra ad ogni cosa. Tanto da doversi nascondere con i propri simili. Pensiamo a Paul Baker che ha un gruppo segreto di amici con cui si “permette” di essere un maschio alfa. Ma anche ad Anton che fa di tutto per non far sapere ai suoi coinquilini quanto gli piaccia il suo lavoro, cosa considerata esecrabile in una società in cui pensa di dover apparire sempre e solo cinico e menefreghista.
Uno dei temi più interessanti della seconda stagione di Adults è proprio la problematizzazione di problemi che non sono problemi. Il che è chiaramente un fantastico e riuscitissimo espediente comico, ma è soprattutto il modo migliore di raccontare l’inadeguatezza di fronte alla vita reale e non solo a problemi superficiali.
La maschera che i protagonisti pensano di dover portare per risultare il più in linea possibile con chi dovrebbero essere, inevitabilmente cade. E cade quando i ragazzi, per la prima volta, capiscono di essere “invecchiati”. Si accorgono, per dirla meglio, di essere maturati.
E lo sono, anche se non vorrebbero. I protagonisti di Adults maturano insieme alla serie stessa. Prima di tutto (da non sottovalutare in nessun modo) fanno molto più ridere, sono molto più divertenti e spigliati. Le conversazioni diventano molto più brillanti e le battute molto più sottili. Gli archi narrativi dei personaggi cominciano a prendere una forma reale, piuttosto che rimanere il contorno luminoso che avevamo visto nella prima stagione.
Finalmente riusciamo davvero a metterli a fuoco, imparando a conoscerne più lati. Qualcuno di più e qualcuno di meno, come accade spesso nelle narrazioni corali. Ma tutti allo stesso modo, sviluppano un senso di inadeguatezza dovuto alla crescita. Stavolta i problemi si affrontano, le relazioni di ispezionano (pur senza evitare equivoci divertenti) e il dolore diventa qualcosa di accessibile. I ragazzi fanno ancora molta fatica a sopravvivere nella società in cui sono inseriti ma ora ne sono consapevoli. Sanno di dover lottare, di dover affrontare di petto gli ostacoli e di doverne ridere, soprattutto.

Adults 2 finalmente si diverte, abbatte i muri della morale generazionale e inizia a raccontare davvero la storia della persone che quella generazione la compongono.
Che generazione è? Il bello è che la scelta potrebbe essere vasta, tanto Adults riesce bene ad universalizzarsi.
Certo, è sicuramente una generazione digitale, che combatte delle battaglie legate anche alla visibilità e alla sovraesposizione social. Ma, in fondo, la generazione di Adults ha gli stessi problemi di tutte le altre: il lavoro che non c’è e che se c’è crea problemi, le relazioni a distanza e la fatica dell’impegno, la voglia di realizzazione personale ma anche collettiva. La seconda stagione di Adults prende gli stessi temi della prima ma li mette davvero in campo, stampandoli su persone vere con sentimenti reali. Prende il concetto della prima stagione e lo rende palpabile, finalmente comprensibile. Il tutto attraverso una lente comica che ha fatto almeno tre passi avanti dalla prima stagione.
Nonostante gli autori siano gli stessi, Adults 2 fa un cambiamento narrativo davvero eccezionale. La comicità è davvero parte integrante della storia, la delinea e la costruisce.
Finalmente Adults riesce a non prendersi sul serio, a fare una parodia di se stessa senza bisogno di giustificarsi. Finalmente, non ha più bisogno di farsi portatrice di chissà quali ideali, li racconta e basta, per quelli che sono. Non occorre spiegare la fluidità, non occorre spiegare il maschio alfa intriso di patriarcato, né la denuncia sociale sul lavoro. Adults mostra cosa si prova a vivere tutte queste cose.
E lo fa facendo ridere. Se nella prima stagione avevamo colto un certo tipo di ironia che, tutto sommato, ci aveva convinto, nella seconda Adults si sbizzarrisce e diventa finalmente se stessa. Perfino con qualche dettaglio da sitcom, come la casa condivisa o le battute più specifiche (da riportare decisamente quella sui vicini che si lamentano dei croptop). È pur vero che, da subito, avevamo tutti pensato ad un omaggio a Friends, soprattutto per la tipologia di setting. E nella prima stagione Adults non ci aveva troppo smentiti. Con la seconda, possiamo serenamente affermare che Adults è Adults. Non è un remake di Friends, né niente di simile.

Adults è una serie comica come se ne vedono poche in giro ultimamente, che è riuscita nell’intento di migliorarsi e di acquisire una sua personalità molto solida. E ben coerente con quello che vuole raccontare.
Ciò che da Friends potrebbe aver preso, arrivata a questo punto, è solo la parte più bella e più importante: saper raccontare la vita di una certa generazione senza mai generalizzare né scadendo in luoghi comuni beceri e poco aderenti alla realtà. Semplicemente raccontando la vita delle persone. Talvolta tragicomica, e quindi comica.






