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Quello che Widow’s Bay potrebbe averci già detto e che forse non abbiamo capito

Widow's Bay è una delle migliori serie tv da vedere

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Widow’s Bay.

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In un’isola dimenticata, con un sindaco che gioca a coprirsi gli occhi, il rintocco di una campana che nessuno vuole davvero contare, e una nebbia che sale dal mare come un respiro trattenuto da troppo tempo: comincia così, o forse è sempre cominciata così, la storia di Widow’s Bay. Esiste un tipo di paura che non urla. Non non si mostra subito, ma si deposita piano. Come un segreto tramandato di padre in figlio. È la paura di chi vive su una terra che ha smesso di essere solo terra. E lo sa, ma continua a piantarci sopra i propri giardini, a mandare i figli a scuola, a sperare che il mare, questa volta, si accontenti di meno.

La prima stagione della serie creata da Katie Dippold per Apple TV ci ha lasciato dentro esattamente questa sensazione: quella di aver guardato solo la superficie di un’acqua molto più profonda. E adesso, con la seconda stagione ormai confermata, è arrivato il momento di immergersi davvero. Di tirare su dal fondo tutto ciò che la prima annata ha lasciato affondare.

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Perché Widow’s Bay potrebbe nascondere molti più orrori di quanto si possa immaginare. Verità che potrebbero riemergere dall’acqua, rendendo l’incubo ancora più terrificante

Widow's Bay tra le serie tv da vedere su Apple TV
Credits: Apple TV

Lo abbiamo sempre saputo quando guardavamo le immagini di Widow’s Bay illuminarci gli occhi e i primi segreti venire a galla: ogni immagine di quella stagione porta con sé un peso doppio. Quella sedia dimenticata nel sotterraneo non è mai stata solo un dettaglio: potrebbe essere il punto in cui il destino di Lauren, la moglie scomparsa del sindaco Tom Loftis, smette di essere una semplice assenza e diventa un sospetto.

I sensi di colpa mai spiegati del vecchio reverendo, le voci sussurrate sull’isola, tutto sembra condurre a un’unica, scomoda verità: Lauren potrebbe non essere fuggita né essere morta per caso, ma essere stata rinchiusa lì, legata, offerta a qualcosa che gli anziani dell’isola custodivano da generazioni, mentre a Tom veniva concessa solo l’illusione di un lutto normale. La finzione di un dolore che potesse somigliare a quello di chiunque altro. E quando lo vediamo davanti a una tazza di tè servita da una donna che non dovrebbe essere più lì, capiamo che quella prigione, forse, ha smesso di trattenere ciò che doveva trattenere.

Un ruolo importante sta per giocarlo anche Evan, il figlio di Tom che durante la prima stagione comincia a leggere nelle bugie del padre.

Non solo menzogne legate alla madre, ma anche quella che riguarda l’isola intera. Un luogo che sopravvive solo perché ogni generazione accetta, in silenzio, che qualcuno muoia al posto di qualcun altro. Ma questa volta è diverso. Perché sacrificare lui significa – almeno secondo quanto ricostruito nella prima stagione – addormentare per sempre l’isola. Mettere fine a quel mare agitato. A quei chilometri che vanno contati per non essere oltrepassati. A quell’incubo che ritorna costante. Evan potrebbe essere la fine di tutto questo. E per questo potrebbe essere l’unico davvero al riparo dalla brutalità di Widow’s Bay. Il figlio protetto di un posto che difende la sua vita per difendere la propria.

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Nel corso della prima stagione veniamo a conoscenza di un altro importante dettaglio: un disegno geometrico mostrato distrattamente in un episodio. Nel finale scopriamo che i rifugi anti-tempesta dell’isola sono collegati a una fitta rete di tunnel sotterranei, completi di porte blindate e di quella stessa sedia da sacrificio.

Da qui l’ipotesi che quel disegno corrisponda alla la mappa reale di quel labirinto. In pratica, un sistema che nei secoli sarebbe servito a spostare i tributi lontano dagli occhi di turisti e cittadini ignari.

Secondo questa lettura, la casa stessa del sindaco potrebbe essere il nodo centrale dell’intero reticolo. Il che spiegherebbe il terrore di Tom all’idea che suo figlio scendesse in cantina. 

Tom in una scena di Widow's Bay
Credits: Apple TV

Ci sono poi dettagli fisici, quasi impercettibili, che lascerebbero intuire un altro aspetto macabro dell’isola. La vista che si annebbia, il sangue che esce dal naso senza motivo apparente, il tempo che in certe stanze, come nella suite del capitano al Breakwater Inn, sembra scorrere in modo anomalo, tanto che pochi secondi lì dentro richiederebbero provviste come se fossero giorni interi.

Da questi indizi sparsi nasce l’ipotesi secondo cui Widow’s Bay non sarebbe soltanto un luogo maledetto in senso classico.

Potrebbe essere una vera anomalia spazio-temporale. Un’anomalia capace di legare biologicamente i propri abitanti al suolo su cui sono nati, punendo nel corpo chiunque provi ad allontanarsene troppo.

Un filmato ritrovato nel bunker durante la stagione fa riferimento a una regola: un’anima per ogni rintocco di campana. Nel finale la campana suona otto volte prima che la tempesta si plachi.

Da qui si potrebbe dedurre che quegli otto rintocchi non fossero un semplice avvertimento simbolico, ma una richiesta precisa.

Otto sacrifici da consegnare per mantenere la tregua, di cui uno, quello di Kenny il custode, già saldato nel finale. Se questa lettura fosse corretta, la seconda stagione potrebbe ruotare proprio attorno alla disperazione di Tom, costretto a scegliere tra insabbiare sparizioni, allontanare turisti o sacrificare pezzo dopo pezzo la propria comunità. Ma salvare il proprio figlio potrebbe anche avere comportare un’altra scelta: continuare la sua missione di far diventare Widow’s Bay la nuova Martha’s Vineyard, e sfruttare quel ciclo di persone per saziare l’isola ogni volta che è necessario.

Un’altra teoria riguarda la conformazione dell’isola. È ipotizzabile che che l’isola stessa non sia posseduta da un’entità esterna, ma sia essa stessa un organismo vivente. Un organismo tenuto insieme da radici che scorrerebbero sotto ogni edificio come un sistema nervoso sepolto. Il patto stretto dai coloni nel 1846, secondo questa lettura, sarebbe nato da una carestia e da un pasto disperato a base di funghi parassiti, che avrebbe legato per sempre l’isola al trauma e alla memoria dei suoi abitanti. In questa chiave, la temuta Sea Hag non sarebbe un’entità distinta, ma una sorta di risposta immunitaria dell’isola stessa, che si attiva ogni volta che il patto viene minacciato.

Widow's Bay
Credits: Apple TV

Per prepararsi alla seconda stagione di Widow’s Bay occorre poi notare un altro aspetto.

I giochi da tavolo e le leggende locali dell’isola, dal misterioso “corri” ricorrente alle storie sul presunto uomo nero raccontate ai bambini, sembrino costruiti apposta per instillare paura pura nei visitatori prima di un possibile sacrificio, quasi fossero un meccanismo di condizionamento psicologico tramandato dagli anziani. L’entità di Widow’s Bay non si nutre di un sacrificio qualsiasi, ma pretende che la vittima provi paura pura, viscerale e anticipata. I giochi, le leggende metropolitane sui serial killer (come il clown o il Boogeyman di Patricia) e le trappole tese ai turisti potrebbe quindi servire esattamente a questo: spaventare i visitatori per “frollare” psicologicamente le prede prima di offrirle nei sotterranei.

Un’ultima teoria, forse la più visivamente suggestiva di tutte, nasce invece dall’osservazione della mappa ufficiale dell’isola. Ruotata di novanta gradi, restituirebbe la sagoma di una mano aperta.

La mano raffigurata sulla mappa sarebbe una mano sinistra, mentre altri schizzi ritrovati negli archivi raffigurerebbero invece una mano destra. Una discrepanza che alcuni fan interpretano come un richiamo intenzionale alla cosiddetta “Via della Mano Sinistra”, espressione legata all’occultismo e ai patti con entità oscure, quasi a suggerire che la scelta della mano sinistra sulla mappa non sia casuale, ma il segno di un legame profondo tra l’isola e qualcosa di malvagio. Come se l’isola, dall’alto, non fosse mai stata soltanto terra e roccia, ma il palmo di qualcosa di molto più antico che per anni ha dormito. E che ora, lentamente, sta cominciando ad aprirsi.

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