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We Are Who We Are è un vero teen drama d’autore

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Gli anni della ribellione, della confusione, delle incertezze, anni turbolenti, intensi, che segnano e modellano la vita degli uomini e donne di domani. Luca Guadagnino offre un ritratto realistico e naturale dell’adolescenza in We Are Who We Are: attraverso gli occhi profondi di Fraser e Caitlin riscopriamo gli anni della spensieratezza e della necessità di essere accettati.

Sotto lo sguardo attento e trepidante del pubblico estero, e quello curioso e interessato degli italiani, l’ultima fatica di Luca Guadagnino è sbarcata su HBO e, successivamente, su Sky Atlantic. We Are Who We Are è la nuova serie tv creata dal regista italiano che, con il suo distinto stile, è riuscito ancora una volta a sorprendere tutti lasciando il segno persino sul piccolo schermo.

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Potrebbe sembrare un teen drama qualsiasi, eppure non lo è. Politica, poesia, fluidità e identità sessuale: nello show ideato da Guadagnino, Paolo Giordano Francesca Manieri e Sean Conway, si toccano temi profondi che sono affrontati con naturalezza e maturità, mantenendo comunque un legame con la realtà nella quale certi concetti sono ancora considerati dei tabù.

We Are Who We Are si presenta come uno dei progetti più ambiziosi del regista italiano che, per la prima volta, si cimenta nella regia di una serie tv.

Lo show è ambientato in una fittizia base militare americana di Chioggia. Qui prendono vita una moltitudine di storyline che approfondiscono, anche se non totalmente, personaggi minori e secondari. Malgrado le stelle dello show siano Fraser e Caitlin (o Harper), ogni soggetto ha comunque modo di brillare nel suo piccolo.

Protagonista assoluta della storia rimane tuttavia la creatività di Guadagnino che in ogni puntata regala un susseguirsi di emozioni e caotiche vibrazioni: affinché sia possibile godersi ogni attimo di questo show, è infatti indispensabile lasciarsi alle spalle ogni cliché legato al mondo televisivo. Ogni episodio, ognuno dei quali dura all’incirca un’ora, sembra un cortometraggio intenso e viscerale incentrato sull’adolescenza e sui drammi che accompagnano quel periodo.

Hanno tutti lo stesso titolo, Right Here Right Now, decisione stilistica del regista affinché lo spettatore possa immaginare lo show come se fosse un lungo film di otto ore, suddiviso in atti.

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Saremo sinceri: lo stile di Guadagnino è particolare, ricercato, e potrebbe non rientrare nei gusti di tutti. Se tuttavia siete fan dei suoi film, We Are Who We Are vi toglierà il fiato.

Sebbene possa apparire inizialmente lenta, la serie tv pian piano assume carattere e trasporta lo spettatore in un vortice di caos e ribellione, di incertezze e di sogni. In otto ore, We Are Who We Are ci educa al rispetto del proprio Io e alla profondità dei sentimenti, qualunque essi siano: in un contesto storico intriso di contraddizioni, paure e speranze (la vigilia delle elezioni americane del 2016), ogni personaggio subisce un cambiamento che lo travolge, al quale è costretto a piegarsi.

Malgrado racconti una storia fittizia, incastrata in una cornice particolare, We Are Who We Are è capace di ritrarre con fedeltà e accortezza lo spettro della crescita che insegue i protagonisti, i quali – tra ansie e attimi di ribellione – hanno modo di alienarsi dal micromondo costruito nella base militare e vivere la propria spensieratezza.

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Il merito del successo di questo show è da attribuire all’intera troupe di produzione. Dalla regia di Guadagnino (già al lavoro su un’altra stupenda miniserie) alla sceneggiatura di Paolo Giordano, Francesca Manieri e dello stesso regista, sino ad arrivare alla fotografia e al montaggio della serie tv, a cura di Marco Costa. Tra inquadrature capovolte, still frames, scene in slow motion e un’impeccabile colonna sonora, Fraser e Harper ci accompagnano nel loro viaggio alla scoperta di se stessi, tra incomprensioni e paure, alla ricerca della propria identità.

Il cast, inoltre, ha svolto un lavoro impressionante, a partire dai due giovani protagonisti Jack Dylan Grazer (IT, Beautiful Boy, Shazam) e Jordan Kristine Seamón, le cui performance sono state impeccabili. Non sono state da meno le interpretazioni di Chloë Sevigny, Kid Cudi, Spence Moore II, Corey Knight, che hanno dato vita a dei personaggi complessi e tormentati, e degli altri talentuosi attori.

Se vi aspettate una serie tv che abbia il ritmo di Suspiria o l’atmosfera bucolica e seducente di Call Me By Your Name (i cui protagonisti hanno persino fatto un cameo nello show), il rischio di rimanere delusi è alto. We Are Who We Are è l’ultima, sperimentale opera del regista italiano che – nuovamente – si è messo in gioco voltando le spalle a qualsiasi regola del mondo seriale, costruendo lo show secondo il proprio stile.

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L’immersiva, accattivante e confusionaria storia di Fraser e Harper ci mostra l’aspetto più fragile, e al contempo ribelle, dell’essere dei teenager.

Incastrati in un micro-mondo creato su misura per i militari americani e le loro famiglie, questi ragazzi trovano il modo di evadere con la fantasia, la musica, gli amici, le nuove esperienze. We Are Who We Are invita ad accettarsi, perché “siamo come siamo” e non c’è nulla al mondo che potrà cambiare questo dato di fatto.

L’incondizionata amicizia tra i protagonisti e quell’amore che, con lentezza, sboccia e si conferma una costante sino all’ultimo episodio ci rivela quanto sia semplice riscoprirsi unici. In una realtà che soffoca l’originalità a favore dell’omologazione e del falso perbenismo, l‘inno alla libertà di amare e di essere se stessi di We Are Who We Are si leva forte, confermandone così l’avanguardia.

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Written by Simona Mainenti

Innamorata della scrittura, ossessionata da film e serie tv.
Sono fermamente convinta che la cultura sia il superpotere più figo di tutti.

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