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Wayward Pines 1×10: Dio muore e l’uguale ritorna in eterno; Nietzsche a Wayward Pines!

wayward pines
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È arrivato il momento di tirare le somme. Prendersi qualche attimo di riflessione risulta essere necessario in qualsiasi occasione nella quale sia richiesto un commento critico, ma, diciamocelo, Wayward Pines abbisogna di qualche momento in più. Evitiamo di lasciare spazio a fraintendimenti e cerchiamo di spiegarci meglio. Quando scriviamo che dare un parere finale su Wayward Pines potrebbe richiedere qualche momento di riflessione in più rispetto al consueto, intendiamo semplicemente dire che se questa serie ha fatto parlare di sé, nel bene quanto nel male, è perché indubbiamente la sua analisi non è delle più semplici. Saremmo ipocriti se non evidenziassimo le molteplici sbavature della serie. Quindi, chiariamo subito un punto: Wayward Pines NON è una serie perfetta.  Nemmeno i fan più appassionati potrebbero negare una tanto palese verità.

Abbiamo già anche parlato della maestosa campagna pubblicitaria creata dalla FOX per il lancio della serie e, diciamocelo, forse è anche da questa scelta di marketing che qualcuno può urlare al FLOP. Si potrebbero spendere fiumi – ma che dico? – oceani di parole per svariate questioni: Shyamalan si è, in qualche modo, redento dalla sua inesorabile caduta dal paradiso dei serafini della pellicola (Il sesto senso…che film!), all’inferno dei peccatori: Tipregonongiraremaipiùunfilm de L’ultimo dominatore dell’aria (che, non per nulla, gli valse la conquista di ben cinque meritatissimi Razzie Awards, tra cui Peggior film, Peggior regia e Peggior sceneggiatura)? Certo, sappiamo che Shyamalan ha diretto solo il pilot, ma dato che riveste il ruolo di produttore, il suo giudizio avrà certamente inciso su buona parte delle scelte narrative e tecniche.

Un altro argomento che andrebbe approfondito è il seguente: è davvero possibile concentrare una trilogia in soli dieci episodi? Spesso questo discorso viene affrontato anche quando si parla delle trasposizioni cinematografiche di romanzi. Alla domanda Hai preferito il libro o il film? è difficile, quanto sciocco, rispondere. Stiamo parlando di due esperienze di fruizione totalmente differenti e, come tali, assolutamente imparagonabili. Sarebbe come chiedere se uno ha preferito il gusto della Amatriciana fatta da Ninì o il profumo di quella di Toni. È un paragone che, semplicemente, non ha senso. Al di là dell’uso di mezzi e di due tipi di fruizione e impegno diversi, chiaramente il cinema ha un tempo molto più limitato, rispetto a quello che ha un libro, per raccontarci le storie. Entrambi questi potentissimi mezzi, sanno sfruttare strepitosi escamotage per superare qualsiasi impasse nel quale si incappi. Cosa cerco di spiegare? Beh, buttando l’occhio nel web, soprattutto dopo l’ultima puntata, mi è parso di capire che sono parecchi gli spettatori “scocciati” dalla poca aderenza della trasposizione di Chad Hodge ai libri di Blake Crouch. Dunque, vorrei semplicemente dire loro che è quanto capita più spesso. Perché? Perché stiamo parlando di due mezzi di comunicazione diversi che possono contare su strumenti e tempistiche e magie diverse, tutto qui. E che certo, la propria immaginazione, quella che entra in gioco durante la lettura, sarà, per il 99,9% dei casi, migliore e, per il 100% dei casi, diversa di quella impostaci da uno schermo. E questo non perché noi siamo i Salvador Dalì dell’immaginifico, ma perché la nostra testa ci rappresenta tutto esattamente come dovrebbe essere per noi. Stiamo rischiando di cadere nella tautologia, quindi chiudiamo qui il discorso.

Un’altra cosa che mi pare di dover almeno accennare, e sulla quale si era molto puntato per il lancio promozionale, è la somiglianza con Twin Peaks. Questa scelta corrobora pienamente la Terza legge della dinamica: A ogni azione corrisponde una razione uguale e contraria. Puntate tutto sul fatto che Crouch prenda ispirazione da Twin Peaks? Ok. Molti interpreteranno quest’asserzione come: è un secondo Twin Peaks e la loro reazione si biforcherà: un gruppo molto folto di amanti di Lynch verrà a sfasciarvi la macchina prima della messa in onda del Pilot (Niente è come Twin Peaks!), gli altri fanatici attenderanno la quinta puntata e, una volta resisi conto definitivamente che Non c’entra niente con Twin Peaks verranno a sfasciarvi la macchina. C’è anche da dire che la scelta non è stata di certo stupida: stiamo parlando di marketing e, diciamoci la verità, quanti avrebbero guardato Wayward Pines a prescindere dal suo “richiamo” a Twin Peaks? Qualcuno in meno di sicuro e sappiamo bene cosa si intende per “qualcuno” quando si parla delle cifre dei telespettatori delle serie Tv.

Ma ora ricordiamoci cosa è successo nel finale di stagione (e di serie!).

Breve schema riassuntivo per chi non ha tempo


Breve schema riassuntivo per chi non ha tempo

Eravamo arrivati che, alla fine della 1×09 (A Reckoning- Esecuzione), il nostro adorato e per niente vendicativo Pilcher si premurava di lasciare l’intera città senza corrente elettrica, recinzione compresa, così che gli Abbie non avessero alcun problema a entrare in città. Se a qualche spettatore di buon cuore era rimasto il dubbio sulla finalità di tale scelta, ecco che questo viene dissipato nell’ultima puntata: Pilcher vuole sterminare la popolazione di Wayward Pines. Come era accaduto per il Gruppo A (1X06 – da noi soprannominata La Spiega), anche il Gruppo B si è dimostrato, a quanto pare, poco adatto a ripopolare il globo. Differentemente dalla volta prima, in questo caso le motivazioni sono squisitamente personali. Pilcher comunica alla sorella Pam che anche il Gruppo B si è rivelato fallimentare e dunque bisogna agire: una volta che gli Abbie avranno perpetrato la loro carneficina, il Gruppo C potrà essere risvegliato e via che si ricomincia con una nuova Wayward Pines. Quanta poca fiducia bisogna avere nell’umanità per uccidere tutto il Gruppo B? Quanta fiducia bisogna avere nell’umanità per sperare il Gruppo C sia migliore? Pilcher è un personaggio molto complesso, che forse avrebbe meritato un grado di approfondimento interiore maggiore. La sorella Pam (che da figlia illegittima del Marchese de Sade si è tramutata nell’emblema dell’umanità più compassionevole) non è d’accordo con il piano del fratello e, per questo, verrà “sospesa”, ovvero re-ibernata. Contemporaneamente le aberrazioni hanno invaso la città e la carneficina è iniziata. Non ci stancheremo mai di evidenziare quanto risulti ridicola la resa estetica di questi noi-futuri-senza-capelli-con-i-canini-più-sviluppati. Bleah!  La Nuova Generazione si rifugia nell’ “arca”, progettata dal dottore per la loro sopravvivenza, e, come tale, contenente tutto il necessario. Il triangolo sentimentale si tramuta in un Triangolo di eroi: saranno infatti Theresa, Kate e, ovviamente, Ethan a condurre i sopravvissuti in un bunker e, da lì, alla Montagna dove ci sono il quartier generale e l’appartamento di Pilcher. Poi, un topos del racconto epico e delle sue evoluzioni nella storia dei generi, che fa storcere ancora il naso a molti, ma è, sotto alcuni profili, inevitabile: la morte dell’eroe. Ethan si sacrifica per impedire alle aberrazioni di raggiungere i superstiti. Ben viene colpito sulla testa da un frammento generato dall’esplosione ed entra in coma. Pam ammazza quel fanatico di suo fratello (il fratricidio colpisce al cuore da Caino e Abele) e decide di intraprendere un sodalizio con Kate per costruire la nuova Wayward Pines.

STACCO

Sono ormai trascorsi tre anni e Ben, finalmente, riapre gli occhi. Si trova nell’ospedale di Wayward Pines. La bella infermiera che lo attende al suo risveglio e che pare scimmiottare in tutto e per tutto la vecchia, cara, dolce Pam, è la sua amata Amy. Questa, anche se con le lacrime agli occhi, lo ammonisce di stare calmo: sono sorvegliati. Il piccolo Burke abbandona l’ospedale e troverà una città in tutto e per tutto uguale a quella che trovò tre anni prima suo padre. Wayward Pines è tornata ad essere lo stesso luogo falso e angosciante che era all’inizio della serie. Unica differenza: ora c’è una statua che campeggia al centro della città; quella del suo fondatore:

A David Pilcher, Visionario.

Grossomodo questa l’iscrizione.

Come accade di frequente, al titolo italiano – Un nuovo inizio – preferiamo quello inglese, già di per sé abbastanza parlante: Cycle. Sì, perché questa serie, come la Vita, come la Storia, altro non è che un continuo sovrapporsi di cicli. Non è per dare autorevolezza al pezzo che chiameremo sul banco dei testimoni una voce tanto autorevole come quella di Friedrich Nietzsche. Ovviamente stiamo parlando dell’eterno ritorno dell’uguale: insomma la vita nell’Universo muore e rinasce seguendo cicli e rimanendo sempre uguale a sé. Ed è questo che, in qualche modo, ci mostra la puntata finale di Wayward Pines. Tutto, in Wayward Pines, è circolare. Questa è l’impressione che abbiamo avuto già nelle prime puntate, quando Ethan cercava, invano, di scappare dalla città. E tutto resta circolare, ciclico. Nessuna quadratura del cerchio (per rimanere in tema): non viene data nessuna soluzione perfetta a nessun problema, amici. Anzi. Tuttavia, chi scrive ha veramente apprezzato il finale. So benissimo di dire una cosa che mi porterà sulla pubblica gogna, ma poco importa. Ribadisco che Wayward Pines è una serie piena di stonature e che la speranza che venissero a caricarsi di senso nell’armonia della serie, racchiusa nel finale, è andata svanendo dopo i primi dieci minuti di visione. Tuttavia, data la piega narrativa presa dagli eventi, forse non poteva esserci un finale più azzeccato. Eccoci, ancora una volta, indotti alla riflessione: la vera (D)EVOLUZIONE siamo noi. Noi che non riusciamo ad andare oltre ciò che siamo stati, nemmeno di fronte a una carneficina come quella perpetrata dagli Abbie e da Pilcher. E una volta ucciso Dio (si torna sempre a Nietzsche) – perché, diciamolo chiaramente: Pilcher era il Dio di Wayward Pines -, non riusciamo ad appropriarci del paradiso, ma ricreiamo l’inferno da cui siamo venuti, come se fosse una sorte impossibile da scampare, come se ne avessimo bisogno. Ma è davvero così che funzioniamo?

Un saluto agli amici di Wayward Pines Italia  e Serie tv, la nostra droga! 

Written by Elisa Belotti

Siamo qui per parlare di questo mondo e di mille altri, per ridere, riflettere e immaginare. “Sono un idiota, io sono un pazzo, lo so... ma sono stato una buona lettura, giusto?”, vorrei dirvi che è mia, ma mentirei: è di un tale Hunter S. Thompson. Sperando di poterla dire anche io, un giorno.

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