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Vikings è il romanzo della nostalgia

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Il 2020 ha segnato la fine di molte serie tv amate dal pubblico, e fra queste bisogna sicuramente citare Vikings (qui la spiegazione del finale). Ideato e scritto da Michael Hirst, lo show di History ci ha tenuto compagnia per sei stagioni, narrandoci le storie e leggende del popolo norreno fra realtà storica e alcune licenze narrative. Difatti, se da un lato Vikings ci ha raccontato in chiave romanzata le avventure di Ragnar Lothbrok (portato alla vita dal talentuoso Travis Fimmel) e altre figure semi-leggendarie, dall’altra ci ha mostrato la Scandinavia del IX secolo d.C., illustrandoci sia l’epopea danese in Europa che le tradizioni e costumi del mondo normanno. Dunque, sin dall’inizio siamo stati scaraventati in una realtà lontana che ci è stata descritta nei minimi dettagli, soffermandosi sia sull’incontro tra la cultura norrena e anglosassone che sulla profonda psicologia dei personaggi.

Lo show si è ispirato liberamente alle saghe nordiche riportate dal “Gesta Danaroum” di Saxo Gramaticum: mentre tutto ciò che è legato a Ragnar è leggenda, l’esistenza dei figli di Ragnar e della grande armata vichinga che arrivò sulle coste inglesi nell’865 sono documentate storicamente. Anche la storia legata ai sassoni e ai territori del Wessex, Northumbria e Mercia è piuttosto fedele alla realtà dei fatti: Re Ecbert, Aethelwulf, Judith e Re Aelle sono tutti ispirati a persone realmente esistite, anche se nello show sono state riportate con alcune libertà narrative. Libertà che però hanno permesso un maggior approfondimento psicologico dei personaggi, di cui abbiamo scoperto sia la personalità che i forti principi radicati nel loro essere.

Nel corso delle stagioni, Vikings ci ha aperto la porta a una realtà che, per quanto spesso si sia rivelata violenta, non ha potuto che affascinarci.

I vari personaggi (qui la classifica dei più insopportabili) sono infatti legati a specifiche regole religiose, sociali e politiche, che ne determinano comportamenti e modo di pensare. Prendiamo ad esempio i vichinghi: sono politeisti e divisi in clan che spesso si scontrano fra loro. Lavorano la terra e commerciano, anche se gran parte delle loro ricchezze proviene dalle razzie compiute ai danni di popolazioni vicine. Difatti, i vichinghi sono grandi guerrieri, la cui abilità non sta solo nell’organizzazione militare ma anche nella convinzione che morire sul campo di battaglia garantisca l’accesso al Valhalla. Coraggiosi e spregiudicati, sono tanto disinibiti nei costumi sessuali quanto chiusi e diffidenti nei confronti del cristianesimo, considerato un corruttore dei loro principi e cultura.

Tuttavia, tutto questo inizierà a cambiare grazie a Ragnar che, messo di fronte a un mondo diverso dal suo, non potrà che volerne sapere di più. Arriviamo dunque a uno degli elementi più importanti dello show, ovvero i suoi protagonisti. Nel corso delle stagioni abbiamo incontrato diverse personalità, contraddistinte da obblighi religiosi, morali e politici talvolta discordanti. Ma nonostante ciò, molte di queste figure non hanno potuto che attrarsi a vicenda, spinti da un magnetismo misterioso che li ha allontanati dal binario delle loro tradizioni a favore del cambiamento. A favore di un’evoluzione che però non ha mai potuto scacciare completamente il senso di nostalgia verso il passato.

La presenza dell’elemento nostalgico e lo sguardo verso il futuro sono due degli elementi più ricorrenti in Vikings.

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Fra Ragnar, Lagerta, Rollo, Athelstan ed Ecbert, siamo infatti di fronte a personalità che, pur essendo legate alle regole del passato, sono costrette verso i cambiamenti del futuro, che sia a causa di eventi esterni o della loro stessa natura: basti pensare all’ambizioso Ragnar e al suo desiderio di scoperta, a Lagertha e alla necessità di affermarsi nel suo mondo, oppure ad Athelstan e il conflitto fra le sue radici e il fascino esercitato dalla cultura norrena. Tuttavia, questi contrasti sono anche ciò che hanno reso questi personaggi così affascinanti. Sin dall’inizio Lothbrok si mostra infatti un personaggio incredibilmente carismatico, dotato di coraggio, scaltrezza e saggezza. La sua intelligenza è infatti superiore a quella degli altri, grazie soprattutto a un’empatia che lo aiuta a comprendere sia gli amici che i nemici. Visionario, è il primo a capire che la vera ricchezza non sta nei bottini saccheggiati ma nelle informazioni.

È proprio per questo che la figura di Athelstan è così importante in Vikings. Il prete è infatti colui che introduce Ragnar al mondo sassone descrivendone storia e tradizioni. Il vichingo inizia così non solo a comprendere i suoi avversari, ma anche a costruire un profondo rapporto di amicizia con il sassone che, anche se compreso da pochi, sarà fondamentale per il percorso di molti personaggi. Athelstan diventa infatti un’inconsapevole chiave attraverso il quale si leggono i cambiamenti delle varie personalità dello show: mentre alcuni si spingeranno oltre le linee invisibili delle loro tradizioni, altri rimarranno fermi nella loro posizione, incapaci di comprendere ciò che sfida la loro visione del mondo.

Fra quest’ultimi, l’esempio più palese è sicuramente Floki, in cui l’elemento nostalgico è sempre stato molto forte. Tanto geniale quanto folle, il costruttore di navi non solo è geloso del posto che il monaco si è conquistato al fianco di Ragnar, ma nutre anche un odio profondo per ciò che l’uomo rappresenta: il cristianesimo, una religione che non può accettare dal momento che vive attivamente il culto dei suoi dei antichi. Anche Lagertha è inizialmente diffidente nei confronti dei sassoni, ma a differenza di Floki la donna si adatterà per poter conquistare una posizione di rilievo in un mondo in cui deve lottare per prevalere. In Rollo abbiamo invece un caso particolare: feroce e coraggioso ma anche attanagliato dalla gelosia, sarà uno tipico vichingo per anni. Ma la sua affermazione personale non arriverà nella terra che lo lega a Odino ma a Parigi, luogo in cui si costruirà una vita completamente diversa da quella precedente.

Pur concentrandosi principalmente sui vichinghi, Vikings è la storia di più popoli.

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Nel corso degli episodi, assistiamo infatti ad avventure che hanno portato i personaggi verso nuove alleanze e conflitti, permettendoci così di conoscere sia il popolo norreno che quello sassone (e più avanti anche quello francese, russo e Mi’kmaq). Due realtà che vengono rappresentate principalmente da Ragnar, emblema della fierezza vichinga, e Re Ecbert, simbolo dell’Occidente Cristiano. Entrambi uomini dalla mente acuta e curiosa, instaureranno un rapporto politico e personale che ne metterà in luce tanto le differenze quanto le somiglianze. Scaltri, ambiziosi e machiavellici, finiranno infatti per creare una vera e propria amicizia, non priva dell’occasionale tradimento ma comunque testimonianza di quanto sia possibile guardare oltre la propria realtà e trovare punti di contatto.

Difatti anche nella figura di Ecbert ritroviamo non solo la consapevolezza delle regole del mondo in cui vive, ma anche un nostalgico amore per il passato, in particolare i segni lasciati dai romani. Nelle figure rappresentate negli affreschi (spiegate dal buon Athelstan), scorge una gloria e un’intelligenza che nel suo presente non è stata ancora eguagliata da nessun’altro. Nei testi antichi trova tradizioni che lo affascinano profondamente, così come strategie militari che lo aiuteranno nelle sue stesse battaglie.

Ma passiamo ora alle figure femminili di Vikings.

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Nella parte vichinga, il mondo femminile è ben rappresentato da Lagertha, leggendaria e amata tanto quanto Ragnar. La donna è infatti una formidabile shieldmaiden, capace di farsi valere sia sul campo di battaglia che in ambito diplomatico. Ma nonostante la sua forza fisica e mentale sia riconosciuta da tutti, la protagonista dovrà comunque lottare per emergere tra rivali sentimentali e politici. Dunque, anche questo personaggio si ritroverà diviso fra due poli: da un lato il legame con le tradizioni del passato e dall’altro la necessità di trasgredire le regole per ottenere ciò che vuole. Chiaramente, nelle donne di Vikings non troviamo solo questo: in Aslaug troviamo infatti una figura femminile più tradizionale, non dedita alle armi ma alla cura della casa e dei figli. In Kwenthrith troviamo sete di potere e sesso, e un’astuzia che l’aiuterà nelle sue manipolazioni. Abbiamo dunque forza e fragilità, determinazione e sagacia. E, soprattutto nelle ultime stagioni, la nostalgia verso un passato forse più semplice e umile, ma anche più felice. Basti pensare a quanto sia Ragnar che Lagertha si troveranno a desiderare di non aver mai lasciato la fattoria, un luogo che la seconda cercherà di ricreare attraverso un esilio volontario per allontanarsi dalle lotte di potere.

Per allontanarsi anche dalla stessa Kattegat, emblema del rapporto materno con la terra del suo popolo. Simbolo di tutte le vittorie e sconfitte condivise con fratelli e sorelle, della forza vichinga e il suo spirito libero.

Questa città ha un ruolo centrale nello show, ponendosi come un luogo che riflette la storia del popolo norreno, così come la sua ambizione. Non a caso è infatti un territorio che verrà conteso dai figli di Ragnar. Protagonisti delle ultime stagioni di Vikings, questi uomini incarnano diverse parti di Lothbrok, mostrandoci così come l’eredità del passato trovi sempre un modo di ritornare nel presente: in Bjorn ritroviamo lo status di leggenda del padre, in Ivar l’astuzia e la ferocia. In Hvitserk fragilità e dubbi, mentre in Ubbe il desiderio di avventura e scoperta, così come quello di creare un futuro pacifico per la sua gente. In questo modo, lo show ha trovato il modo di ricondurci alla sua premessa iniziale, ovvero esplorare verso nuove terre non solo per la gloria e le ricchezze, ma soprattutto per trovare della terra sulla quale poter coltivare e prosperare. Un luogo da chiamare casa in cui costruire una nuova vita, fra il ricordo del passato e un occhio verso il futuro.

Dunque, cos’è Vikings se non il romanzo della nostalgia? Un racconto di sei stagioni che ci ha parlato di una realtà che, per quanto fosse spesso violenta e caotica, era impregnata di valori e principi ancora oggi capaci ci affascinarci. Di ricordarci quanto in un tempo lontano ci fosse un genuino amore per la scoperta, un solenne rispetto per le proprie radici, così come dinamiche nuove che hanno avvicinato popoli prima estranei. La vera forza della serie sta proprio qui. Vikings dipinge infatti problematiche e tematiche della società moderna, trasportandole in un’epoca in cui erano più che dovute: il confronto con il diverso, il desiderio di scoperta, la differenza fra familiare e ignoto, l’immigrazione verso terre sconosciute. Tutte tematiche e spunti di riflessioni che lo show ci ha proposto per anni, attraverso personaggi che ci hanno mostrato quanto sia possibile andare oltre le distinzioni categoriche, pur non abbandonando mai completamente ciò che li aveva definiti in passato.

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Scritto da Ambra Verzucoli

Sono una ragazza dai mille amori e dai mille interessi, amante della bella musica e del buon cibo, del profumo dei libri e del rumore degli scatti fotografici. Sempre curiosa e in cerca di ispirazione, adoro viaggiare, perdermi nei boschi, incontrare nuove culture e capire chi è diverso da me. Appassionata da sempre di serie TV e cinema, non potrei mai fare a meno della mia dose giornaliera di personaggi eccentrici e universi strabilianti.

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