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#VenerdiVintage – 10 curiosità su Happy Days

Happy Days è una di quelle serie tv che non abbiamo mai visto per intero ma di cui sentiamo di sapere già tutto. Iconica, vintage e popolarissima, Happy Days è una serie tv cult che fino a qualche anno fa passava ancora in televisione. È iniziata nel 1974 e vi sfido a trovarne un’altra, debuttata nello stesso periodo, di cui si parli ancora. Happy Days girava intorno alla famiglia Cunningham di Milwaukee, composta dal padre ferramenta Howard e sua moglie Marion. A loro si aggiungono poi le cruciali figure dei figli: Chuck, il maggiore, Richie e Joanie.

I Cunningham sono una famiglia borghese degli anni 50 americani che cavalcano un’epoca d’oro. I ragazzi vivono il sogno americano, hanno l’imbarazzo della scelta tra le porte a cui bussare, con la certezza che almeno una si aprirà. A completare però la trama arrivano gli amici di Richie che con l’avanzare della serie sono diventati sempre più vere e proprie colonne portanti. Primo fra tutti Fonzie, il bello e dannato ma pieno di saggi consigli. Troviamo anche Warren Weber detto Potsie e il mitico Ralph Malph.

Se anche voi avete l’impressione di conoscere tutto su Happy Days, ecco 10 curiosità che forse ancora non sapete

1) L’addio a Ralph Malph

Happy Days

Ralph Malph era un elemento chiave nel terzetto di amici. Ha talmente segnato il pubblico dell’epoca che anche gli 883, gruppo con Max Pezzali, gli hanno dedicato un piccolo tributo nella canzone Gli anni. Viene citato insieme alla squadra Real Madrid e ai jeans Roy Rogers come simbolo della generazione anni 50.

Ralph Malph è stato interpretato da Donny Most ed esce dal cast dopo la settima stagione, perchè richiamato a prestare servizio militare. In realtà in quegli anni, Donny Most cercava ruoli il più diversi possibile. Disse al suo agente che non avrebbe rinnovato il contratto. Voleva recitare per il grande schermo in film di Hollywood ma anche per il teatro. Decide ufficialmente di lasciare Happy Days dopo il famoso salto dello squalo, che lo fece sentire frustrato e in disaccordo con la nuova piega della serie.

2) La scalata al successo di Fonzie

Arthur Fonzarelli, interpretato da Henry Winkler, è stato la vera rivelazione di Happy Days.

Il suo personaggio incarna un po’ le qualità del classico macho americano anni 50. Orfano di entrambi i genitori saranno poi i Cunningham la sua famiglia. Inizialmente Fonzie era un personaggio minore. Gli autori lo inserirono per rendere più verosimile le vicende e il contesto della serie. Ma dalla seconda stagione in poi, il suo personaggio fu talmente tanto apprezzato che iniziarono a dargli sempre più spazio.

È un ribelle che non si lascia mettere i piedi in testa, ma allo stesso tempo incarna tutti i buoni valori di un ragazzo che senza istruzione o educazione si è fatto da sé. I fan quindi andarono in visibilio per Fonzie che diventò una figura chiave come mentore di Richie. Per questo motivo il fratello maggiore Chuck scompare dalla seconda stagione, il suo ruolo è ormai tutto nelle mani di Fonzie.

È stato addirittura coniato un termine: la sindrome di Fonzie con cui si indica il successo inaspettato e non programmato di un personaggio secondario.

3) Special guest: Tom Hanks

Happy Days

Tom Hanks è uno dei grandi dell’industria cinematografica americana. Si è distinto come attore, in film come Forrest Gump e Cast Away, ma anche come regista e produttore. Forse però in pochi sanno che il suo esordio è stato proprio in Happy Days.

Nel 1982 infatti recita in un episodio della decima stagione Vendetta Tremenda Vendetta. Ha interpretato Dwayne Twitchell un maestro di karatè che si vuole vendicare di Fonzie perché all’asilo l’aveva buttato giù dall’altalena. Si presenta quindi per regolare i conti e questa è la prima volta che vediamo qualcuno picchiare Fonzie. All’epoca Tom Hanks era ancora un attore emergente, ma il successo sarebbe arrivato un paio di anni dopo con Splash – Una sirena a Manhattan per la regia di Ron Howard, il Richie di Happy Days!

4) La carriera di Ron Howard

Richie Cunningham è il vero protagonista della serie fino alla settima stagione. Come per Ralph Malph anche la sua uscita di scena viene giustificata con la partenza per il servizio militare. In verità Ron Howard lasciò lo show per dedicarsi alla regia. Il suo obiettivo, sin dall’inizio era quello di diventare un regista. Si era appena iscritto alla USC’s School of Cinematic Arts di Los Angeles, quando Nixon mise il servizio militare obbligatorio in Vietnam per tutti i ragazzi disoccupati.

Howard perciò firmò il contratto per Happy Days e poco dopo l’ordinanza fu cancellata. Decise poi di riprendere in mano i propri sogni e di studiare finalmente regia. Da allora è diventato un dei registi più affermati di Hollywood e lo troviamo dietro diversi prodotti televisivi tra i più popolari, tra cui Il Grinch, A Beautiful Mind, Il Codice Da Vinci e Solo: A Star Wars Story.

5) John Lennon in visita sul set

Happy Days

Questa foto ha fatto il giro del web. Da sinistra vediamo Ralph Malph, Richie, John Lennon poi Potsie e Fonzie che tiene la mani sulle spalle del figlio di Lennon. La foto è stata scattata durante le riprese del quarto episodio della prima stagione, Mezzanotte di fuoco. Erroneamente si è a lungo creduto che John Lennon abbia portato suo figlio sul set di Happy Days per fargli conoscere gli attori di cui era un grandissimo fan. In realtà le cose sono andate un po’ diversamente.

Nel 1974, Lennon attraversava un periodo di separazione da Yoko Ono e si era trasferito in California con May Pang. Insieme decisero di visitare i Paramount Studios e furono sui set di Mannix e La strana coppia. Lennon stesso era un grande fan della cultura americana anni 50 e probabilmente approvava il contenuto di Happy Days. Per questo motivo si recò sul set per una bellissima foto ricordo.

6) Da Cool a Happy Days

Il titolo iconico con cui tutti conosciamo questa serie tv ha rischiato di essere diverso. Inizialmente l’ideatore Garry Marshall aveva in mente un altro nome, la sua prima scelta era infatti Cool. Sono stati fatti dei test screening, ovvero delle proiezioni di prova in anteprima per valutare quale sarebbe stata la reazione del pubblico. Da questi test è emerso che l’audience avrebbe associato il titolo Cool a una marca di sigarette. Si è optato quindi per un nuovo nome più in linea con lo stile anni 50.

Nel 1930 uscì il film Arcobaleno e tra le canzoni della colonna sonora c’era un brano di Milton Ager intitolato Happy Days are Here Again. Questa canzone è stata poi ripresa nella campagna elettorale per la carica di Presidente da Roosevelt. Fu perciò scelto Happy Days come titolo della serie in modo che richiamasse ancor meglio l’epoca della storia.

Rischiò poi di cambiare nome anche in corso d’opera. Nonostante ormai Happy Days fosse entrato a far parte della cultura popolare, dopo l’ascesa al successo di Fonzie, i produttori proposero di cambiare il titolo in Fonzie’s Happy Days. Ron Howard (Richie) si rifiutò di continuare a far parte del cast se il titolo fosse cambiato, ma non fu così.

7) Henry Winkler non doveva essere Fonzie

Happy Days

Senza Fonzie, Happy Days non sarebbe di certo stata la stessa. Eppure lui è stato scritturato solo per un soffio. Henry Winkler è stato contattato per fare il provino, ma quando arrivò sul set vide un altro ragazzo in lizza per la stessa parte. Micky Dolenz è uno dei protagonista di una fortunata serie tv anni 60, I Monkees. Questa serie racconta le vicende di un giovane gruppo rock, The Monkees, che cercano di farsi strada. Insomma all’epoca sembrava un pezzo grosso e quando Winkler scoprì di doversi misurare con lui, aveva già dato la sconfitta per certa. Dolenz era infatti anche la prima scelta di Garry Marshall.

Cosa ha fatto cambiare idea a Marshall? Dolenz era alto un metro e 82, mentre Richie era più basso di circa 15 cm. Winkler risultava perciò più armonico vicino alla figura del protagonista. Per questo fu lui ed essere richiamato e il resto è storia.

8) I fan della serie

Il successo di Happy Days fu veramente strepitoso. Non c’era ragazzo dell’epoca che non seguisse questo amatissimo show. Purtroppo però qualcuno di loro prese un po’ troppo sul serio la faccenda. Durante le riprese del programma, un giorno Henry Winkler fu contattato sul set da un agente di polizia dello Stato dell’Illinois. La chiamata lo informava che c’era un ragazzo, seduto sul cornice di un altissimo palazzo, che minacciava di buttarsi giù se non fosse riuscito a parlare con Fonzie.

Winkler ovviamente prese la telefonata ed iniziò a parlare con il ragazzo. Questo diciassettenne stava per lanciarsi nel vuoto perchè sognava una carriera da attore come quella di Fonzie, ma sapeva di non avere speranze. Winkler cercò di calmarlo e gli promise la sua collezione di dischi e la possibilità di incontrarsi per parlare di recitazione. Fortunatamente il ragazzo non si gettò e continuò a parlare al telefono con Winkler.

9) Grazie, George Lucas

Happy Days

Tra le diverse difficoltà che questa serie ha dovuto affrontare prima che arrivasse il vero e proprio successo, c’è anche stata una precoce eliminazione. L’episodio pilota di Happy Days infatti venne scartato. Non convinse affatto i produttori che decisero di utilizzarlo come episodio della serie tv Love, American Style. Ogni puntata raccontava una storia diversa e molti erano episodi pilota che non avevano superato i test e quindi non sarebbero stati prodotti.

Poi però usci il film American Graffiti di George Lucas che lanciò la moda per gli anni 50. Così venne ripescata Happy Days per cavalcare questa onda nostalgica lanciata dal regista di Guerre Stellari.

10) Henry Winkler è dislessico

Winkler durante gli anni scolastici ha faticato molto per ottenere dei buoni risultati. Gli fu ufficialmente diagnosticata la dislessia solo a 31 anni. Sempre durante i provini per la parte di Fonzie, gli era stata data una parte da leggere di sole sei righe. Winkler non riuscì a leggerle e andò semplicemente ad interpretazione. Si giustificò dicendo che stava cercando di mostrare l’essenza del personaggio e che se fosse stato scritturato avrebbe recitato alla lettera.

Ha scritto poi anche dei libri sul tema della dislessia e sulle difficoltà che affrontano i ragazzi con questo disturbo sui banchi di scuola. Nel 2011 è stato anche insignito di un riconoscimento da parte dell’Ordine dell’Impero Britannico per la sua ricerca e il suo impegno nel combattere la dislessia infantile.

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