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#VenerdìVintage – 10 motivi per amare La famiglia Addams

C’è un antico proverbio che recita più o meno così:

Parenti serpenti, cugini assassini, fratelli coltelli.

Lo sappiamo tutti che, per quanto sibillina, la saggezza popolare raramente sbaglia. Insomma, la sto prendendo alla larghissima perché vorrei un incipit degno per quella che è stata una delle serie preferite della mia infanzia e che ora è diventata addirittura un luogo dell’anima: La famiglia Addams!

Ok, forse è necessario specificare che già in tenera età avevo un senso dell’orrore e dell’ironia abbastanza sviluppati, ma non è mica necessario leggere Poe o Lovecraft per apprezzare la famiglia più macabra di ogni tempo. Ma che dico ‘apprezzare’, innamorarvene proprio.

Ecco quindi…

10 motivi per amare La famiglia Addams

 

#1 Mercoledì Addams

mercoledì addams

Detesto essere banale, ma in questo caso proprio non mi importa perché io amo spasmodicamente, tremendamente, impunemente Mercoledì Addams. A parte che sono nata di mercoledì e da italiana mi va anche bene il mio nome, ma se fossi stata americana che tuttoèconsentitoancheseridicolo mi sarebbe piaciuto proprio un sacco chiamarmi: Wednesday. In realtà la vera storia del nome di battesimo della piccola di casa Addams è – chiaramente – molto più triste. Una filastrocca inglese dice:

“Wednesday’s child is full of woe”, ovvero: “il bambino che nasce di mercoledì è pieno di sventura”

Peraltro, a un certo punto mi sembra di ricordare che venisse fuori che il secondo nome della bimba è Friday. Cioè, Wednesday Friday Addams: geniale!  Perennemente vestita di nero, il suo passatempo preferito – oltre ad allevare ragni – è quello di cercare di uccidere il fratello Pugsley (alzi la mano chi non ha avuto una brevissima fase in cui avrebbe fatto fuori volentieri suo fratello). E poi, la cosa che mi manda veramente ai matti di Mercoledì Addams è il nome di quella sua bambola decapitata. Si chiama Maria Antonietta, ragazzi. Maria Antonietta. Che creaturina adorabile.

Written by Elisa Belotti

Siamo qui per parlare di questo mondo e di mille altri, per ridere, riflettere e immaginare. “Sono un idiota, io sono un pazzo, lo so... ma sono stato una buona lettura, giusto?”, vorrei dirvi che è mia, ma mentirei: è di un tale Hunter S. Thompson. Sperando di poterla dire anche io, un giorno.

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