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The Boys 5×07 – L’abbraccio dell’amore

Frenchie e Kimiko in The Boys
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C’è una pietà michelangiolesca a chiudere la 5×07 di The Boys. C’è il dolore e l’abbandono, la morte di chi scompare e la sofferenza di chi resta in vita. L’uno nelle braccia dell’altra, come una Madonna con un Cristo, come una madre con suo figlio, come un’amata col suo innamorato. Quando Michelangelo progetta la sua Pietà l’iconografia adottata non è una novità assoluta. Altre volte, soprattutto in gruppi lignei del Nord Europa, si era rappresentato Gesù nelle braccia di Maria. Michelangelo, però, per la prima volta fonde le due figure. Non c’è più distacco, separazione, distanza tra umano e divino ma tenerissima unione.

In The Boys Kimiko sorregge Frenchie.

Ne sopporta il corpo esanime, abbandonato nell’abbraccio della morte. Si lega a lui, si fonde come la Madonna di Michelangelo al suo Cristo. C’è dolore, morte ma anche sentimento. Amore. Ci sono Frenchie e Kimiko al centro del palco, nell’atto finale della loro pièce, nell’ultima stretta. Non è la madonna del sogno psicotico di Patriota. No, è la vera immagine, tutta terrena, tutta umana, del Cristo crocifisso e morto, deposto dalla croce e trattenuto appena, per qualche istante, dal desiderio tutto umano di non lasciare andare il proprio caro. Almeno per un secondo. Un ultimo attimo di corporeo affetto intriso di dolore.


Scena di The Boys
Credits: Prime Video

Kimiko e Frenchie si fondono in quel sentimento irrazionale, in quell'”errore logico” come lo definisce Sister Sage in questo episodio, come l’abbiamo definito noi nella recensione della 5×06 di The Boys intitolata Le conseguenze dell’amore. “L’amore è privo di qualsiasi senso. È stupido, imprevedibile, Socrate lo chiamava una ‘divina pazzia’“, ci ricorda Latte Materno. Non è la psicosi di Patriota che è al contrario assenza d’amore, ricerca disperata di quel tocco umano che non ha mai ricevuto. La sua stretta soffocante a Soldatino è l’opposto dell’abbraccio d’amore di Kimiko per Frenchie. No, l’amore è per Platone ciò che sospinge l’anima, che la eleva, che la spinge fino al sacrificio di sé, non degli altri.

In nome di tutto ciò, di quell’amore assoluto per l’uomo Cristo va incontro alla morte. In nome di tutto ciò Frenchie batte impercettibilmente col dito due volte attirando l’attenzione di Patriota. Sapeva che sarebbe stata morte certa, sapeva che era una pazzia. Ma una divina pazzia. Qualcosa che va contro ogni logica, contro ogni istinto di sopravvivenza e che pure, però, ci riconnette con il mistero che è nel mondo. “Per quanto tu possa essere intelligente c’è ancora mistero nel mondo. Non lo trovi magnifico?“.

È il residuo, il disavanzo, l’anello che non tiene a ogni logica, a ogni razionalità, a ogni ordine matematico.

È quel segmento che costantemente può essere diviso a metà e a metà della metà in eterno rendendo possibile l’esistenza dell’infinito in qualcosa di finito. Questo mistero è vera vita, “uno sbaglio di Natura, // il punto morto del mondo, l’anello che non tiene, // il filo da disbrogliare che finalmente ci metta // nel mezzo di una verità“. In suo nome muore Frenchie in questa 5×07 di The Boys. In nome della divina pazzia d’amore e della speranza che a volte, troppo spesso, sembra debolezza.


Frenchie e Kimiko in The Boys
Credits: Prime Video

Lo sembra, a chi prima a chi poi in The Boys: a Latte Materno, ad Ashley, ad Annie. Tutti e tre rischiano di essere risucchiati dal cinismo del mondo. Vinti dalla volontà di potenza, dal diabolico senso di affermazione personale, dall’idea del mondo che la gentilezza è debolezza. Marvin Milk diventa Mother’s milk a scherno di questa debolezza. Per questa sua premurosa attenzione per l’altro. “Ma sai una cosa, se ti importa in un mondo in cui a nessuno frega un ca**o non sei troppo tenero sei duro come una roccia e quello è è il mio vero io. E anche la vera Annie è così“.

È come afferma il protagonista di quel capolavoro filmico che è Stalker: “La debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza. Ciò che si è irrigidito non vincerà“.


E in quell’immagine finale di The Boys c’è tutta l’umana debolezza ma anche straordinaria forza di un uomo e una donna.

In quell’abbraccio sinuoso, fragile e flessibile c’è la potentissima fragilità dell’amore. Latte Materno e Annie ritrovano quell’immagine in loro stessi. Ritrovano la loro straordinaria debolezza, quella che avevano lasciato andare di fronte al cinismo degli scorsi episodi e dell’inizio di questo. “Da quando avere speranza ed essere ingenui sono diventati la stessa cosa?“, diceva una giovanissima Annie ai provini per i Sette. “Da quando avere speranza ed essere ingenui sono diventati la stessa cosa?“, ripete ora Marie Moreau, una delle protagoniste di Gen V, spin-off di The Boys.

Latte Materno
Credits: Prime Video

Annie abbandona il cinismo e recupera la speranza, quel fiore fragile ma ostinato che per Butcher è rappresentato da Hughie e per Ashley dalla sua seconda faccia. Per quest’ultima però la logica di successo e di sopravvivenza sembra essere più forte dei suoi ideali giovanili e così, ancora una volta, anche in questa 5×07 di The Boys la voce della sua coscienza, l’irrazionalità dell’amore sono messi a tacere dalla paura, dall’istinto di conservazione e dal piacere dell’affermazione individuale come Presidente degli Stati Uniti. “Ti giuro che non sentirai la mia voce mai più“, dice allora la sua “coscienza”.

Per Butcher invece Hughie è sempre là. Provato, malridotto, canarino disorientato in miniera, ma ancora capace di reggere il sottile filo della speranza e dell’umanità. Debole come un Cristo crocifisso eppure insuperabile. A lui, a Kimiko, a Latte Materno, ad Annie, alla speranza che non è ingenuità, all’amore che non è debolezza irrazionale sono affidate le aspettative del finale diThe Boys. Alla speranza che la forza non vincerà. Che c’è un’altra strada al cinismo e che questa strada ancora una volta, per l’ennesima volta, per sempre sia l’amore. Je t’aime, dal primo istante.


Emanuele Di Eugenio