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Un crime thriller classico, fatto bene – La Recensione della serie britannica Legends, ora su Netflix

Legends

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Legends, la miniserie appena sbarcata su Netflix!!

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Legends never die. Le leggende non muoiono mai. E in questo caso le leggende sono le coperture di agenti infiltrati nelle gang criminali che controllano il traffico di droga nell’Inghilterra degli anni Novanta. Sono identità inventate, profili creati ad hoc per risultare credibili in un sottobosco criminale in cui serpeggiano sospetti e diffidenze. Sono storie come tante, alle quali però bisogna credere per restare in vita. Legends, la nuova miniserie sbarcata su Netflix, ripercorre una storia vera, quella di un gruppo di agenti che all’inizio degli anni Novanta, sgominarono uno dei più grandi traffici di droga della storia dell’Inghilterra. Si tratta di un thriller adrenalinico in sei episodi che racconta le varie fasi del lavoro di tre agenti sotto copertura pescati tra gli uomini in servizio alla dogana.

Le morti per overdose rappresentavano un grande problema per l’Inghilterra di quel tempo. I traffici erano fuori controllo, gli spacciatori sempre più difficili da catturare e la circolazione di sostanze stupefacenti mieteva sempre più vittime soprattutto tra i giovanissimi. Fu per questo che Margaret Thatcher decise di metterci la faccia e dichiarare guerra alla droga. Siamo negli anni della fine del suo mandato. La premier britannica apparve su tutte le televisioni pubbliche per annunciare un massiccio intervento del governo sul fronte del contrasto alla droga. Massiccio solo nelle dichiarazioni pubbliche, perché poi le risorse messe a disposizione di Don (Steve Coogan), l’uomo incaricato di mettere su la squadra di agenti, non erano poi molte.


Steve Coogan è Don in Legends
Netflix

Legends mette in evidenza le carenze di un sistema che manda i suoi uomini a combattere una battaglia impossibile senza armi.

È un racconto realistico, che ricostruisce gli anni Novanta senza caricarli di tinte nostalgiche, ma riuscendo a renderne bene l’atmosfera, quella di un’Inghilterra che si avviava alla fine dell’era thatcheriana. Guy (Tom Burke, apprezzato di recente in The Lazarus Project), Kate (Hayley Squires) e Bailey (Aml Ameen, uno degli attori visti in Sens8, una serie su cui Netflix non ha creduto abbastanza) sono i profili scelti per l’operazione. Kate e Bailey hanno il compito di infiltrarsi tra gli uomini del cartello di Liverpool, comandato dal giovane e spietato Declan Carter (Tom Hughes, uno dei volti di Victoria), nato e cresciuto in quella stessa città. Guy invece, lavora da solo. A lui sono affidati i narcotrafficanti curdi comandati da Hakan (Numan Acar), una delle più potenti gang che controllano il passaggio della droga in Gran Bretagna.

Guy si avvale dell’aiuto del greco Mylonas (Gerald Kyd), appena uscito di prigione e stranamente fedele al capo delle operazioni. Mylonas introduce Guy nel substrato criminale della città, dove ogni dettaglio può fare la differenza tra la vita e la morte. Ancor di più in un contesto multietnico in cui inimicizie personali e sottilissime questioni razziali possono procurarti un bossolo in pieno petto per un commento di troppo. Legends è una serie adrenalinica, dal ritmo serratissimo. Le sole sei puntate fanno sì che tutta la trama scivoli via in maniera molto spedita.

Inseguimenti, operazioni rischiose, confronti delicati, riunioni segrete si alternano ai periodici meeting tra gli agenti che si aggiornano di tanto in tanto sulla situazione.

Kate e Bailey durante le operazioni
Netflixlover

L’operazione è talmente radicata nel territorio che finisce per coinvolgere anche altri personaggi, inizialmente estranei alla missione degli agenti della dogana. In particolare, Shaun (Thomas Coombes) ed Eddie (Johnny Harris) finiranno per dare il loro contributo alle operazioni, pur operando dai due lati opposti della barricata. Sono, Shaun ed Eddie, due personaggi cresciuti nel contesto suburbano di Liverpool. Entrambi, chi per una ragione e chi per l’altra, sono rimasti profondamente toccati dalle morti dei giovanissimi che sono finiti vittime degli spacciatori. Tutti e due provano a offrire il loro contributo alla squadra, mettendo a rischio fino alla fine le loro vite e i loro affetti personali.


C’è però un personaggio che catalizza di più su di sé l’attenzione in Legends. Guy è un uomo schivo, un po’ burbero, sempre diretto, poco affine alle chiacchierate e ai convenevoli. È un agente molto pratico, finito a controllare valigie alla dogana ma con un potenziale sprecato in quel reparto. Guy è fortemente motivato a portare avanti la sua missione. Si cala completamente nel personaggio, abbandonando temporaneamente gli affetti e dedicandosi anima e corpo alla leggenda che gli è stata affidata. È qui che Legends pone quello che è poi il tema fondamentale di tutta la serie: cosa succede a un agente quando diventa il personaggio che è costretto ad interpretare.

Esiste una linea di confine tra identità costruita e identità reale? È davvero solo un personaggio inventato quello che deve spingersi al limite per poter restare in vita?

Tutti i personaggi di Legends
Netflix

O è solo la parte oscura di ognuno che viene fuori e che, poco alla volta, prende il sopravvento? Legends never die, ripete continuamente Don. Le leggende non muoiono mai. Accompagnano chi le incarna per tutta la vita, nel bene e nel male. Guy è quello che più di tutti deve affidarsi alla sua nuova identità per sopravvivere. Diventa quell’uomo. Inizia a pensare come lui, ad agire come lui, ad arrabbiarsi e sentirsi frustrato proprio come lo sarebbe lui. È bravissimo nell’interpretare la propria leggenda, ma quel ruolo rischia di diventare una gabbia dalla quale non riesce più a scappare.


Legends è una serie che si rifà molto ai canoni del genere di appartenenza. Costruisce la tensione un tassello per volta, basa il ritmo sull’azione e sulle fughe rocambolesche dei suoi personaggi. È un thriller avvincente, che ricorda le spy stories e i film d’azione degli anni Novanta. Da questo punto di vista, non è un prodotto né particolarmente anticonvenzionale né tantomeno rivoluzionario. Ma, al di là del ritmo adrenalinico, della suspense e degli espedienti narrativi del genere di appartenenza, ciò su cui focalizza molto l’attenzione è la costruzione dei suoi personaggi, il modo in cui questi tentano di convivere con i propri dilemmi interiori.

Legends spinge i suoi personaggi a esplorare il buio che li abita.

Guy e Mylonas durante un'operazione in Legends
Netflix

La vera sfida non è tanto sopravvivere alle operazioni sul campo, amalgamarsi nel contesto criminale, riuscire a non far saltare la copertura. Quel che veramente mette alla prova gli agenti di Legends è riuscire a non perdere se stessi mentre si tenta di essere qualcun altro. Non smarrirsi, recuperare quella parte di sé che bisogna uccidere prima di infiltrarsi negli ambienti criminali. Da quella spirale non sempre si riemerge integri: spesso, in circostanze così stressanti, si rischia di abbattere i confini tra se stessi e le leggende che si devono interpretare.

Legends è una miniserie che prova a concentrare l’attenzione soprattutto sulle difficoltà psicologiche cui vanno incontro i suoi personaggi. La trama ripesca una storia vera e prova a omaggiarne i protagonisti, i cui nomi non sono mai balzati all’attenzione dell’opinione pubblica. Guy, Kate, Bailey, Don e le persone che hanno collaborato a fermare il più grosso carico di droga della storia dell’Inghilterra sono figure sconosciute, rimaste nell’ombra per anni. La gente ricorda i politici e i vertici dello Stato che si lasciavano fotografare davanti al carico sequestrato. Ma nessuno si è mai ricordato i volti di quelli che resero l’impresa possibile. Legends vuole essere perciò prima di tutto un tributo a quegli eroi silenziosi di cui nessuno ricorda i nomi, ma che rischiarono la loro vita per servire il Paese.