Una puntata psicologicamente destabilizzante. Dopo i precedenti capitoli dove From si è concentrata a tessere le fila della trama, a intrecciare i misteri, a preoccuparsi principalmente di intersecare i pezzi dell’intricatissimo puzzle narrativo a cui ci sottopone da anni, nel quarto episodio della quarta stagione From si ricorda di essere anche una serie che fa paura sul serio: si ricorda, insomma, uno dei motivi per cui era nata. Nelle prime due stagioni l’elemento horror di From era infatti molto più dominante, addirittura preponderante rispetto alla parte mistery e alla parte drama, che ora hanno preso decisamente il sopravvento. Da qualche tempo From si è trasformata principalmente in un infernale gioco interattivo, come amo definirlo, e le parti relative al puro terrore si sono via via affievolite sempre più sullo schermo. Una scelta secondo me anche giusta, perchè una serie si deve evolvere: se From avesse continuato a ripetere in loop l’esperienza visiva dei mostri, gli stessi mostri avrebbero perso impatto su di noi, un po’ come è successo con gli zombie in The Walking Dead (che ci terrorizzavano nelle prime due stagioni, e poi sono diventati macchiettistici). Questo mettere da parte l’horror, o tenerlo sullo sfondo per un po’, aiuta paradossalmente e controintuitivamente From a rimanere una serie horror: una serie in cui anche i momenti di silenzio ci entrano nella psiche, e dove quando poi si torna anche a vedere concretamente qualcosa di orrorifico, ci si torna a spaventare sul serio.
In questo senso, il Man in Yellow è un elemento veramente terrificante. E in questa puntata lo ha dimostrato una volta di più
Un elemento twinpeaksiano, ma con un’aura ancor più terribile dei personaggi più oscuri di Twin Peaks (Bob e Sarah Palmer esclusi). Pur non avendo avuto in questa puntata uno screentime significativo, il Man in Yellow ha dominato la scena in modo totalizzante. Il momento in cui ci ha terrorizzati di più, ovviamente, è stato quello in cui incrocia Julie immersa in uno dei suoi viaggi esplorativi nel tempo: lei lo sorprende a mangiare le interiora di un essere umano al bordo della strada, lui la guarda con fare famelico ed esaltato e cammina velocemente verso di lei, con l’intento di divorarsela. Julie fugge e ritorna nella sua dimensione temporale, ma è un momento visivamente terrificante: mentre si dirige a passo veloce verso di lei il Man in Yellow sembra dirigersi verso noi spettatori, e le sembianze di incubo con le gambe di cui parlavo già nella recensione finale della scorsa stagione raggiungono qui il loro peak assoluto.
Oltre alla parte di puro terrore, però, c’è un elemento interessante che non si può non sottolineare: nel volto del Man in Yellow che incontra Julie in un momento lontano del passato, oltre a esserci fame e follia, c’è anche sorpresa. Come se non l’avesse mai vista. E questo va in totale controtendenza con quanto ad esempio abbiamo visto alla fine della scorsa stagione, dove i due sembravano legati da un rapporto di rivalità atavica e di reciproca conoscenza maturata durante i viaggi nel tempo dell’esploratrice Julie. Questo può aprire nuovi scenari: c’è forse ancora qualcosa di modificabile nel loop di From? Opzione che dopo aver visto quanto abbiamo visto in questo episodio, non si può assolutamente scartare.

Quella con Julie è la scena più terrificante della puntata, ma non l’unica in cui il Man in Yellow è protagonista diretto o indiretto. Victor, infatti, ci rivela qualcosa in più rispetto a questa misteriosa figura che probabilmente non rappresenta nemmeno il mostro finale di From, ma che sembra sempre più determinante per condurci alla verità. L’uomo infatti in questo episodio accede a dei ricordi importantissimi legati al Man in Yellow: Victor ricorda infatti come prima di rivelare la sua natura mostruosa, il Man in Yellow si fosse inserito e nascosto all’interno della comunità e avesse addirittura stretto amicizia con Victor. La storia si ripete, quindi, ma in altra forma: allo stesso modo ora il Man in Yellow è integrato nella comunità, ma stavolta ha deciso di assumere le sembianze di una giovane e apparentemente innocua donna che sta cominciando a mettere realmente a soqquadro tutta Fromville.
Ed è solo l’inizio, perchè Sophia probabilmente non ha nemmeno cominciato a fare sul serio

Il fatto che Sophia avesse scelto di vivere con Sarah non in modo casuale era evidente sin dal primo momento, ma la ragazza dai capelli rossi non perde tempo e comincia subito a dar vita al suo tetro teatro di spietata manipolazione nei confronti della coinquilina. Il test del bicchiere d’acqua è appunto solo un test, utile per capire quanto Sarah possa trasformarsi in uno strumento devastante per dar vita al capitolo più terribile di questa stagione, quello accennato da Sophia\Man in Yellow nella prima puntata di From 4 (“La parte che preferisco”, ovvero quella in cui gli abitanti di Fromville si cominceranno a scannare a vicenda). Un test perfettamente riuscito, e che sarà con ogni probabilità solo l’anticamera di azioni ben più terribili che Sarah sarà costretta a fare sotto il controllo mentale del Man in Yellow.
Questa puntata ha avuto inoltre altri punti oscuri, come l’inquietante costruzione di fango messa in atto da Fatima che potrebbe essere veramente tutto e il contrario di tutto: qualcosa di insignificante, qualcosa che serve solo a rassicurarla, oppure qualcosa di inconsapevolmente terribile come è tipico del personaggio di Fatima. E poi c’è il gran finale al lago, che da simbolo di speranza rischia di trasformarsi in ulteriore simbolo di orrore e punto di non ritorno, con le acque che iniziano a fermentare e gorgogliare in modo violento, con delle figure non ben identificate che emergono in modo veemente. Su questo cliffhanger si chiude la puntata, anche se per sapere che opportunità possa davvero offrire il Lago delle Lacrime ci sarà ancora da aspettare (ma qui ci sono le ipotesi più probabili). Ma una cosa è certa: la trama di From avanza, e continua ad aggiungere tasselli di un mosaico narrativo tra i più complicati che abbiamo mai visto, ma che è sempre più evidente sia costruito senza lasciare nulla al caso. Perchè molti elementi ritornano, si ri-collegano a puntate delle scorse stagioni che pensavamo inutili o superflue, e quella ciclicità infernale che i personaggi vivono da sempre comincia a diventare sempre più tangibile anche per noi. Ed è difficile immaginare quale sarà il prossimo paragrafo di questa storia, a quale altra prova devastante verremo sottoposti dal luogo assieme ai malcapitati protagonisti. Ma a chi brama risposte immediate dico una cosa: godetevela, perché una serie del genere non capita tutti i giorni.
Vincenzo Galdieri






