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5 elementi chiave che hanno fatto di The Undoing un successo mondiale

The Undoing

The Undoing ci ha spiazzati tutti in questo inizio 2021. Annunciata per la primavera dello scorso anno, la serie è stata trasmessa negli Stati Uniti a partire da ottobre ed è arrivata in Italia l’8 gennaio. Se non avete ancora letto la nostra recensione, potete farlo qui. La miniserie, diretta da Susanne Bier e tratta dal romanzo di Jean Hanff Korelitz, Una famiglia felice, è stata un grande successo. Nel cast, oltre a Hugh Grant e Nicole Kidman, troviamo anche Donald Sutherland, Édgar Ramírez, Lily Rabe e Matilda De Angelis. Una serie ad alta tensione, un thriller ben congegnato che mescola suspense, dramma, psicologia e giallo giudiziario. La HBO sembra aver azzeccato la scommessa, per il momento.

Tutti parlano di The Undoing, nel bene o nel male. Tutti l’hanno vista o stanno per guardarla. Perché?

È uno degli show più chiacchierati di gennaio e anche tra le nuove proposte più consigliate. La naturale predisposizione al binge watching non ha fatto altro che allargare la fetta di spettatori, incuriositi dal cast e dalla storia messa sullo schermo da Susanne Bier. The Undoing colpisce subito perché è reale. Ingannevole ma non bugiarda, sofisticata ma non ipocrita. Il realismo è una delle caratteristiche peculiari della serie e pervade tutto il tessuto narrativo: la trama, le contorsioni dei personaggi, le dinamiche sociali, persino l’ambientazione di contorno. New York è il contenitore in cui inganni e finzioni si amalgamano. La città, la sua parte più facoltosa, è parte della storia, un personaggio secondario che osserva tutto ma non parla, macchiata anch’essa di una colpa che poco alla volta assume contorni sempre più definiti. The Undoing è una delle serie del momento, ma perché è riuscita ad arrivare così in fretta sulle bocche di tante persone?

Proviamo a individuare cinque elementi chiave che ne hanno fatto un successo mondiale.

1) Hugh Grant e Nicole Kidman

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Banale o forse no. Sta di fatto che la composizione del cast ha influito notevolmente nel proiettare la miniserie HBO verso un pubblico molto ampio. Tutti gli attori danno un contributo inestimabile al progetto, compresi i più giovani. Ma Hugh Grant e Nicole Kidman (che con la HBO aveva già lavorato) fanno anche qualcosa di più. La loro interpretazione è davvero sbalorditiva. Jonathan Fraser ci appare esattamente come dovrebbe essere. La sua natura ambigua e ingannevole si nasconde dietro le espressioni del viso di Hugh Grant, che riesce ad essere insieme un chirurgo empatico, un marito amabile, un padre divertente e un sociopatico assassino. Qualcuno ha definito la sua una delle interpretazioni più riuscite della sua carriera.

Allo stesso modo, Nicole Kidman riesce a trascinarci con lei nel tunnel senza fondo della disperazione e dell’angoscia. Ci conduce nel suo buio, nel labirinto dei suoi dubbi, e lo fa con una forza davvero travolgente. Il suo viso lacerato dall’incertezza, gli occhi che si bagnano di paura, le esitazioni, la consapevolezza che prende forma attraverso i suoi tratti delicati, sono la finestra attraverso la quale osserviamo tutta la storia. Partecipiamo a tutta la storia.

Hugh Grant e Nicole Kidman sono dunque un chiaro elemento di successo di questa serie. Sia perché i loro nomi diventano garanzia di qualità e avvicinano un pubblico più vasto allo show, sia perché l’interpretazione che entrambi tirano fuori è davvero straordinaria e sa dare la spinta in più.

2) Smaschera sapientemente le nostre finzioni

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The Undoing è un thriller psicologico. Ha quella inclinazione a scavare nella mente umana che è propria del genere cui appartiene. Ma la serie HBO va anche oltre, perché riesce a giocare con maestria con le nostre certezze, ribaltandole e disintegrandole. Siamo parte anche noi di una gigantesca illusione che ci accompagna dal primo episodio all’ultimo. La verità è proprio lì, sotto il nostro naso, ma non riusciamo a vederla. Non riusciamo ad incolpare Jonathan, a credere che sia una persona diversa dal marito premuroso che vediamo attraverso lo sguardo di Grace. Nella finzione ci impantaniamo anche noi, da capo a piedi.

The Undoing ci porta a scartare la soluzione più ovvia, quella più probabile, quasi ci fosse un meccanismo di difesa pronto a scattare quando si toccano convinzioni salde e ben radicate.

È proprio questo uno degli elementi più distintivi della serie: sa entrarti nella testa, ti spinge a porti delle domande, a mettere in discussione anche le certezze più granitiche. Smaschera le finzioni, quelle di Grace e le nostre.

3) Ansia, angoscia e dubbi ben orchestrati

Come ogni buon thriller che si rispetti, anche The Undoing sa giocare brillantemente col pathos, sa muoversi su di un filo della tensione che si ispessisce man mano che si va avanti con la visione. Un climax di ansie e angosce che raggiunge il culmine nel finale. L’espediente del plot twist è ovviamente funzionale in questo senso: una scoperta dopo l’altra, una rivelazione alla volta, ci ritroviamo a inseguire una chiarezza che non otterremo mai se non nell’ultimo episodio.

Ogni cosa contribuisce a creare ansia: la morte macabra della vittima, le bugie che si nascondono dietro gli abiti eleganti della New York ricca, l’atteggiamento sospettoso dei personaggi, le scene notturne e le atmosfere cupe, il sospetto che si insinua in ogni cosa, in ogni dettaglio. I dubbi non sono solo disseminati qua e là nella trama: è tutta la serie a costruirsi su un unico, insopportabile dubbio che troverà una risposta solo una volta arrivati in fondo.

4) Il colpo di scena è che non c’è un colpo di scena

Il finale di The Undoing non è piaciuto a tutti e la ragione è molto semplice: non c’è un vero e proprio colpo di scena. Siamo portati a credere all’innocenza di Jonathan Fraser, nonostante tutti gli elementi dicano il contrario. La soluzione è facile, è a portata di mano, è solo la nostra testa che mescola le carte e rimette tutto in discussione. Sospettiamo di Ferdinando Alves, il marito di Elena. Sospettiamo del vecchio Franklin, di un personaggio che non si è ancora palesato ma che siamo certi verrà fuori al momento opportuno. Annusiamo il complotto, capiamo che c’è qualcosa che non torna. Arriviamo a credere addirittura alla colpevolezza del piccolo Henry o della stessa Grace, tutto fuorché l’unica ed evidentissima soluzione.

Nel quinto episodio, gli elementi che fanno pensare che sia stato proprio Jonathan a commettere il terribile delitto si fanno sempre più chiari. Eppure, continuiamo a pensare che alla fine ci sarà un enorme plot twist che ci aprirà finalmente gli occhi con una verità sconcertante. E invece no. Nessun colpo di scena, nessuna verità sorprendente e scioccante. O meglio, non quella che ci saremmo aspettati. Perché in realtà lo shock è proprio lì, negli occhi allucinati dell’assassino che finalmente si rivela e nelle lacrime di Grace che ha avuto il coraggio di mettere insieme i pezzi.

Il vero colpo di scena di The Undoing è che non c’è un colpo di scena. Solo una verità a cui non abbiamo voluto credere per sei interi episodi.

5) Lo sguardo femminile

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La particolarità di questa serie è che è raccontata tutta attraverso gli occhi delle donne. Quelli di Susanne Bier alla regia, quelli della scrittrice Jean Hanff Korelitz da cui la storia è nata e quelli di Nicole Kidman nei panni della protagonista. Una donna è la vittima, una donna è l’avvocato che deve tirare Jonathan fuori dai guai. L’elemento femminile si attorciglia intorno a tutta la storia, a partire dalla sigla, imprimendole uno sguardo profondo, autentico.

Noi ripercorriamo tutta la vicenda attraverso lo sguardo di Grace. Condividiamo le sue angosce di moglie, di madre e di figlia, guardiamo Jonathan con i suoi stessi occhi. È con lei che entriamo in empatia. Ci sentiamo braccate e ingannate, vittime o di un colossale errore o di una gigantesca menzogna. Grace è una donna sola che deve sbrogliare da sé l’intera matassa e noi camminiamo al suo fianco per le strade della città, interrogandoci su tutte quelle questioni che non avremmo mai pensato di mettere in discussione. Grace è una vittima proprio come lo è Elena, sebbene in modi diversi. E il fatto che siano le donne a finire nella trappola dell’uomo affabile e di successo apre ad una riflessione molto più profonda sulla vicenda e ci dà una chiave di lettura ulteriore con cui analizzare la serie.

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Scritto da Serena Verrecchia

Esistono milioni di storie al mondo, preziose e inimitabili. Il nostro compito è solo quello di scovarle, portarle in superficie e imparare ad amarle.
Scrivo di serie tv per un insopprimibile desiderio di bellezza, perché nelle storie, specie in quelle belle, ho trovato il mondo che vorrei.

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