in

Cosa non ha funzionato nella prima stagione di The Society

The Society

Netflix si è resa celebre con prodotti di qualità eccellente, promuovendoli sempre con grande maestria e certosina accuratezza. Con The Society però qualche buco nell’acqua è stato fatto.

Ma partiamo dalle cose positive. Cosa ha funzionato in The Society?

Mi verrebbe da dire boh, ma no. Qualcosa di buono c’è e prende il nome di due dei personaggi della serie. Sam e Grizz. Appaiono poche volte rispetto a tutti gli altri, ma quando ci sono, e sono insieme, sembrano far parte di una serie diversa, una serie che ha degli ottimi elementi. Le loro scene sono costruite bene, danno criterio alla loro storia e invogliano a continuare la visione. Ma finito l’istante sognante torniamo a pensare a tutto ciò che non sono loro e ripiombiamo nella triste realtà.

Ѐ ovvio che per statistica una serie uscita male doveva esserci. Ѐ pur vero che non è bello ciò che è bello. Il problema qui è che non c’entra neanche il gusto personale dello spettatore, in questo caso la difficoltà più grande è stata cercare un senso e una linearità nel corso delle puntate. Ma cerchiamo di andare più nel dettaglio.

Il cast

Composto perlopiù da attori mai visti, The Society è una vera e propria accozzaglia di volti, li conosciamo più o meno tutti durante la stagione e quello che riusciamo a comprendere maggiormente è che non ci sono buoni né cattivi. Non come se fosse una serie dalle mille sfaccettature che riesce a coinvolgerci nelle più profonde pieghe dell’essere umano. Ma perché gli stessi personaggi sembrano il più delle volte vuoti, costruiti senza un criterio logico. Oggettivamente qualcosa in più poteva essere fatto.

I classici criteri di definizione di una serie tv non possono essere attribuiti a The Society. Gli elementi che generalmente danno qualità a un prodotto, anche se fossero stati messi in questa serie, non avrebbero dato i risultati sperati. Perché a mio parere non c’è una base solida su cui modificare o aggiungere punti di svolta nella prima stagione.

Mi spiego. L’elemento morte, che generalmente porta l’attenzione dello spettatore ad alzarsi ed essere particolarmente attivo, qui è utilizzato forse in maniera poco accurata. Nel momento sbagliato mi verrebbe da dire, quando ancora i personaggi non si conoscono a fondo. Farlo emergere più in là nel tempo forse avrebbe dato un’impressione diversa, magari avrebbe promosso molto di più un attaccamento alla vittima.

La trama

Il giusto suggerimento è guardare questa serie senza troppe aspettative. Semplicemente perché non vi porterà a nulla cercare di capire cosa sta succedendo. The Society è un prodotto che va guardato come passatempo, non di certo come cura all’astinenza da Lost. Non nascondo che a volte mi chiedevo perché stavo continuando a guardarla. Perché qualcosa di buono come abbiamo detto c’è, e poi perché la speranza di un miglioramento nelle puntate successive non decade mai. A volte sembra mancare il nesso logico tra un episodio e l’altro, altre volte questo nesso sembra essere troppo debole o addirittura cambiare di continuo distraendo lo spettatore.

Probabilmente un’ambizione più alta per questa serie poteva esserci, ma la trama avrebbe dovuto ricalcare un po’ di più la base da cui prende spunto: Il Signore delle Mosche.

I temi snocciolati nella serie si intervallano, poi nessuno ne parla più, e poi ricompaiono improvvisamente dopo intere puntate. Molti di questi (la maggior parte) non sono ancora stati risolti e questo ha influito negativamente sulla linea logica della serie. Tutto questo ha portato a un mosaico di informazioni che insieme danno l’idea che The Society non abbia un obiettivo preciso.

Il finale

The Society si è conclusa nella speranza di una seconda stagione. Il finale infatti sembra promettere proprio questo. Ora, non mi dilungherò parlando delle milioni di serie che avrebbero meritato una, due, ma pure tre stagioni in più e invece sono state cancellate. Però… diciamo che The Society è un po’ un metro di paragone per questo aspetto.

La conferma di una prossima stagione non è stata data quindi non possiamo ancora sbilanciarci, ma diciamo solo che effettivamente una seconda stagione con queste premesse forse è un po’ troppo. Non perché non possa migliorare nel tempo, ma perché nella modernità del panorama seriale la quantità dei prodotti diventa sempre più ingestibile e The Society rischia di finire nel dimenticatoio delle serie iniziate male anche con una speranza di una seconda stagione migliore.

Leggi anche: The Society – La fantasia adolescenziale in un mondo senza adulti

Written by Alana Santostefano

Si fa fatica a vivere la realtà quando si è capaci di sognare, si è così tanto legati all'astratto che si pensa di dover costruire cose assurde nel presente dell'esistenza unicamente per convincersi di essere vivi.
Sono una sognatrice, una di quelle che si guarda attorno e immagina un'altra vita, una di quelle che non vede l'ora di andare in un posto chiamato 'se stessi' per poter guardare lontano e immaginarsi coperti di nuvole a volare sul tempo.

Johnny Galecki ha raccontato i retroscena di The Big Bang Theory all’Etna Comics

Game of Thrones

10 personaggi di Game of Thrones che sono spariti nel nulla