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L’educazione sentimentale di Sheldon Cooper

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Sheldon Cooper e The Big Bang Theory.

The Big Bang Theory ci ha conquistato per ben 12 anni con la sua comicità pura, con quell’ironia pungente con cui ha dato vita ai suoi personaggi, scienziati dalla mente brillante ma socialmente inadeguati. Quattro amici che, grazie alla loro condizione di nerd e geek, si sono ritrovati in situazioni spesso assurde, oltre che condite da una buona dose di politicamente scorretto. Si tratta di un meccanismo che, oltre a regalarci momenti esilaranti, è servito ad alleggerire la manifestazione dei protagonisti stessi, figure inizialmente caricaturali che col passare del tempo si sono mostrate sempre più reali e sfaccettate.

Basti pensare alla difficile infanzia vissuta da molti di loro, o all’adolescenza dominata dall’incomprensione dei loro talenti. Non c’è dunque da stupirsi se, arrivati all’età adulta, i protagonisti siano alla ricerca di un’identità che possa dare loro indipendenza e significato. Un obiettivo che, come nella migliore delle fiabe, verrà raggiunto attraverso i rapporti di amicizia che li legano. Attraverso un amore sincero che porterà ognuno di loro (chi più, chi meno) a una meravigliosa crescita personale, testimonianza di quanto il cambiamento sia possibile per chiunque. Perché, d’altronde, tutto ciò che serve è una possibilità.

Oppure, nel caso di Sheldon Cooper, una Penny.

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Incredibilmente complesso, Sheldon è il personaggio che più di tutti cambia all’interno dello show. E la sua evoluzione, graduale e armonica, parte proprio con l’arrivo dell’esuberante vicina di casa. Una figura che si è rivelata fondamentale anche per migliorare l’approccio del pubblico ai protagonisti. Penny è infatti una di noi: una persona comune, con una vita ordinaria e un’intelligenza nella norma. Insomma, una ragazza come tante che, in quanto tale, rappresenta gli spettatori che, pur volendo bene agli scienziati, si sono sentiti spesso lontani da loro. O almeno fino a che non ne hanno scoperto personalità e stranezze attraverso le interazioni con il personaggio di Kaley Cuoco.

Fra tutte, sono quelle con Sheldon ad averci regalato le emozioni più intense. Ma non solo. Lo scontro fra queste due personalità così diverse ha infatti messo in luce uno degli aspetti migliori di The Big Bang Theory. Stiamo parlando dell’educazione sentimentale di Sheldon Cooper, di quella crescita emotiva che ha arricchito una serie che, invece di cristallizzarsi sull’immagine iniziale dello scienziato, lo ha fatto evolvere meravigliosamente.

Lo Sheldon che conosciamo all’inizio è un prodigio della scienza.

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Un individuo dall’eccezionale quoziente intellettivo, laureatosi summa cum laude alla giovane età di 14 anni. Tuttavia, nonostante abbia una mente brillante, è chiaro sin da subito quanto non possegga un’intelligenza emotiva altrettanto sviluppata. Una mancanza che si lega in maniera imprescindibile a delle problematiche che vanno oltre un aspetto strettamente caratteriale. Pur venendo affrontate in una prospettiva comica, vanno tenute din considerazione quando si parla della sua evoluzione.

Così come va considerata la sua infanzia difficile, contraddistinta non solo da soprusi ma anche da un padre assente che, pur venendo rivalutato nel corso degli anni, lascerà delle cicatrici in Sheldon. Basti pensare alla volta in cui, a soli 13 anni, lo sorprende a letto con un’altra donna. Un evento traumatico che lo porterà a uno dei suoi comportamenti più iconici e, in retrospettiva, anche più dolorosi. Pur di non dover vivere più una delusione del genere, lo scienziato decide infatti di bussare tre volte prima di entrare in una stanza. Un’abitudine che verrà meno nelle ultime stagioni, quando la fiducia avrà la meglio sulla diffidenza di un ragazzo che aveva dovuto affrontare una verità più grande di lui.

Ma prima di arrivare a questo, Sheldon Cooper dovrà farne di strada.

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Come dicevamo, all’inizio la sua intelligenza emotiva non è all’altezza del suo QI. Spesso offensivo e privo di empatia, nel corso della serie lo vediamo avere diverse difficoltà nell’approcciarsi col prossimo, dimostrando così di non comprendere le normali convenzioni sociali. Ciò che sa gli è stato insegnato dai suoi amici, ma pur provando a metterlo in pratica finisce comunque per apparire robotico, e dunque poco genuino.

Chiaramente, tutto questo non è sinonimo di cattiveria, anzi. Nonostante la sua natura critica e pungente (e la tendenza a sminuire il prossimo), Sheldon è sostanzialmente buono. In lui c’è infatti un’innocente dolcezza che ha saputo scaldarci il cuore nelle occasioni in cui ce l’ha mostrata. Ciò che davvero gli manca è la capacità di gestire le proprie emozioni, di riconoscere quelle altrui, così come l’impatto che le proprie azioni possono avere sul prossimo. Si tratta di un’abilità con cui molti nascono, ma che può essere anche coltivata attraverso pratica, impegno e sostegno. Ed è esattamente questo ciò che succederà allo scienziato.

Inizialmente, per gestire questa sua mancanza, Sheldon Cooper prende a modello Spock di Star Trek.

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Un personaggio di cui ammira la natura stoica e logica, in cui chiaramente si rivede. Ed è così che, nella sua infanzia così come nell’età adulta, decide di seguire il suo esempio, elevandosi al di sopra dei sentimenti umani per affrontare il suo essere diverso. Tuttavia, non ci vorrà molto prima che Penny gli faccia capire quanto il suo approccio non rispecchi la vera natura di Spock: pur mostrandosi impassibile, il vulcaniano è comunque per metà umano, e dunque capace di comprendere e provare le più comuni emozioni umane.

Ciononostante, per anni Sheldon si focalizzerà solo sul mondo scientifico, l’unico ad avere senso ai suoi occhi. Sarà solo con l’aiuto dei suoi amici, Leonard e Penny in primis, che inizierà a navigare nel disordinato e imprevedibile microcosmo della sfera emotiva, andando incontro a una crescita non indifferente. Con il passare degli episodi, imparerà infatti come identificare il sarcasmo, come sviluppare la propria empatia, come mettere i bisogni degli altri prima dei propri. Così come adattarsi a quel cambiamento che aveva sempre ripudiato.

Nonostante sembrasse impossibile, Sheldon cambia e cresce.

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Dall’essere un adulto privo di alcuna educazione sentimentale si trasforma in un uomo capace di gentilezza e premura. Un’evoluzione che non sarebbe mai stata possibile senza lo scontro fra due personalità opposte: il desiderio di Penny di comprendere Sheldon dà infatti risposta al disperato bisogno di quest’ultimo di un amico amorevole che non lo giudichi. E pur trovando questo anche in Leonard, nessuno come Penny riuscirà a domare e motivare così tanto l’impossibile Sheldon. A dargli un amore disinteressato, che lo preparerà poi a quello romantico con Amy.

Con l’arrivo della neurobiologa, assistiamo infatti a un’ulteriore trasformazione che, pur non portandolo a essere un fidanzato e marito perfetto, ci ha mostrato la sua capacità di scendere a compromessi, di compiere quei sacrifici che in passato non avrebbe fatto per nessuno. Un importante traguardo a cui non avremmo mai immaginato di assistere. Così come non avremmo mai immaginato di scoprire uno Sheldon capace di autoregolarsi, di provare empatia, o di esercitare le sue social skills con successo.

Ma chiariamo una cosa. Anche se la spinta decisiva verso il cambiamento gli verrà data dai suoi amici, Sheldon era sempre stato consapevole delle sue limitazioni.

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Durante un confronto con Penny, il personaggio di Jim Parsons confesserà infatti quanto sia frustrante per lui non capire le emozioni degli altri. Dunque, pur non dandolo a vedere, sin dall’inizio in lui c’è un desiderio di reagire in maniera appropriata (se non premurosa), e la sua abitudine di portare una bevanda calda a chi è scosso ne è un perfetto esempio. È vero, prima di studiare e comprendere il prossimo l’uomo ricorrerà a soluzioni discutibili (il robot che legge le emozioni vi dice qualcosa?), ma alla fine deciderà comunque di prendersi questa responsabilità, imparando così a comprendere meglio anche se stesso.

E, ancora una volta, grande parte di questa comprensione nascerà dall’amore ricevuto da Penny. Una mamma, una sorella, una tata e una nonna che gli insegnerà come affrontare la vita. Come dissipare la sua ansia, facendogli capire quanto sia amato per ciò che è, con tutte le sue stranezze e imperfezioni. A questo proposito, non possiamo non citare il confronto nel bagno di “The Celebration Experimentation”, uno meraviglioso e commovente esempio di amicizia.

Circondato da un ambiente emotivamente sicuro, Sheldon Cooper impara dunque a fidarsi, ad ascoltare e a esprimersi.

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A destreggiarsi con quell’intelligenza emotiva che aveva sempre invidiato a Penny. Ovviamente, ciò non significa che lo scienziato non commetterà più passi falsi, anzi. In balia della sua natura, Sheldon continuerà a causare conflitti, ma allo stesso tempo dimostrerà di saper riconoscere i suoi sbagli, cercando di porvi rimedio nel miglior modo possibile. Si tratta di un’evoluzione che viene sintetizzata perfettamente dal finale dello show. “The Stockholm Syndrome” ci mostra infatti quelle che erano le problematiche dello Sheldon iniziale, per poi portarci a un epilogo che ne esalta il meraviglioso cambiamento.

Dopo aver ricevuto il premio Nobel, lo scienziato decide di mettere da parte il suo egocentrismo, portando nel suo discorso di ringraziamento amore, rispetto e autoconsapevolezza. Nel momento più importante della sua vita, Sheldon riconosce i suoi sbagli, così come quanto quella vittoria appartenga anche alla famiglia che lo ha incoraggiato, sostenuto, ispirato e tollerato. E soprattutto che lo ha sempre accettato per quello che è, nonostante le sue mancanze.

Commovente, il finale chiude perfettamente il percorso di Sheldon.

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Pur rimanendo fedele alla sua essenza, il personaggio è andato incontro a una evoluzione che non solo lo ha reso più dinamico, ma anche più credibile e apprezzabile. Siamo stati infatti posti di fronte a un brillante scienziato che, nonostante le sue problematiche, ha saputo arrendersi al cambiamento, mettendosi in discussione e trovando nell’amore l’arma più efficace per migliorarsi. Una strada che lo ha condotto a un lieto fine che non sarebbe mai stato così appagante se fosse rimasto sempre uguale a se stesso. Se non avesse colto l’occasione che gli è stata data dai suoi amici, da quelle guide che, come gli spettatori, hanno assistito a uno dei migliori esempi di educazione sentimentale della serialità.

A una crescita emotiva che, ancora oggi, non può che riempirci il cuore di gioia, orgoglio e soddisfazione.

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