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8 Serie Tv di livello altissimo che speriamo un giorno possano far presa anche in Italia

Black Sails è una delle Serie Tv da vedere

3) Pachinko

Pachinko è una delle Serie Tv da vedere più sottovalutate su Apple TV
Credits: Apple TV

Attraversare tre generazioni di una stessa famiglia coreana, dal Giappone occupato agli Stati Uniti contemporanei, è un’operazione difficile. Ma Pachinko, tratta dal celebre romanzo di Min Jin Lee, riesce a vincere la sfida. La storia segue Sunja, giovane donna coreana costretta a emigrare in Giappone durante l’occupazione coloniale del proprio paese dopo essere rimasta incinta di un uomo sposato, e il racconto si dipana su due linee temporali parallele. Quella degli anni ’20 e ’30, con una giovanissima Sunja e quella degli anni Ottanta a New York, dove sua nipote Solomon tenta di affermarsi nel mondo della finanza americana portando comunque con sé il peso dell’identità coreano-giapponese ereditata dalla propria famiglia.

Al centro della storia troviamo così Sunja, una donna anziana che racchiude decenni di sacrifici, discriminazioni subite e resilienza costruita giorno dopo giorno in un paese che non ha mai smesso di considerare i coreani cittadini di seconda classe. Pachinko affronta così con onestà rara il tema della discriminazione etnica sistemica subita dalla comunità coreana in Giappone, il cosiddetto Zainichi, un capitolo di storia poco conosciuto in occidente, restituendolo attraverso storie personali capaci di rendere universale un dolore specifico e circoscritto. La Serie Tv affronta così le due epoche narrate, utilizzando tre lingue diverse – coreano, giapponese e inglese – ognuna capace di raccontare sfumature diverse dell’identità dei personaggi a seconda del contesto in cui si trovano a parlare. Pachinko restituisce così un racconto familiare capace di parlare di radici, migrazione e sopravvivenza con una maturità che meriterebbe assolutamente una diffusione più ampia anche in Italia.

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4) Rectify, una delle Serie Tv da vedere più intense

Rectify è una Serie Tv da vedere
Credits: Gran Via Productions Zip Works

Diciannove anni nel braccio della morte per un omicidio che forse non ha mai commesso. E poi improvvisamente la libertà, senza preavviso, senza un vero reinserimento possibile in un mondo che nel frattempo è andato avanti senza di lui. Da questa premessa nasce Rectify, forse una delle serie più sottovalutate e profonde mai realizzate.

Daniel Holden torna nella piccola cittadina della Georgia dove è cresciuto dopo che un test del DNA ha messo in discussione la sua condanna. Ma la sua liberazione si trasforma in un lento e doloroso percorso di riadattamento a una realtà che lo osserva con sospetto, che non sa se considerarlo innocente o semplicemente fortunato. La serie si muove con un ritmo volutamente lento, capace di restituire attraverso silenzi il trauma accumulato da quasi due decenni di isolamento carcerario. Un tempo interiore che Daniel fatica a sincronizzare con quello del mondo esterno.

Ray McKinnon, creatore della serie, evita ogni scorciatoia rifiutando sia il thriller giudiziario classico sia il dramma consolatorio sulla redenzione, preferendo invece esplorare con pazienza la psicologia frantumata di un uomo che non sa più chi sia diventato durante quegli anni di reclusione. Attorno a lui si muove una famiglia altrettanto segnata dal trauma, dalla sorella Amantha, combattiva e instancabile nel difenderlo pubblicamente, al fratellastro Teddy, capace di oscillare tra risentimento e desiderio di accettazione. Rectify affronta temi enormi come la giustizia, il perdono, l’identità distrutta e ricostruita restituendo uno dei ritratti più umani e dolorosi mai realizzati sul prezzo pagato da chi il sistema giudiziario ha spezzato senza mai davvero ripararlo.

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