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10 Serie Tv che avrebbero dovuto fermarsi dopo la prima stagione

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ATTENZIONE: l’articolo potrebbe contenere spoiler su 13 Reasons Why, La Casa di Carta, Big Little Lies, The Sinner, Altered Carbon, Scream Queens, Black Monday, Riverdale, Unreal, Wayward Pines

Sono tante le serie tv che ci hanno catturato per molteplici stagioni, trasportandoci in una lunga e dettagliata narrazione (qui vi abbiamo parlato di quelle più lunghe su Amazon Prime Video). Tuttavia, non sempre una storia ha bisogno di più capitoli per essere raccontata. A volte ciò che basta è un’ottima singola stagione che possa seguire lo sviluppo naturale degli eventi. Non a caso, negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di molte miniserie (qui troverete le cinque più sottovalutate su Netflix), brevi ma sostanziosi racconti che sono riusciti a catturarci grazie all’importanza dei temi affrontati, o al fascino dei loro personaggi.

Tuttavia, ciò che nasce come una miniserie può anche rischiare di trasformarsi in uno show che, nonostante abbia già trovato la sua naturale conclusione, viene comunque portato avanti. Oggi vi vogliamo parlare proprio di quei prodotti che, pur essendo perfetti così com’erano, sono stati prolungati con una forzatura, o con un’espansione dell’universo narrativo non soddisfacente. Dunque, capirete perché non abbiamo voluto includere Westworld o The End of The F***ing World nella nostra selezione. Nonostante le prime stagioni fossero perfette così com’erano, le vicende raccontate avevano ancora un margine per continuare a essere esplorate. Ma non è sempre così.

Vediamo dunque insieme 10 Serie Tv che avrebbero dovuto fermarsi dopo la prima stagione.

1) 13 Reasons Why

Basata sul romanzo di Jay Asher, la prima stagione di 13 Reasons Why ci ha raccontato i tredici motivi che hanno spinto Hannah Baker a togliersi la vita. Le cassette registrate dalla protagonista ci hanno infatti dato la possibilità di conoscere ogni aspetto della sua vita, svelando le colpe di amici, parenti e insegnanti. E facendo anche emergere tematiche delicate ma estremamente importanti come bullismo, violenza sessuale e suicidio.

Grazie al suo approccio narrativo e a un ottimo cast, la prima stagione era riuscita a colpire nel segno. Purtroppo, il successo dello show ha portato alla nascita di altre stagioni che, pur continuando a trattare temi rilevanti e attuali, sono risultate forzate (esattamente come è successo con Riverdale). Se la seconda stagione può aver dato un senso di chiusura alla famiglia Baker, la terza e quarta si sono perse in storyline confuse e una narrazione ripetitiva senza ritmo o mistero. Ed è così che quello che poteva essere una serie tv di denuncia si è trasformata in un teen drama come un altro.

2) La Casa di Carta

La casa di carta Riverdale

Nonostante su Netflix sia divisa in due parti, la prima stagione de La Casa di Carta comprende i 22 episodi che erano stati rilasciati inizialmente su Antena 3. Grazie alla sua premessa interessante, personalità accattivanti e quel pizzico di trash che sa intrattenere, il primo capitolo dello show aveva convinto sia il pubblico che la critica. Pur non puntando tutto sulla qualità come questi Originali Netflix, La Casa di Carta ha infatti saputo lasciare il segno, diventando un vero e proprio fenomeno mediatico. Ma la prima stagione, per quanto piacevole, non aveva davvero bisogno di un seguito.

Nonostante i problemi incontrati e le tensioni interne, il gruppo del Professore era riuscito a portare a termine il suo ambizioso piano, chiudendo perfettamente il cerchio. Ma quando un prodotto ha così tanto successo, è difficile resistere alla tentazione di continuare a venderlo. Ed è così che lo show è stato rinnovato per una terza e quarta stagione, con un quinto (e ultimo) capitolo in arrivo. Una scelta che però non è mai stata necessaria. Difatti, dopo la prima stagione le storyline si sono fatte ripetitive, i personaggi hanno perso consistenza e certe scelte narrative hanno superato fin troppo i limiti dell’assurdo. Un po’ come è successo con Riverdale.

3) Big Little Lies

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Tratta dal romanzo di Liane Moriarty, la prima stagione di Big Little Lies è un racconto coinvolgente ed emozionante, che ha saputo trasformare un misterioso omicidio in un’elegia sugli abusi subiti dalle donne. Dal cast stellare, questa presunta miniserie segue le vicende delle “Cinque di Monterey“, madri e mogli che racconteranno bugie sia a se stesse che ai loro partner, così come alle autorità. Ma dietro a queste menzogne troviamo donne alle prese con piccoli e grandi problemi, fra matrimoni falliti, abusi e traumi: tematiche che sono state affrontate con grande intelligenza nel corso di 7 episodi.

Tuttavia, nonostante fosse ben recitata e avvincente, la serie non aveva bisogno di una seconda stagione. Difatti, il primo capitolo era completo, avendo coperto tutto il materiale del romanzo. Ma ciò non ha comunque fermato HBO che, consapevole del successo ottenuto, ha deciso di rinnovare lo show. Siamo chiari, il secondo capitolo non è male, e l’aggiunta di Meryl Streep ha portato qualcosa di nuovo alla serie. Ma ciò non toglie il fatto che forse sarebbe stato meglio fermarsi prima, mantenendo intatta una storia che era già riuscita a colpire il pubblico.

4) The Sinner

The Sinner

Ispirata al romanzo omonimo di Petra Hammesfahr, The Sinner nasce come una miniserie capace di parlarci di traumi e del modo in cui spesso vengano sottovalutati. Ma non dal Detective Harry Ambrose che, mostrando empatia e tenacia, cercherà di comprendere la storia di Cora e andare al di là delle apparenze. È così che scopriamo quanto gli abusi possano trasformare una vittima in criminale, e quanto nessuno sia mai semplicemente buono o cattivo. Perpetratrice e vittima di violenza, la protagonista si rivela infatti una donna estremamente complessa, oltre che una madre disposta a tutto pur di proteggere il figlio.

Il tema dell’abuso familiare e del rapporto madre/figli è di nuovo al centro della seconda stagione che, pur riuscendo a parlarci della psiche umana, non era necessaria. La storia di Cora era riuscita a colpire gli spettatori, a sconvolgerlo. Ma una volta arrivati all’ultimo episodio, non c’era nient’altro da dire. È per questo che lo show ha adottato una soluzione antologica dopo la prima stagione: un’espansione dell’universo che, per quanto sia stata eseguita bene, si è rivelata anche superflua.

5) Altered Carbon

Con Altered Carbon, Netflix ha voluto gettarsi nella fantascienza, ottenendo un ottimo risultato. La prima stagione ci ha trasportato in un universo dalla mitologia affascinante, in cui atmosfere noir e tecnologia cyberpunk hanno saputo bilanciarsi perfettamente. Attraverso la storia di Takeshi Kovacs il pubblico ha avuto la possibilità di scoprire un mondo in cui il confine fra vita e morte è stato superato, e le conseguenze che questa scoperta ha portato con sé. In un contesto in cui la civiltà è prigioniera di un conflitto eterno, i fantasmi del passato di Kovacs hanno avuto un ruolo fondamentale nella prima stagione, che deve parte del suo successo a questo personaggio che poteva essere approfondito ulteriormente nella seconda stagione.

Ma dopo l’epico finale del primo capitolo, lo show è finito per riproporci più o meno le stesse storyline. Difatti, pur mantenendo lo stesso stile della prima stagione, la seconda non è riuscita ad avere lo stesso impatto. La narrazione è dinamica e il ritmo sempre ben sostenuto, ma ciò non ha compensato il cambio del protagonista che, purtroppo, non ha convinto pienamente. Complice forse una scrittura meno interessante rispetto al passato, ma anche la sensazione di ritrovarsi di fronte a qualcosa di già visto. A un prodotto che non aveva davvero bisogno di essere rivisitato ancora una volta.

6) Scream Queens

serie tv Riverdale

Scream Queens è una comedy nera che ci ha presentato situazioni tanto estreme quanto esilaranti. Unendo il trash con l’horror, Ryan Murphy è riuscito a creare un prodotto originale, capace di coinvolgere e divertire. Potendo contare su scenari assurdi ma geniali e personalità esasperate ma avvincenti, la prima stagione ha saputo intrattenerci attraverso una velata critica della società e una parodia del genere horror.

Ma quello che aveva reso speciale la prima stagione non è stato replicato nella seconda (così come è successo con Riverdale).

Difatti, il secondo capitolo non ha portato niente di nuovo all’universo creato da Murphy, che ha ricorso a storyline molto simili a quelle precedenti, ponendo inoltre i personaggi in contesti veramente troppo improbabili. Dunque, la formula che era stata sfruttata nella prima stagione non ha avuto lo stesso effetto nella seconda, che è stata sopraffatta completamente da momenti trash e demenziali.

7) Black Monday

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Con Black Monday, Jordan Cahan e David Caspe hanno voluto raccontare a modo loro un pezzo di storia borsistica: il lunedì nero del 19 ottobre 1987, quando i mercati mondiali subirono una discesa del valore dei titoli. Un evento di cui non si conoscono le cause e che ha dunque permesso agli autori di avere una totale libertà creativa. È così che Cahan e Caspe hanno pensato a una dark comedy capace di intrattenere, senza perdersi in troppi dettagli storici o critiche etiche. La prima stagione di Black Monday è un gioiellino della comicità che ci ha proposto uno scenario assolutamente accattivante. Ma con la seconda stagione, gli showrunner hanno voluto andare oltre questo evento, mostrandoci il destino dei personaggi e facendo emergere tematiche importanti. Ma nonostante l’ottima scrittura e l’irresistibile caos creativo della seconda stagione, forse lo show avrebbe dovuto fermarsi con la prima, affermandosi così come una divertente e brillante serie evento.

8) Riverdale

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La prima stagione di Riverdale era veramente promettente.

Fra misteri da risolvere e personaggi dal grande potenziale, Riverdale aveva le carte in regola per diventare un teen drama interessante, che potesse equilibrare l’elemento mistery con i drammi adolescenziali. Tuttavia, dopo aver lasciato il segno con il mistero della morte di Jason Blossom, Riverdale ha iniziato a perdersi in storyline confuse e surreali, mettendo a dura prova la sospensione dell’incredulità degli spettatori. Le vicende che ci sono state presentate sono diventate sempre più strane e contorte, e quello che poteva essere un prodotto godibile si è trasformato in un conglomerato di assurdità, in cui i protagonisti si sono ritrovati spesso a commettere gli stessi errori. O comunque ad annullare la crescita affrontata negli episodi precedenti.

Nonostante la sua deriva trash, lo show continua ad avere un seguito accanito. Ma, con il senno di poi, sarebbe stato meglio fermare Riverdale dopo la prima stagione, lasciando ai posteri un avvincente mystery teen drama.

9) Unreal

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Irriverente e intrigante, la prima stagione di Unreal ci trascina dietro le quinte di un reality show fittizio, facendo emergere tutte le manipolazioni alla base di questo mondo. Unendo il dramma con il falso documentario, lo show ha infatti costruito un resoconto dettagliato e sarcastico dei meccanismi che generano uno show televisivo: un sistema che gioca con gli spettatori ma anche con gli stessi partecipanti del reality, manipolati spesso affinché possano aumentare gli ascolti.

Inoltre, grazie ai suoi personaggi la serie ci ha potuto mostrare le infinite sfumature del comportamento umano, una scelta narrativa che abbiamo trovato anche nelle stagioni successive. Tuttavia, nonostante abbia continuato a intrattenere e colpire, già dalla seconda stagione Unreal ha iniziato a perdersi in storyline mal concepite e tematiche non sempre affrontate nel miglior modo (esattamente come in Riverdale). Ricorrendo poi a storie al limite e fuori dagli schemi, lo show ha iniziato a perdere mordente, finendo poi per essere cancellato senza alcun preavviso. Un vero peccato per un prodotto che, se si fosse fermato alla prima stagione, sarebbe stato ricordato come una miniserie intelligente e accattivante.

10) Wayward Pines

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Wayward Pines era nata come una miniserie che potesse raccontare la storia della trilogia di romanzi di Blake Crouch. La prima stagione ci trascina nella ridente e inquietante cittadina di Wayward Pines, un luogo apparentemente perfetto che però si rivelerà essere tutt’altro. Attraverso gli occhi di Ethan Burke veniamo trascinati in uno scenario distopico veramente interessante, che si paleserà solo alla fine del primo capitolo. Dopo essersi posto mille domande e formulato altrettante ipotesi, il protagonista scoprirà infatti una realtà spaventosa: un rifugio creato per salvare l’umanità, ma anche per tenerla prigioniera e all’oscuro della verità.

Con il mistero di Wayward Pines svelato e la morte di Ethan, lo show non aveva davvero bisogno di andare avanti. Sorprendentemente, la Fox decise di ordinare una seconda stagione che però non ha sortito lo stesso effetto della prima: la narrazione è lenta e flemmatica, i dialoghi sono spesso tediosi e la chimica fra i personaggi non è delle migliori. Inoltre, il nuovo protagonista non è stato all’altezza del suo predecessore, affossando ulteriormente questo tentativo di espandere l’universo narrativo. Invece che portare qualcosa di nuovo, il secondo capitolo ha peggiorato i punti deboli del primo ciclo di episodi, portando alla deriva una miniserie che aveva già condiviso con il pubblico tutto ciò che poteva raccontare.

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