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7 film contemporanei in bianco e nero

3. Mank

Credits: Netflix International Pictures, Flying Studio Pictures, Panic Pictures, Blue Light

Mank è un’opera particolare nella filmografia di David Fincher, un film che guarda al passato del cinema hollywoodiano con uno sguardo allo stesso tempo filologico e critico. Al centro c’è la figura di Herman J. Mankiewicz, sceneggiatore brillante e autodistruttivo, noto soprattutto per aver co-scritto Quarto potere insieme a Orson Welles. Fincher costruisce il film come un mosaico di ricordi, dialoghi taglienti e dinamiche di potere, immergendo lo spettatore nella Hollywood degli anni ’30 e ’40. Il racconto non è immediato: Fincher non semplifica, anzi chiede allo spettatore di orientarsi tra nomi, riferimenti storici e salti temporali. Ma è proprio questa complessità a rendere il film affascinante, perché restituisce il senso di un’epoca e di un ambiente in cui cinema, politica e potere economico erano profondamente intrecciati.

La scelta di realizzare un film in bianco e nero è centrale anche in Mank, ma con una funzione diversa rispetto ad altri film contemporanei. Qui non si tratta solo di evocare il passato, bensì di ricreare l’estetica e l’atmosfera del cinema classico hollywoodiano, in particolare quella di Quarto potere. L’atmosfera è uno degli elementi più riusciti del film. I dialoghi, rapidi e pieni di sottotesti, ricordano quelli del cinema classico, mentre la colonna sonora accompagna con discrezione, senza mai sovrastare le immagini. Mank è un film che non cerca di essere immediatamente accessibile, ma che ripaga chi è disposto a seguirlo nel suo ritmo e nella sua complessità. Il bianco e nero non è solo una scelta estetica, ma il cuore stesso del progetto: un modo per dialogare con la storia del cinema e, allo stesso tempo, per interrogarsi su come quella storia sia stata raccontata.

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4. Frantz

Credits: Mandarin Cinéma, X-Filme Creative Pool

Diretto da François Ozon, Frantz è delicato e malinconico e riflette sulle conseguenze emotive della guerra e sul peso delle bugie. La storia segue Anna, una giovane donna tedesca che piange la morte del fidanzato Frantz, caduto in guerra. La sua vita è sospesa tra il lutto e la routine quotidiana accanto ai genitori del ragazzo, finché un giorno compare Adrien, un misterioso giovane francese che sostiene di essere stato amico di Frantz a Parigi. La sua presenza destabilizza gli equilibri. Tuttavia, man mano che la narrazione procede, emergono verità più complesse, e ciò che sembrava un conforto si trasforma in qualcosa di più ambiguo. La trama non punta su colpi di scena eclatanti, ma su una tensione sottile, costruita attraverso silenzi, sguardi e rivelazioni graduali. Il tema centrale è quello della verità: Frantz diventa una riflessione universale sul dolore e sulle strategie che le persone adottano per affrontarlo.

La scelta del bianco e nero è particolarmente significativa. Per gran parte del film, Ozon utilizza una fotografia priva di colore che sottolinea il lutto, la rigidità sociale e il clima emotivo dei protagonisti. Tuttavia, in alcuni momenti specifici, il colore emerge improvvisamente. Queste brevi aperture cromatiche non sono casuali: rappresentano ricordi, possibilità, illusioni o momenti di intensa emozione. Frantz è un’opera che parla a bassa voce, ma con grande intensità. L’estetica del film è raffinata, quasi pittorica. Le inquadrature sono composte con cura, e ogni scena sembra studiata per trasmettere un preciso stato d’animo. Le atmosfere sono sospese, cariche di una malinconia costante che non diventa mai eccessiva. È un film che invita a riflettere, senza offrire risposte semplici, e che lascia nello spettatore una sensazione persistente, fatta di dubbi, emozioni e memoria.

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