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15 opening vintage delle Serie Tv che ci fanno venire la pelle d’oca

Il seguente articolo contiene spoiler su: Friends, Scrubs, Dawson’s Creek, Willy Il Principe di Bel Air, Roswell, X-Files, The West Wing, Twin Peaks, Six Feet Under, Buffy l’Ammazzavampiri, La Signora in Giallo, Walker Texas Ranger, Baywatch, Saranno Famosi e I Simpson.

Il primo impatto di una serie tv è dato dal suo pilot, ma il primo impatto quando vuoi continuarla è dato dalla sua sigla. L’opening di un prodotto deve esser in grado di accompagnare lo spettatore dal momento in cui è quasi completamente all’oscuro della serie, fino all’ultima puntata dove gli manca da scoprire solo il finale. Una buona sigla deve bilanciare attrattiva sul pubblico generalista e significati più profondi per i fan accaniti. Metafore e immagini pregne di significato che però non inficiano la musicalità e il ritmo della opening. Il tutto rispecchiando il contesto sociale nel quale la serie tv viene rilasciata e distribuita. Oggi vogliamo volgere lo sguardo all’indietro verso chi con questi mantra ha fatto la storia.

Indietro di vent’anni e più, abbiamo cercato quindici serie tv vintage la cui opening è iconica e ancora oggi ha un legame così stretto col nostro cuore da farci emozionare e venire la pelle d’oca. Sia esso legato a una canzone diventata cult, al simbolismo che ci fa rabbrividire dal terrore ancora oggi o a quella sensazione di tuffo nel passato che ci fa rivivere la nostra infanzia e adolescenza davanti a qualche programma televisivo come Baywatch. Emozioni che provengono da diversi punti del nostro cervello, dei nostri ricordi e della nostra vita, ma che non abbiamo mai perso per strada.

The West Wing

Davanti a una situazione l’uomo può prendere due strade: l’approccio negativo o quello positivo. Può decidere di incolpare il prossimo, lamentarsi dei problemi e ingannare chiunque pur di vederli fallire; oppure può scegliere di rimboccarsi le maniche e dimostrare che si può fare di meglio dando l’esempio a chiunque lo stia guardando. Nel 1999 Aaron Sorkin prese la seconda strada cambiando per sempre il mondo delle serie tv grazie a The West Wing: mostrò al pubblico un mondo politico in cui il bene del popolo è al centro degli interessi e la competenza è l’unico modo per ottenere il successo.

Ad adornare questo capolavoro scelse una sigla dai toni patriottici e speranzosi. Un riadattamento intelligente della famosa “Tapsusata ai funerali militari, unendo rispetto per il prossimo e voglia di andare avanti in dei titoli di testa che pian piano mostrano i nostri protagonisti in contesto lavorativi. Una soluzione semplice ed efficace che ancora oggi ci fa venire i brividi durante il crescendo della melodia nelle nostre orecchie, per poi rallentare in modo leggiadro per introdurre l’ennesima puntata della serie tv.

Friends

È impossibile spiegare cosa rappresenti Friends per noi fan a qualcuno che questa serie tv non l’ha mai veramente vista. Friends non è solo il racconto della dinamica giornaliera di un gruppo di sei amici e allo stesso tempo non è niente più di quello. È una narrazione emotiva e scanzonata della vita e dell’amicizia tramite una lente che rende il tutto più divertente, ma non per questo meno importante. Friends ci fa provare gioia in ogni suo momento ed è per questo che una sigla con i sei attori che ridono e scherzano intorno a una fontana è tutto quello che ci serve.

Una dinamica semplice e diretta, senza tanti sottotesti o messaggi velati: la voglia di mettere su schermo un messaggio chiaro che inneggia al divertimento e all’amicizia. “I’ll be there for you” è un mantra e non solo l’inizio di una delle sigle che ancora oggi ci fanno provare emozioni. È incredibile pensare a cosa questa serie e il suo essere semplicemente chiara abbia fatto per noi.

La Signora in Giallo

In fretta, di corsa, senza lasciarci il tempo di capire di fronte a quale viaggio nel tempo la nostra mente stia affrontando: è così che la sigla de La Signora in Giallo riesce ancora a farci provare qualcosa dopo tutti questi anni. Pensavamo che i crimini risolti dalla Fletcher fossero cose che avremmo dimenticato da lì a poco, ma quelle piccole esperienze mistery su Rai 1 ci hanno regalato momenti di gioia ad assistere agli episodi in famiglia. Un prodotto del 1984 che fu in grado di proseguire la sua corsa fino alla sfortunata concomitanza con Friends negli Stati Uniti, ma che mai ha avuto crolli di qualità.

Le emozioni più grandi sono quelle che proviamo da bambini e per sbaglio chiudiamo dentro di noi senza accorgercene: di sicuro le sensazioni provate davanti alla sigla de La Signora in Giallo non sono le stessi se non si ha passato l’infanzia ad assistervi, ma per noi è così e di tanto in tanto ci fa piacere ricordare quei giorni e quelle sensazioni. Reazioni pure e chiare, senza bisogno di una simpatica investigatrice improvvisata a risolvere i misteri della nostra mente, anche se ci farebbe piacere.

Buffy l’Ammazzavampiri

La sigla di Buffy l’Ammazzavampiri ha i classici stilemi tipici di una opening anni ’90: rapidi spezzoni della serie tv che riescono a trasmettere sin da subito il tono della narrazione, senza però rovinare la sorpresa o svelare segreti ancora da scoprire. L’introduzione da noi è diventata parte integrante delle mattine a casa: “Per ogni generazione c’è una prescelta che si erge contro i vampiri, i demoni e le forze delle tenebre. Lei è la cacciatrice”, poche semplici parole in grado di dare la carica allo spetattore con un tono di importanza e leggenda.

La musica rock che accompagna il montaggio è l’altro fattore grazie al quale la serie ci svegliava a palla: di sicuro era impossibile tornare ad addormentarsi quando partiva in televisione. Buffy è stato uno dei prodotti che ha condizionato i gusti dei grandi fan delle serie tv oggi e ti mostrava velocemente ogni suo aspetto più interesasnte ancora prima che iniziassero gli episodi. Una strategia di marketing che riuscì a sfondare anche nella sua semplicità e in mezzo alla massa.

Saranno Famosi

Pochi prodotti nella storia del piccolo e grande schermo sono così legati a una singola canzone in ogni loro aspetto come Saranno Famosi lo è con Fame di Irene Cara. Ogni aspetto della serie tv anni ’70 voleva partire da questa canzone utilizzata già nella sigla per creare un mood con il giusto interesse verso le vicende dei personaggi. Una passione per la danza, la voglia di farcela e di avere successo, la gioventù pronta a bruciare di energia e dimostrarsi in grado di prendere quel che desidera.

La sigla riesce a riassumere il tutto con un montaggio che sembra una coreografia di ballo, dove vediamo il vero lato appassionato di questo mondo e noi stessi veniamo trascinati dentro questa spirale di amore per la danza. I brividi di Saranno Famosi sono legati a tanti fattori, ma non per ultimo il vedere come cinquant’anni fa i sogni e l’energia della gioventù non distavano così tanto da quelli attuali. E alla fine sono veramente diventuti famosi per sempre, meritatamente.

Willy il Principe di Bel Air

Abbiamo amato e adorato un numero di sigle spropositato nel corso degli anni. Ogni persona ha la sua opening preferita, la canzone alla quale ripensa in continuazione o quella che la emoziona dopo le primissime note. Ma nessuna sigla è riuscita a sfondare a livello di fenomeno a tutto tondo in Italia come quella di Willy il Principe di Bel Air. La scelta coraggiosa di tradurre e riadattare completamente un pezzo rap nella nostra lingua ha avuto i suoi frutti e a oggi chiunque conosce ogni singola parola della canzone.

Tra l’altro sottovalutiamo troppo la genialità di raccontare al pubblico praticamente tutte le vicende che hanno portato al primo episodio della serie già nella sigla, preparando il pubblico e rispondendo alle domande iniziali che chiunque si fa quando si approccia per la prima volta a una serie tv. Questa è la maxistoria di come la sua e la nostra vita sia cambiata, capovolta, sottosopra sia finita: il tutto grazie a una sigla dai sound degli anni 2000, ma mai veramente invecchiata dentro di noi.

Baywatch

Chi non ha mai vissuto l’epoca di Baywatch non capirà mai perché questa sigla sia così amata e con così tante emozioni. Inoltre dato il nostro amore per Joey e Chandler non potevamo non inserirla in lista. Quella di Baywatch era un’epoca diversa, dove il messaggio più importante da diffondere in televisione era la fiducia nel prossimo, il fare la scelta giusta e l’aiutare chi è in difficoltà. Una serie su dei bagnini che rischiano la vita era il concetto più facile per esprimere tutto questo con un tono leggero e scanzonato.

Negli anni la sigla di Baywatch è diventata nota nei giovani soprattutto per i gran bei fisici degli attori messi in mostra nelle scene a rallentatore, ma ai tempi la carica e l’energia che metteva negli spettatori questa sigla è difficilmente spiegabile. Era un appuntamento di famiglia, su Italia 1, dove sia l’occhio che il cuore avevano la loro parte e gli anni ’80 si preparavano a dare l’ultimo saluto al mondo da una spiaggia affollata e con ancora bisogno di aiuto grazie a Baywatch.

Twin Peaks

Forse nessuna opening nella storia delle serie tv rappresenta meglio di così la dicotomia tra detto e non detto nei suoi lenti ed estenuanti momenti di presentazione. La sigla di Twin Peaks è tranquilla, rispettosa, con immagini ben scandite di vita quotidiana e suoni leggeri ad accompagnare un ritmo costantemente soave. Chiunque la veda può giurare che nella propria testa si parte per un viaggio guidato da una forte componente nostalgica aprendo cassetti della memoria che non ricordavamo di aver mai chiuso o anche semplicemente avuto.

Questa calma, questa natura incontaminata e quotidianità al suo estremo sono fin troppo lente e tranquille. Per tutta la durata della sigla si percepisce un alone di mistero, una nebbia che filtra le immagini da noi percepite e ci fa capire che c’è di più. Esistono cose non dette, scene non mostrate, misteri non rivelati e segreti ancora dimenticati. Forse quelli della serie tv, forse i nostri, rappresentati da una sensazione indefinita che ci ha cambiato per sempre e mai ci abbandonerà.

Dawson’s Creek

Qualsiasi appassionato di una serie tv e della sua sigla decide di impararne le parole a memoria per poterla cantare episodio dopo episodio. Questo è vero per la quasi totalità dei prodotti, con l’eccezione di Dawson’s Creek. Si è scherzato per anni sul “Anouanauei” all’inizio dell’opening, è diventata una intro conosciuta praticamente da chiunque, eppure anche a noi fan che siamo finiti a scoprire il testo della canzone è difficile dire le parole giuste. Non per pigrizia o per un’altra astrusa motivazione: è abitudine.

Siamo cresciuti quasi tutti con una poca conoscenza dell’inglese ed era il nostro modo per seguire la sigla con tutto il cuore, pur cantandola male. È un momento iconico della nostra vita, con una canzone che accompagnava perfettamente l’intro della serie tv benché non parlasse veramente della trama del prodotto. La sigla di Dawson’s Creek – in breve – è quella melodia orecchiabile che negli anni è stata portata avanti e a oggi viene ricollegata a quei personaggi e quelle situazioni. Il tutto nel modo più genuino e semplice dell’idea, come il nostro cantarla.

I Simpson

Può una sigla sconfiggere il passare degli anni e il cambiamento generazionale semplicemente prendendo in giro il mondo episodio dopo episodio? I Simpson lo fanno dal 1989 e la risposta è ovviamente sì. Per una serie diventata così iconica nel mondo non servirebbe più vedere le dinamiche che spiegano il carattere dei personaggi in breve, ma ai tempi fu un’idea geniale e un gran risparmio di tempo. Mostrando più o meno la caratterizzazione nella famiglia nella sigla iniziale, ogni episodio poteva partire a razzo senza dover dare alcun incipit o spiegazione.

La sigla poi è pregna di ogni aspetto che abbiamo amato dell’opera di Matt Groening, dalla vita di Springfield nei suoi abitanti ai tanti casini creati per un motivo o per l’altro dalla famiglia dei protagonisti. Il tutto accompagnato da una melodia pimpante e allegra che presenta la facciata della famiglia oltre che la genuina bontà dei suoi membri. Menzione speciale va sicuramente alla parte finale, in cui ogni puntata presentava una citazione alla cultura pop mondiale nel modo in cui i personaggi si sedevano sul divano per accendere la televisione. E ancora oggi ci fa piacere guardare la sigla per scoprire come ci faranno ridere con sagacia.

X-Files

Terrore, ansia, brividi, la pelle d’oca è una situazione che possiamo provare anche a causa di questi. Mai nel corso della storia una sigla delle serie tv si era così distaccata dal prodotto iniziale tanto da diventare associata a un mondo tutto suo come quello dei misteri e del paranormale. X-Files è ancora oggi una delle serie tv vintage più iconiche di sempre, ma è impossibile non conoscere quelle inquietanti note anche se non la si è mai vista. Il senso di paura che permea dalla sigla fa capire agli spettatori che si riderà poco e la tensione sarà massima.

Sono suoni di ombre misteriose che si muovono nel buio, mondi sconosciuti che sono pronti a inghiottirci appena la nostra attenzione cala. È una sigla dai suoni atipici, che ci stimolano a guardarci attorno per non ritrovarci vittime di un horror nel mondo reale. La più diretta e incontrollabile trasmissione di terrore atavico che ci sia mai stata: non solo nel mondo delle serie tv, ma in ogni media conosciuto.

Six Feet Under

I brividi si possono provare per molte emozioni diverse, ma Six Feet Under riesce a farceli provare anche per il terrore di essere noi quelli nella sigla prima o poi. Una opening all’apparenza lineare, che però nasconde varie sfaccettature della morte e come questa sia parte della realtà giornaliera sotto ogni aspetto e in ogni ambito. A partire da cose più simboliche come due mani che si lasciano a rappresentare il decadimento dei rapporti umani o il cielo che spazza via le nuvole quasi facendole morire all’orizzonte.

Una serie di immagini poetiche e perfettamente dosate secondo dopo secondo. Stacchi di telecamera rapidi, come gli attimi nei quali una vita può abbandonarci o un fiore può appassire se non lo guardiamo. La morte è personaggio fondamentale in molte serie tv, ma Six Feet Under la porta al suo estremo e la sigla si conclude con l’albero che vorrebbe rappresentare la vita. Una morte vera e concreta, ma dalla quale è in grado di nascere la vita per mostrare allo spettatore il lato migliore e più luminoso anche nei momenti più tristi.

Roswell

Here with Me di Dido è l’accompagnamento più dolce e straziante di questa lista per una opening. Roswell non si fa forza di una sigla rivoluzionaria o di uno stile mai visto nella presentazione della stessa. I personaggi vengono presentati in modo lento e dando aria alle loro scene, con pochi tagli e tante sensazioni trasmesse da un montaggio così naturale da sembrare vivo. La canzone – come detto in precedenza – è un bellissimo accompagnamento pregno di significato.

And I won’t go, I won’t sleep. I can’t breathe, until you’re resting here with me” è la perfetta descrizione di come ci sentiamo ogni volta che riascoltiamo la sigla di Roswell oggi. È uno di quei brevi momenti di gioia ed emozioni che ci fanno venire la pelle d’oca in un mix di felicità e tristezza perfettamente rappresentative del nostro stato d’animo e della vita. In costante moto tra ricordi e presente, tra abbandono e amore, tra amicizia e solitudine. Roswell ci è entrate nel cuore e ci ha fatto provare sentimenti che sono rimasti con noi fino a oggi e aspettano solo di tornare a galla.

Walker Texas Ranger

Ad alcuni verrà da sorridere leggendo il nome di Walker Texas Ranger e ne siamo felici, perché è la stessa reazione che abbiamo noi quando ripensiamo ai pomeriggi passati davanti alla televisione a guardare una puntata dello show con Chuck Norris. La sigla di Walker Texas Ranger non è di certo l’unica a farci fare un salto nel passato dalle primissime note, ma è ancora sorprendente come non sia assolutamente invecchiata. È in grado di mandare contro lo spettatore quella sensazione di action e giustizia western in salsa familiare.

Ci regala quel senso di casa, di ricordi e di sensazioni dimenticate. Dove uno show che non si prendeva troppo sul serio ci emozionava e faceva provare i primi brividi action sul piccolo schermo da condividere con genitori e altri membri della famiglia. E se negate di provare qualche brivido al cambio di chiave sulCause the eyes of the ranger are upon you” state semplicemente mentendo: lo sappiamo noi, lo sapete voi, lo sa Chuck Norris e ve la vedrete con lui.

Scrubs

A volte per raccontare una storia profonda serve un concetto semplice e breve, con questa idea nel 2001 Bill Lawrence decise di aprire ogni puntata di Scrubs con poche parole “I can’t do this all on my own, no I know, I’m no superman” che accompagna una scena in cui tutti i personaggi principali si scambiano di ruolo e posizione per aiutare un paziente. Non parliamo di una sigla lunga e piena di immagini struggenti o epiche, né di scene d’azione o momenti concitati. In Scrubs ci ha sempre ferito vivere la quotidianità dei personaggi e scoprire con loro i piccoli problemi della vita lavorativa al Sacro Cuore.

Il non riuscire a farcela da soli è un concetto di base nella serie che fa della sua coralità e dei rapporti tra i protagonisti il punto focale di ogni puntata. Scrubs si erge grazie ai sentimenti che uno prova per l’altro, sentimenti sviluppati a seguito di un rapporto lavorativo dove nessuno riesce a farcela da solo e ha bisogno di dare e ricevere aiuto. E il tutto in un anno diventò così iconico che quando provarono ad allungarla per inserire l’inserviente ottennero così tante lamentele da tornare all’originale.

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