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See 3 – La Recensione di una stagione tutta da “vedere”

Io ti vedo è il titolo dell’ultimo, ottavo episodio della terza stagione di See. La trilogia spiazzante scritta da Steven Knight, il creatore del capolavoro Peaky Blinders, giunta alla sua ultima stagione e interamente disponibile su Apple TV+.

24 episodi, 8 a stagione, con un ritmo e un coinvolgimento crescenti, da lasciare senza fiato, con protagonista il titanico Jason Momoa, il Khal Drogo di Game of Thrones, qui nella veste di Baba Voss, portentoso guerriero ma soprattutto marito devoto e padre amorevole. Cieco e imbattibile. Disposto a tutto per proteggere i suoi figli, diversi dal resto del mondo perché dotati della vista, dentro un’umanità di non vedenti, disposto alla guerra, al sacrificio, a buttarsi tra fiamme e spade, a lottare con gli orsi, ad affrontare nemici tremendi tra cui il suo stesso fratello, fino a morti sanguinose.

See Baba Voss
Jason Momoa, Baba Voss – (572× 322)

In un tempo in cui dominano serie come House of the Dragon e Il Signore degli Anelli: Gli anelli del potere, una serie anch’essa dalle caratteristiche fantasy, seppur piena di sfumature e commistioni con altri generi, può passare inosservata. Inoltre Apple TV+, per quanto presenti un’offerta sempre più ricca e qualitativamente alta di contenuti, non ha certo l’audience e i numeri di Prime Video o Sky.

Il rischio di See è che potrebbe non essere “vista” quanto merita.

Una sceneggiatura, quella di Steven Night che è anche produttore, direbbero gli inglesi “unusual”, creativa, straniante e dissociante nell’esperienza cognitiva ed emozionale dello spettatore.

Siamo in un tempo post-apocalittico, di quelli che siamo abituati ad abitare grazie a immensi gioielli come The Handmaid’s Tale e altre Serie Tv distopiche che sappiamo essere le migliori di sempre. Siamo dunque nel “dopo” del collasso del mondo. Cosa sia avvenuto non è dato saperlo, se non che l’umanità è stata decimata da un virus. In medias res, nel XXI secolo, vediamo che il mondo è adesso diviso in tribù, in forme di città-stato, ma molto più arcaiche negli usi e nei costumi rispetto alla Grecia del V sec. a. C., che rispondono a un unico regno, il Regno di Paya, governato da una regina, Queen Sibeth Kane, perfida quanto psicopatica, molto più della Cersei Lannister che conosciamo. Nel corso delle stagioni questo personaggio femminile crudele interpretato dalla modella olandese Sylvia Hoeks, assume tratti sempre più disumani, con un’insensibilità che fa tutt’uno con il tono sottile e serpentino della sua voce e lo sguardo vitreo dei suoi occhi ciechi.

See
Queen Sibeth Kane – (625 × 351)

Il Regno di Paya ricopre, nella storia, l’attuale Pennsylvania e, oltre la città, si estendono infiniti spazi naturali, lande, praterie e fiumi che ricordano le immense scenografie di Game of Thrones. Non troppo distanti però dalla natura, sorgono le architetture suburbane di un mondo in rovina: grattacieli abbandonati, relitti industriali, edifici, parcheggi, auto arrugginite dove tutto fa rumore di ferro.

Steven Knight per la parte paesaggistica, di bellezza mozzafiato, ha scelto location tra il Canada e la British Columbia. È lì che prende avvio la storia con Baba Voss (Jason Momoa) a capo della tribù degli Alkenny, coltivatori e cacciatori che vivono isolati tra le montagne generando un’economia di autosussistenza e un sistema di legami familiari molto forti.

See ha una trama lineare dove viene innestata l’esperienza più straniante e coinvolgente per la visione: la cecità.

Diventa quindi la serie della sinestesia. Sigla, introduzioni, dettagli di oggetti, scene di interni ci fanno navigare nel buio, quando poi improvvisamente si aprono immense distese di verde o l’azzurro dei fiumi che noi spettatori vediamo e di cui godiamo ma che i protagonisti non hanno modo di vedere: vivono gli spazi, la natura e i suoi pericoli con altri strumenti. Anche l’amore lo vivono in un altro modo, diverso e forse più intenso.

È un mondo di ciechi che sviluppano la potenza degli altri sensi per divenire più forti dei vedenti.

A fronte di una trama lineare che mette al centro la caccia, da parte dei “cacciatori di streghe” verso i due unici gemelli, sinora scoperti, con il dono, anzi la maledizione, della vista, Kofun (Archie Madekwe) e Haniwa (Nesta Cooper), l’universo che si compone è complesso, e vi primeggia il valore della famiglia nel suo senso più alto e inclusivo.

Jason Momoa interpreta e mette in scena un personaggio di carne e umanità in grado di trasmettere, con la corporeità, al contempo amore, resistenza e dolore. Un corpo segnato da cicatrici e ferite dello schiavismo infantile, da una vita violenta per difendere le sue cose più care: la tribù degli Alkenny, di cui era leader, e la famiglia: Maghra (Hera Hilmar) la donna in fuga che giunge al suo villaggio, incinta di due gemelli; quindi i gemelli stessi che diventano suoi figli d’adozione.

See è una serie da vedere perché è un’immersione nei corpi, nei combattimenti, nell’epica dell’amore e della guerra, dentro una storia bella, che spalanca percezioni sensoriali uniche.

See
La serie trilogia ideata da Steven Knight – (595 × 396)

Nel creare l’universo di See, tra le migliori Serie Tv originali di Apple TV+, Steven Knight ha coinvolto nell’entourage produttivo e nella fase di analisi e scrittura consulenti, autori e attori ipovedenti o non vedenti con l’intenzione di rendere, nel modo più accurato possibile, il costrutto filosofico di un mondo al contrario in cui tutti e tutte sono non vedenti e chi vede è messo al bando, è un outsider. Allo stesso modo queste consulenze sono servite per rendere al meglio suoni, gesti, movimenti e prossemica nello spazio della scena.

See è la Serie dei movimenti del corpo sinuosi e silenziosi e delle onomatopee. I combattimenti sono danze, i suoni e i richiami sono fruscii, gli inseguimenti si basano sul fiuto. Non c’è conoscenza della storia perché la civiltà come noi la rappresentiamo oggi è quella scomparsa. Sono scomparsi i saperi e sono bruciati i libri.

In See sono stati demoliti i templi del progresso, silenziato lo zapping metropoliano. 

Il nostro mondo è quello che i non vedenti del Regno di Paya chiamano gli antichi e i gemelli di Maghra e Baba Voss, vedenti sono – da una parte – un’ipotesi di nuovo futuro, dall’altra il ritorno di una minaccia dal passato. Le streghe da perseguitare perché portatrici di guerre.

In un crescendo intenso lungo la trilogia – appena conclusasi su Apple TV+ con la dichiarazione che non vi sarà una quarta stagione – dalle battaglie sanguinolente corpo a corpo per difendere la famiglia al di là di ogni retorica sulla diversità, Baba Voss conduce la storia e gli spettatori verso un finale di ferro e di fuoco.

Come se i concetti di modernità e arcaismo, di bene e male si scontrassero nel campo delle armi. Il popolo dei ciechi viene ammaliato dal potenziale che i vedenti possiedono, grazie alla vista: leggere i libri, studiare le tecniche, costruire le bombe.

In See c’è una critica al progresso di grande intensità narrativa. 

Più che vedersi, il rumore delle bombe si sente. Noi lo vediamo al di qua dello schermo, ma le famiglie cieche che vengono bombardate sentono solo il suono di “un tuono divino” che si scaglia su di loro e sulle loro case, distruggendoli. Si percepisce, nella scrittura di Steven Knight, un’acuta lettura di come la tecnologia possa essere il contraltare della pace e di come la conoscenza, a servizio del male, sarebbe meglio non ci fosse.

Jason Momoa, con una fisicità che non ha bisogno di occhi, conclude l’epopea della storia con alcuni dei gesti più simbolici della serie: bruciare un’intera biblioteca perché causa della distruzione della loro civiltà e dei saldi, pacifici legami che vi regnavano. È stato, di nuovo, il ritorno della vista a innescare la brama del dominio, perché i libri qui diventano armi. E, secondo gesto, il sacrificio personale, dai toni epici che ricordano Ragnar Lothbrock, per distruggere l’arsenale di bombe costruite dai bambini vedenti, scoperti di esistere e dunque ridotti in schiavitù per produrre ferro e piombo, nuova forma di dominio dell’uomo sull’uomo basata su una guerra dove il nemico non si vede. E non si vede non perché sia cieco, come accade in tutti i combattimenti di See, ma perché lo si uccide a occhi chiusi, a distanza, a cuore assente. 

La piattaforma Apple TV+ è valida per mille motivi e sono molti i contenuti da apprezzare e non c’è dubbio che See sia una perla da vedere, da sentire, da vivere.