Skins
Descrizione
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Skins può essere considerata molto più che un’enciclopedia di disagi sociali e psicologici adolescenziali.
Per molti, questa è un capostipite della “nuova” serialità britannica. Una delle prime serie televisive inglesi ad aprire un vero e proprio filone post-moderno.
Un nuovo punto di vista dell’angoscia e disperazione, in questo caso.
La serie è tanto celebre, a posteriori, (anche) per aver avuto il merito di lanciare un caravanserraglio di attori giovanissimi, oggi famosi grazie a importanti ruoli nelle maggiori serie britanniche di successo.
Nel marasma delle teen-drama di quegli anni mancava qualcosa: quel tratto interpretativo, più che narrativo, in grado di offrire all’occorrenza ironia al dramma, o tragicità alla commedia.
Con i ragazzi di Skins abbiamo imparato, per le prime volte, a provare empatia per quei soggetti un po’ borderline e quei sognatori ancora troppo immaturi per uscire dalla propria zona di comfort.
Quei ragazzi dal disperato bisogno di trovare voce nel microscopico cosmo che avevano accuratamente creato per sé, assottigliandosi al punto da diventarne loro stessi l’atmosfera.
Per noi come per loro, quel mondo da piccolo è diventato grande, passando dal circostanziale dei piccoli problemi, all’irreversibile del dramma.
Eppure il punto di forza maggiore della serie sono i suoi protagonisti: in un panorama nel quale tragedia e spensierata gioia non si erano mai combinate così bene, Skins ha avuto il più grande merito di presentarci personaggi progressivamente sempre più “veri”, di pari passo con l’ammontare delle loro segnanti vicissitudini.
Ciò che di più bello ha lasciato Skins è il piacere dello spettatore nel riconoscere il volto di un attore e vederlo associato a un unico, inconfondibile e indelebile personaggio.
Ma, soprattutto, la possibilità di guardarli e riconoscervi quanto di noi stessi ci fosse in loro.

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