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Un Anno Dopo L’altro – La Recensione: il romance dell’estate che punta tutto sul potere dei ricordi

un anno dopo l'altro

Negli ultimi anni il genere romance ha conosciuto una nuova primavera. Complice il successo di BookTok e la crescente attenzione delle piattaforme streaming verso storie sentimentali capaci di coinvolgere soprattutto il pubblico più giovane, romanzi che fino a pochi anni fa sarebbero rimasti confinati agli scaffali delle librerie sono diventati fenomeni culturali globali. In questo contesto si inserisce Un anno Dopo L’altro, adattamento televisivo dell’omonimo bestseller di Carley Fortune, uno dei casi editoriali più rilevanti degli ultimi anni nel panorama della narrativa romantica contemporanea. L’attesa intorno alla serie era inevitabilmente elevata.

Il romanzo aveva conquistato milioni di lettori grazie a una formula apparentemente semplice ma estremamente efficace: una storia d’amore raccontata attraverso il filtro della memoria, dei rimpianti e delle occasioni perdute. Non il classico racconto sentimentale costruito esclusivamente sul desiderio di vedere due protagonisti finalmente insieme, ma una riflessione più ampia sul tempo che passa, sulle persone che segnano la nostra vita e sul modo in cui il passato continua a influenzare il presente anche quando crediamo di averlo lasciato alle spalle. Prime Video ha intuito immediatamente il potenziale di questa storia e ha deciso di trasformarla in una serie che cerca di mantenere intatto il cuore emotivo del materiale originale.


Una romance che si distingue nelle intenzioni

Questo accade grazie a una sensibilità più malinconica e adulta rispetto a molte sue concorrenti. La sensazione che accompagna la visione fin dai primi episodi è quella di trovarsi davanti a una serie profondamente consapevole del proprio pubblico. Un Anno Dopo L’altro sa esattamente quali corde emotive vuole toccare e lavora costantemente per costruire un’atmosfera fatta di nostalgia, desiderio e rimpianto. Non sempre riesce a raggiungere i risultati che si prefigge, ma quando trova il giusto equilibrio tra scrittura e sentimento dimostra di possedere una forza emotiva tutt’altro che trascurabile.

Il suo principale pregio, infatti, non risiede tanto nell’originalità della storia quanto nella capacità di raccontare emozioni universali. Chiunque abbia avuto un amore che sembrava destinato a durare per sempre, chiunque abbia perso qualcuno lungo il percorso della propria vita o abbia mai desiderato tornare indietro per modificare una scelta del passato, troverà inevitabilmente qualcosa di familiare nel viaggio (ecco le serie e i viaggi temporali) di Percy e Sam. E forse è proprio questo il motivo per cui, nonostante alcuni limiti evidenti, la serie riesce a lasciare il segno più di quanto ci si potrebbe aspettare.

I protagonisti di Un anno Dopo L'altro (SkyTG24)

Un Anno Dopo L’altro non è una semplice storia romantica

A una prima occhiata, Un Anno Dopo L’altro potrebbe sembrare l’ennesima storia d’amore costruita attorno al trope degli amanti destinati a stare insieme. In realtà la serie cerca di fare qualcosa di leggermente diverso. Certo, il cuore della narrazione resta il rapporto tra Percy Fraser e Sam Florek, ma il vero protagonista del racconto è probabilmente il tempo. La serie si apre con il ritorno di Percy a Barry’s Bay, una località immersa nella natura che rappresenta il luogo più importante della sua giovinezza. Tornare lì significa inevitabilmente fare i conti con tutto ciò che ha lasciato indietro, soprattutto con Sam, il ragazzo che per anni è stato il centro del suo universo emotivo. Da questo momento in poi la narrazione si sviluppa su due linee temporali parallele.


Da una parte troviamo il presente, fatto di silenzi e ferite ancora aperte. Dall’altra il passato, che viene ricostruito attraverso una serie di ricordi che raccontano l’evoluzione del rapporto tra i protagonisti. È una struttura narrativa che abbiamo già visto molte volte, ma che qui viene utilizzata con una certa intelligenza. L’obiettivo non è semplicemente mostrare come Percy e Sam si siano innamorati, bensì spiegare perché due persone che sembravano inseparabili siano finite così lontane l’una dall’altra. Ogni episodio aggiunge un tassello al puzzle, ogni flashback (qui i 5 più noti) rivela un dettaglio in più, ogni incontro nel presente suggerisce l’esistenza di un dolore che nessuno dei due protagonisti è riuscito davvero a superare. Quello che colpisce maggiormente è il modo in cui Un Anno Dopo L’altro utilizza la nostalgia non come semplice elemento estetico, ma come vero motore narrativo.

Il passato come luogo irraggiungibile ma irresistibile

Percy e Sam sembrano costantemente attratti da ciò che erano, anche quando la vita li ha portati altrove. In questo senso Barry’s Bay assume una funzione fondamentale. Non è soltanto un’ambientazione suggestiva, ma una sorta di archivio emotivo che custodisce i ricordi dei protagonisti. Ogni luogo, ogni angolo del lago, ogni estate trascorsa insieme diventa un simbolo di ciò che è stato perduto. La serie funziona particolarmente bene quando abbandona la dimensione più strettamente romantica per concentrarsi sul tema della crescita personale. Percy e Sam non devono soltanto capire se si amano ancora; devono anche confrontarsi con le persone che sono diventate. Gli anni trascorsi lontani hanno modificato le loro priorità, le loro paure e il loro modo di guardare al futuro. È qui che emerge la componente più interessante dello show. Dietro la storia d’amore si nasconde infatti una riflessione sul rapporto tra identità e memoria.


Quanto di ciò che siamo dipende dalle persone che abbiamo amato? E quanto del nostro passato continua a definire il nostro presente? Sono domande che la serie non affronta sempre con la profondità che meriterebbero, ma che contribuiscono a darle una dimensione emotiva più ampia rispetto a molte produzioni simili. E se la sceneggiatura rappresenta il cuore della serie, l’atmosfera costituisce senza dubbio la sua anima. Fin dalle prime scene appare evidente il lavoro svolto per costruire un immaginario romantico coerente e immersivo. Le acque tranquille del lago, i tramonti infiniti, le giornate estive sospese nel tempo e la fotografia luminosa contribuiscono a creare una dimensione quasi onirica. Barry’s Bay diventa rapidamente uno dei personaggi più importanti della serie. È il luogo fuori dal tempo in cui tutto ha avuto inizio e quello verso cui tutto continua a tornare. Capace di conservare intatte emozioni che altrove sarebbero svanite da anni.

Una scena di Un Anno Dopo L'altro (SiViaggia)

La regia e il potenziale evocativo di Un Anno Dopo L’altro

Molte delle sequenze migliori della stagione non sono necessariamente quelle più drammatiche, ma quelle in cui i protagonisti condividono momenti apparentemente insignificanti che finiscono per assumere un valore enorme proprio grazie al contesto in cui avvengono. Anche la colonna sonora svolge un ruolo importante nel definire il tono della narrazione. Le canzoni accompagnano i momenti chiave senza risultare invasive, contribuendo a creare quella sensazione di malinconia costante che attraversa l’intera serie. Naturalmente gran parte del coinvolgimento dipende dalla credibilità della coppia protagonista. Sadie Soverall e Matt Cornett hanno il compito di sostenere un racconto che vive quasi esclusivamente sulle emozioni e riescono nell’impresa con risultati generalmente convincenti. La loro chimica non esplode immediatamente ma cresce episodio dopo episodio. È una relazione costruita più sulle sfumature che sui grandi gesti, più sui silenzi che sulle dichiarazioni.

La serie punta molto sul cosiddetto yearning, quel desiderio continuo e mai completamente soddisfatto che rappresenta uno degli elementi più apprezzati nelle romance contemporanee. Lo spettatore viene costantemente invitato a desiderare il ricongiungimento dei protagonisti, ma la narrazione evita di concedergli un appagamento immediato. È una strategia narrativa efficace, anche se talvolta rischia di apparire troppo calcolata. Alcuni passaggi sembrano costruiti più per alimentare la tensione romantica che per rispondere a una reale esigenza narrativa. Tuttavia, grazie alla sensibilità degli interpreti, questi momenti riescono quasi sempre a mantenere una certa autenticità. Dove la serie convince meno è invece nella gestione dei personaggi secondari. Molti di loro finiscono per esistere esclusivamente in funzione della storia d’amore principale e raramente riescono ad acquisire una vera autonomia narrativa. È un limite che riduce la complessità del racconto e impedisce alla serie di sviluppare pienamente il proprio universo.


Perché critica e pubblico la giudicano in modo diverso?

Come spesso accade per le produzioni romantiche contemporanee, l’accoglienza di Un Anno Dopo L’altro sta evidenziando una netta differenza tra il giudizio della critica e quello del pubblico. Molti recensori hanno apprezzato l’eleganza visiva della serie e la capacità di catturare l’atmosfera del romanzo originale, ma hanno anche evidenziato una certa debolezza nella scrittura. Alcune dinamiche risultano prevedibili, determinati sviluppi narrativi appaiono eccessivamente convenzionali e il ritmo tende a rallentare in più occasioni. Sono critiche comprensibili, visto che Un anno dopo l’altro non reinventa il genere e raramente prova a sfidarne le convenzioni. Per alcuni spettatori questo rappresenterà un limite. Per altri sarà invece esattamente ciò che cercano. Ed è proprio qui che emerge la differenza fondamentale tra critica e pubblico.

Chi analizza la serie da una prospettiva più tecnica tende inevitabilmente a concentrarsi sulle sue debolezze strutturali. Chi la guarda alla ricerca di un coinvolgimento emotivo, invece, potrebbe essere molto più disposto a perdonare queste imperfezioni. In fondo le grandi storie romantiche non vengono ricordate necessariamente per la loro originalità, ma perché riescono a farci provare qualcosa. Di fatto, Un Anno Dopo L’altro sa come costruire l’attesa, evocare la nostalgia e trasformare il ricordo di un’estate in una metafora vibrante del tempo che passa. In un panorama televisivo sempre più dominato da colpi di scena e universi narrativi espansi, c’è qualcosa di quasi rassicurante nel vedere una serie che decide semplicemente di raccontare due persone che si amano e il tempo che le separa. Ed è proprio in questa apparente semplicità che risiede il suo fascino più autentico.

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