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Supernatural 14×07 – L’umanità di un nephilim e la disumanità di un uomo

Supernatural

Attenzione! Se non avete visto la 14×07 di Supernatural potreste imbattervi in qualche spoiler!

Giovedì scorso il palinsesto americano ha subito una variazione per via della festa del Ringraziamento. Come ricorderete, alla fine dello scorso episodio di Supernatural, Jack si era sentito male. Ovviamente questo edificante momento ha coinciso con la settimana precedente il Ringraziamento, facendo sì che questo malefico cliffhanger fosse seguito non dalla solita settimana di attesa, già difficilmente gestibile di suo. Di settimane ne abbiamo dovute aspettare due. Ansia? E che cos’è?

In ogni caso la tortura è finita – dissero ignorando volutamente il finale di metà stagione e l’inevitabile conseguente lunga attesa che si avvicinano. Supernatural è tornata e, anche se abbiamo dovuto aspettare un po’, possiamo dire senza alcuna riserva che ne è davvero valsa la pena.

Infatti questa settimana Supernatural ci ha regalato un episodio bellissimo, ricco di emozioni.

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La trama si sviluppa su due fronti. Da una parte, abbiamo i Winchester, Jack e Castiel. L’angelo ha provato senza risultati a scoprire cosa fosse successo al giovane e, quando le sue condizioni hanno continuato a peggiorare, lo hanno portato al pronto soccorso. Dopo le difficoltà dei tre nell’affrontare la burocrazia dell’ospedale – che ci strappano un sorriso nonostante tutto – il ragazzo viene esaminato. Jack sta morendo, ma neanche i dottori riescono a capire quale sia la causa. I Winchester decidono quindi di ricorrere all’aiuto di Rowena.

Non vedevamo la strega dalla fine della scorsa stagione di Supernatural, e purtroppo l’occasione del suo ritorno non è delle più felici. Rowena conferma la diagnosi dei medici: Jack sta morendo perché senza più i suoi poteri l’equilibrio del suo organismo è andato completamente distrutto. L’unica possibilità di salvarlo sarebbe, forse, della grazia d’arcangelo, di cui, come sappiamo, sono esaurite le scorte.

Ci troviamo quindi davanti a un ragazzo che dimostra forse vent’anni – ma che in realtà ha solo un anno e mezzo circa – che deve rassegnarsi a una sentenza di morte. Mentre Rowena, Sam e Castiel cercano una soluzione, Jack decide di volersi godere davvero quel po’ di tempo che gli rimane da vivere. Contro ogni sua aspettativa trova supporto in Dean, che decide di accompagnarlo.

È qui che Supernatural ci regala quelli che sono indubbiamente i momenti più belli di questo episodio.

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Dean gli insegna a guidare, poi Jack propone una battuta di pesca. La felicità del ragazzo nel fare semplici esperienze di vita quotidiana non può far altro che scaldare il cuore. Sull’Impala si esalta, gridando di contentezza (It’s the best day ever!) e fa tenerezza vedere che vuole ancora essere come Dean (-It’s like I’m you! -No, it’s not!). Jack ha trovato in Sam, Dean e Castiel tre figure paterne ed è stato lui stesso a dirlo qualche episodio fa. Eppure il rapporto che ha con Dean appare diverso, forse proprio per il suo inizio burrascoso.

Jack si rende conto che a essere importanti nella vita sono le piccole cose, il tempo passato insieme a coloro a cui si vuole bene. E non si fa problemi a dire a Dean di come sia felice di passare semplicemente del tempo con lui. Un altro aspetto importante di questi momenti è come Dean abbia finalmente avuto l’opportunità di comportarsi come un padre nei confronti di Jack, accantonando per una volta le enormi responsabilità e pericoli che hanno sempre affrontato. A così poco tempo dalla sua nascita Jack – rassegnato al fatto che presto potrebbe morire – commenta di aver avuto una buona vita. Inutile dire quanto facciano male parole del genere. Mai male, però, quanto ciò che è successo dopo.

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Infatti, le poche speranze che erano rimaste che Jack potesse salvarsi ci vengono dolorosamente strappate via.

Mentre Dean e Jack erano fuori, Castiel si è presentato a casa di uno sciamano, Sergey, consigliato a Sam da Ketch. L’uomo sembra avere a disposizione la cura adatta a Jack, qualcosa che potrebbe permettergli non di riprendersi del tutto, ma almeno di farlo stare meglio e impedirgli di peggiorare di nuovo.

Tutti di nuovo al bunker, si fa questo ultimo tentativo. Nessuno esprime il pensiero a parole, ma sanno tutti che è la loro ultima speranza. Dopo un iniziale miglioramento, Jack si sente improvvisamente male e le sue condizioni peggiorano repentinamente. Come scopriranno subito dopo, quello di Sergey è stato un esperimento. Ma il peggio è la conferma che ora l’unica cosa che tutti loro possano fare è stare vicino a Jack mentre muore.

Sull’altro fronte di questo episodio di Supernatural troviamo Nick, che abbiamo perso di vista qualche settimana fa.

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Lo avevamo lasciato alla fine del secondo episodio ricoperto del sangue del suo vicino di casa ai tempi dell’omicidio di sua moglie e suo figlio. Da allora Nick ha continuato a indagare per scoprire chi sia stato a massacrare la sua famiglia. A inizio episodio vediamo che ha brutalmente ucciso un prete perché non ha voluto rivelargli ciò che il suo vicino aveva rivelato nel vincolo della confessione.

Fin da subito ci viene dimostrato come Nick abbia proseguito la sua ricerca di vendetta, cedendo nel frattempo ai suoi più bassi istinti. Non si tratta infatti solo della vendetta. Nick ammette di provare piacere in ciò che fa e inizia ad avvertire un vero e proprio bisogno di uccidere anche in altre occasioni. È ancora combattuto, ha ancora una morale. Lo vediamo sul punto di uccidere una ragazza in un vicolo, cercare di resistere alla tentazione e quasi cedervi prima di risparmiarla. Questa apparente ultima possibilità di redenzione evapora in fretta.

Nick riesce infine a trovare l’uomo che ha trucidato sua moglie e suo figlio, ma fa una scoperta. L’assassino, durante quegli attimi, non era in sé: era posseduto da un demone di nome Abraxas. L’uomo non era dunque colpevole, Nick se ne rende perfettamente conto. Eppure, decide di ucciderlo lo stesso. Si avventa così sull’uomo, sfogandosi in un terribile accesso di violenza che lo porta un attimo prima a rasentare l’estasi, l’attimo dopo a stringersi la testa nelle mani in preda all’orrore e ai sensi di colpa.

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Infine, compie l’ultimo passo che lo porta oltre il punto di non ritorno. Prega, ma non Dio. Si rivolge a Lucifer.

Lo cerca, vuole che torni. Non vuole più soffrire per ciò che è successo, non vuole più soffrire per ciò che è e non può più negare a se stesso. Lucifer gli concedeva la libertà di abbandonarsi alla violenza e al piacere che ne traeva senza dolore né colpa né conseguenze. Questo momento è stato il momento più carico di pathos dell’episodio. La performance di Mark Pellegrino è stata eccezionale. Ha avuto ancora una volta l’occasione di dimostrare il suo grande talento e, stavolta, lo ha fatto non impersonando il Diavolo, ma un uomo qualunque che a esso si arrende e abbandona.

Questo episodio di Supernatural si conclude con una situazione disperata, ben peggiore di quella di partenza. Jack è in fin di vita e sembra che per lui non ci siano più speranze. Nick, con la sua disperazione, sembra aver in qualche modo risvegliato Lucifer dal vuoto in cui si trovava. Questa mossa potrebbe rivelarsi insidiosa per la serie, dato che l’arco di Lucifer sembrerebbe essere giunto a conclusione. Vedremo come gli autori gestiranno la cosa.

A tutto ciò si aggiunge Dean, che porta un’altra ragione di preoccupazione al nostro carico già non indifferente – non sia mai che i facciano stare tranquilli. In un paio di momenti ha avuto una strana sensazione, come se non fosse del tutto presente a se stesso. Come se fosse lontano. Curioso che sia capitato entrambe le volte in momenti in cui si discutevano dettagli importanti. Che Michael fosse in qualche modo in ascolto?

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Written by Antonia Perreca

Sono una stramba nerd libromane con una folle passione per Stephen King.
Mi piacciono le sportive d'epoca, il rock d'altri tempi, le camicie a scacchi, la metà del tempo faccio riferimenti che nessuno capisce... Insomma, sono Dean Winchester al femminile!
Nella vita leggo libri e guardo Serie Tv, e nel tempo che avanza cerco di far rientrare studio e lavoro. Ma le prime due hanno la precedenza, sia chiaro!

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