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Station 19 4×04 – Nascono i primi problemi tra Miller e Sullivan

Station 19

Bentornati con la recensione del quarto episodio della quarta stagione di Station 19. Questa settimana ci sono diverse cose di cui parlare, ma la prima in assoluto è la polemica nata tra Miller e Sullivan, una polemica che di certo non ci aspettavamo.

Nella scorsa puntata c’è stato il processo a Robert. Il risultato di quel processo è stato decisamente positivo nonostante il capo sia stato retrocesso a recluta, tutto questo grazie all’intervento della squadra 19 che ha parlato a favore del loro ex capitano. Mancava solo un membro della squadra, mancava solo Miller a sostenerlo. In quell’episodio si era dislocato il ginocchio e credevamo non potesse fisicamente presentarsi al processo per supportare il suo vecchio capo.

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Non è così, ahimè. Dean ha intenzionalmente deciso di non esserci. E le sue ragioni sono più che valide. Secondo lui, Sullivan, che era un esempio per tutti i vigili del fuoco di colore, Sullivan che era uno dei pochi ad aver raggiunto uno dei grandi più illustri nel corpo, aveva commesso un errore imperdonabile. Imperdonabile perché avrebbe influenzato i tentativi di fare carriera di qualunque pompiere di colore e servito su un piatto d’argento al razzismo intrinseco nella società americana una motivazione per non scegliere più un rappresentante afroamericano per determinati ruoli di potere.

Non fa una piega e fino a un certo punto ho pensato che probabilmente ci fossero andati tutti un po’ piano con Sullivan e che Miller avesse ragione. Poi c’è stato l’incontro tra Dean e Ben Warren in bagno e lì Warren ha detto qualcosa che mi ha fatto riflettere, ha detto al collega che il suo modo di comportarsi era esattamente lo stesso utilizzato da coloro di cui si lamentava. E come dargli torto? Miller è ricaduto, a sua volta, in un pregiudizio.

Ammetto che ho apprezzato particolarmente questo pezzo di storyline. Ha aperto un dialogo sicuramente interessante che sarebbe bello approfondire ulteriormente sperando che non se ne dimentichino una volta conclusosi l’episodio.

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Passiamo adesso a Vic Hughes che sembra aver trovato un nuovo interesse amoroso e io sono pronta a vederla finalmente tornare a innamorarsi, ma non di Jackson Avery che è sentimentalmente pericoloso. Questo nuovo tizio è – guarda caso – un vigile del fuoco e, lasciate che ve lo dica, è uno di quei vigili del fuoco che prenderesti e metteresti su un calendario. Perciò brava Hughes! Certo sarà difficile affezionarsene come successe con la buonanima di Ripley, ma è già un passo in avanti rispetto ad Avery di Grey’s Anatomy (qui la recensione della 17×05).

Mi chiedo, però, dove si collochi quella questione in sospeso tra lei e Miller. Perché sì, hanno risolto i loro problemi legati all’amicizia, ma l’ultima volta che ho controllato Dean era ancora innamorato di lei e nascondeva questo sentimento sperando che andasse via da solo. Perciò, che cosa abbiamo intenzione di fare al riguardo, Krista Vernoff? Lasceremo davvero correre con tanta facilità la questione Miller-Hughes senza dare spiegazioni al pubblico su dove siano emotivamente i nostri personaggi? Spero proprio di no.

Tristi notizie per il nostro Jack. In effetti era da un po’ che uno dei più grandi Mai ‘na gioia nella storia di Station 19 non riceveva una brutta notizia. E, questa volta, ne arriva una quasi devastante. La dolce Marsha, che ha accolto in casa sua Inara e suo figlio, è risultata positiva al Covid e – perciò – è stata trasportata d’urgenza in ospedale. Nonostante la sua positività, Jack, Marcus e sua madre sono risultati negativi e hanno deciso di trascorrere insieme la quarantena. Insomma, speriamo che Marsha possa tornare a casa il prima possibile sana e salva.

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È stata molto interessante anche la storia di Travis e suo padre. Già da qualche episodio sappiamo che il nostro amato Montgomery sta covando qualcosa contro suo padre. Sa, ormai da anni, che suo padre è omosessuale e – nonostante ciò – continua a restare in una relazione con sua madre. Prima di questo episodio di Station 19, ha sempre soppresso la sua voglia di affrontarlo. Ma, finalmente, questa volta ce l’ha fatta. Mi spiace solo che ci sia riuscito a fine episodio e che bisogna aspettare una settimana per vedere questo confronto.

E, infine, c’è lei, una dei miei personaggi preferiti: Maya Bishop. Maya ha tanti, ma tanti problemi derivati dal suo rapporto malsano con quel tizio folle e squilibrato che chiama padre. Ad ogni modo, il padre della Bishop – pur senza usare la forza – era psicologicamente violento con la sua famiglia e in questa puntata di Station 19 lei racconta un episodio abbastanza inquietante mentre espone ad Andy la sua paura di diventare come lui.

Maya, posso dirti già adesso che non sei come tuo padre, ma se non smetti di trattare freddamente Carina quando fa le sue stramberie io faccio la matta. Spero vivamente che non rovini questa relazione perché è attualmente la più bella in Station 19. Non me ne vogliano Sullivan e Herrera, ma è la realtà. Se dovesse avere bisogno di un aiuto dall’esterno, proporrei di invitare di nuovo Diane la psicologa della scorsa stagione che ho AMATO (qui la recensione della puntata).

Questo episodio è stato molto carino, certo vorrei avere una spinta emotiva più forte, vorrei vedere più azione, ma siamo ancora all’inizio perciò è giusto concedere a questa serie il beneficio del dubbio.

Per questa settimana è tutto, alla prossima, halleloo!

LEGGI ANCHE – Station 19 4×03 – Il processo di Sullivan

Written by Fabiana Fanelli

La mia vita è un pendolo che oscilla tra una serie tv e l'altra. Tutto sommato mi è andata bene, pensate se oscillasse tra dolore e noia!
Ricordate: "Life's too short to be serious" (La vita è troppo breve per essere seri)

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