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Station 19 3×10 – Le verità della squadra

Station 19

Bentornati con la recensione della 3×10 di Station 19. Anche questa settimana abbiamo fatto il bagno nei sentimenti. La squadra di vigili del fuoco che tanto amiamo si è lasciata andare a confessioni interessanti e alla rivelazione di importanti verità.

In seguito alla morte di Rigo Vasquez, alla squadra 19 viene assegnata una consulente molto particolare. Si tratta di Diane, un ex vigile del fuoco che saltava dagli aerei per salvare i civili. Diane è una tosta e lo si capisce immediatamente. Tra l’altro è interpretata da Tracie Thoms, volto noto di un’altra serie tv sui pompieri, 9-1-1, in cui interpreta Karen Wilson, la moglie di Hen Wilson.

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Ho apprezzato molto questo personaggio e spero di rivederla presto, magari in relazione a Jack Gibson. Come abbiamo potuto notare, tra tutti gli incontri che Diane ha avuto con i membri della squadra, quello con Jack è stato il più incompleto. È chiaro che Gibson abbia bisogno di continuare ad aprirsi e a esplorare i suoi sentimenti per poter guarire del tutto e per poter sconfiggere il suo più grande nemico: se stesso. La scena conclusiva dei due, quella in cui Diane gli dà il suo biglietto da visita potrebbe essere l’inizio di questo processo di guarigione.

Più guardavo Jack mettersi a nudo (purtroppo non letteralmente con mio grande dispiacere) e più mi rendevo conto di quanto complesso sia, di quanto mi piacerebbe riuscire a sapere di più di lui. Quello di Gibson è forse il personaggio di Station 19 con più problematiche. È quello che più di tutti ha bisogno di aiuto e questo lo rende – ai miei occhi – estremamente interessante. Spero che non lo si archivi piazzando qualche indizio qua e là che ci faccia capire che sta facendo terapia, ma senza mostrarcelo perché – secondo me – sarebbe uno spreco enorme.

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In Grey’s Anatomy è stato fatto un processo molto interessante per un personaggio assai analogo a quello di Jack, parlo ovviamente di Jo Wilson (qui la recensione in merito). Nel suo caso l’abbiamo seguita durante la terapia, abbiamo vissuto con lei ogni istante di quel viaggio che ha compiuto senza mai averne abbastanza. Ci siamo cibati della sua esperienza perché era estremamente vera, era interessante e le è stato dato il tempo di fare il suo corso. Perciò spero vivamente che si faccia lo stesso per Gibson.

Passiamo adesso a Andy a cui, finalmente, viene detto che ha un po’ di daddy issues. E, nonostante continui a negarlo, sappiamo tutti che in realtà Diane aveva ragione. Spero, però, che nonostante questa rivelazione – oltre a quella di Sullivan ballerino di salsa – riesca a continuare la sua relazione con Robert senza farsi influenzare dall’incontro con la psicologa. Lo spero egoisticamente perché a me quei due piacciono tanto e non voglio che interrompano la loro relazione. Un altro grande problema di Herrera, problema su cui non ci si è focalizzati abbastanza, è certamente la sua rabbia. Andy è arrabbiata da quando la conosco. Sarebbe bello se riuscisse a scendere a patti anche con questo.

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La storia di Montgomery mi è piaciuta tantissimo. C’è una bella differenza tra lui e Warren, sono gli esatti opposti. Mentre Travis non riesce ad ammettere a sé stesso di essere un eroe, Ben soffre del complesso dell’eroe, ma questo non ci è nuovo dato che in Grey’s Anatomy ha perso una paziente per la sua impazienza… che brutto gioco di parole. Il riferimento a The Rocky Horror Picutre Show durante il suo flashback mi ha fatto impazzire. Adoro quel musical e vederlo vestito da dottor Frank-N-Further è stato stupendo. Soprattutto perché vestito in quel modo è andato a salvare una donna che veniva picchiata dal marito. Insomma, un mito. Il vestito poi non è nemmeno il punto della questione.

Poco c’è da dire di Warren che è il più consapevole tra i personaggi di Station 19. Sa esattamente cos’è e non ha problemi a esplorare le sue emozioni con Diane. Ben vuole capire, Ben vuole risposte e soprattutto Ben non ha paura di mettersi a nudo. Il suo flashback relativo al razzismo di alcuni disgustosi boomer senza dignità che lavorano nella polizia americana è stato molto potente. E ci ha aiutato a capire, ancora una volta, quanto sia eccezionale Warren.

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Mi è dispiaciuto che il colloquio di Vic e di Dean sia avvenuto contemporaneamente. Avrei preferito avere la possibilità di seguire i loro racconti separatamente. Vic avrebbe potuto approfondire la questione della morte di Ripley e Dean avrebbe potuto mettere a fuoco meglio i suoi sentimenti per Hughes e parlare, allo stesso tempo, dell’abbandono subito da JJ che l’ha lasciato solo con Pru e se l’è data a gambe.

Capisco anche che i tempi televisivi sono quello che sono e in quaranta minuti non sarebbe stato possibile fare tutti colloqui individuali. Mi dispiace, però, che siano sempre Vic, Dean o Trevis a ricevere il trattamento di gruppo e a restare sullo sfondo mentre al centro dell’attenzione ci sono sempre gli stessi.

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Ho molto apprezzato il colloquio involontario di Maya con Diane. Come ben sapete, ultimamente ho avuto qualche problema con questo personaggio, che in Station 19, era uno dei miei preferiti dal principio. Vederla aprirsi con la consulente in modo quasi naturale, è stato davvero bello. Soprattutto quando ha raccontato di aver voglia di fermarsi e di vivere il presente senza essere proiettata, come al solito, a guardare al futuro. Finalmente un gesto che le fa onore. Spero davvero che non si faccia prendere dalle cattive abitudini e che non rovini la relazione con Carina DeLuca.

È stato un episodio molto emotivo, sia per i nostri amati pompieri di Station 19 che per noi spettatori, perciò mi è piaciuto molto. Siamo riusciti a entrare ancora di più in contatto con ciascuno dei personaggi riuscendo ad aggiungere un nuovo tassello nel grande puzzle che abbiamo cominciato già da inizio stagione.

Per questa settimana è tutto, alla prossima, halleloo!

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Written by Fabiana Fanelli

La mia vita è un pendolo che oscilla tra una serie tv e l'altra. Tutto sommato mi è andata bene, pensate se oscillasse tra dolore e noia!
Ricordate: "Life's too short to be serious" (La vita è troppo breve per essere seri)

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