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Slow Horses – La Recensione: la corsa dei ronzini è appena iniziata

Disponibile sulla piattaforma Apple Tv+ a partire dal 1 aprile, la dinamica serie spy-thriller Slow Horses giunge al suo epilogo annunciando la seconda stagione ancor prima di arrivare ai titoli di coda: siamo solo all’inizio

Basata sull’omonimo romanzo di Mick Herron, Slow Horses è la serie di spionaggio in 6 episodi ideata da Will Smith, con protagonista l’attore premio oscar Gary Oldman nel suo primo ruolo ufficiale sul piccolo schermo. L’intrigante serie segue le vicende di una squadra di agenti dell’Intelligence britannica i quali, dopo aver commesso gravi errori nel corso delle proprie carriere all’MI5, sono stati trasferiti al dipartimento/purgatorio chiamato dispregiativamente Casa del Pantano, condannati a noiosi lavori d’ufficio. Tra questi troviamo l’agente River Cartwright (Jack Lowden) impegnato nei primissimi minuti di apertura della serie in una missione in aeroporto; il bersaglio armato da fermare è un uomo asiatico con camicia blu e maglietta bianca, con il quale riesce a stabilire un contatto visivo raggiungendolo prima che questi salga sull’aereo. L’uomo però risulta pulito, il vero obiettivo è un altro uomo ed è diventato ormai impossibile da fermare (“ho detto maglietta blu e camicia bianca” gli riferisce l’agente che guida l’operazione dalla sede centrale). La missione fallimentare di Cartwright gli vale il trasferimento al Pantano, a capo del quale incontriamo il trasandatissimo agente Jackson Lamb (Gary Oldman), che tratta con disprezzo i suoi inefficienti agenti tanto quanto fa con sé stesso e con il suo disordinato ufficio. Le regole al Pantano sono chiare: nessuno deve essere coinvolto in alcuna missione (o lavorare fuori orario), limitandosi a sistemare scartoffie poco importanti, scontando con il minimo sforzo possibile la propria pena in purgatorio. Per Cartwright risulta impossibile accettare quelle condizioni: è sicuro di esser stato incastrato dall’MI5 ricevendo informazioni sbagliate nel corso della missione. Questo scenario apre il primo dibattito della serie, riguardo le motivazioni per le quali gli agenti si ritrovano al Pantano; i cosiddetti ronzini tenuti fuori dall’Intelligence potrebbero essere dei capri espiatori usati dall’Intelligence stessa per insabbiare questioni statali maggiori.

Slow Horses

Ad aumentare il ritmo già veloce della narrazione è il rapimento di un ragazzo musulmano da parte di un gruppo estremista, deciso a ripulire la Gran Bretagna dalle minoranze etniche straniere. Quando i rapitori annunciano l’esecuzione in diretta streaming del giovane ragazzo, il caso diventa di portata nazionale, coinvolgendo gli stessi agenti ronzini del Pantano, che si ritrovano a doversi difendere (anche) dai capi dell’MI5, invischiati a loro volta in questioni politiche che rendono incontemplabile il fallimento della missione.

Alla dinamica macro trama seguono poi le vicende personali dei vari agenti, di cui veniamo a conoscenza gradualmente nel corso delle puntate, culminando nel colpo di scena finale che riguarda proprio Jackson Lamb, alle prese con questioni irrisolte del passato che coinvolgono la collega Diana Taverner (Kristin Scott Thomas). Slow Horses è perfettamente bilanciata nei filoni narrativi che la compongono, stupendo soprattutto per i momenti di ironia che riesce a regalare anche in contesti tutt’altro che comici. Nonostante le tematiche trattate, la serie rimane infatti leggera e godibile, soprattutto grazie all’interpretazione di Gary Oldman, che sfoggia un perfetto humor inglese. Il contesto urbano britannico è anche il responsabile dell’atmosfera grigia e malinconica che ruota attorno agli uffici malmessi del Pantano, enfatizzata dalla colonna sonora di Mick Jagger, per la prima volta autore di un brano per una serie tv (vi riproponiamo qui un articolo sull’importanza della colonna sonora nel contesto seriale televisivo). A sostenere il dinamismo della serie è inoltre il climax ascendente con il quale termina ogni episodio, la cui durata media di 43 minuti contribuisce a renderla la perfetta visione per il binge watching di un weekend. Nelle sue componenti tecniche e di recitazione, Slow Horses risulta l’ennesimo colpo tirato a segno da Apple Tv+, le cui recenti uscite hanno contribuito a conferire alla piattaforma lo status di garante di qualità.

Slow Horses risulta quindi nel complesso un progetto riuscito, che sa bilanciare nel modo giusto la componente dinamica dello spionaggio con quella misteriosa del thriller, dovuta soprattutto alle questioni personali degli agenti rimaste irrisolte, che troveranno risposta nella seconda stagione. La recitazione, la qualità e lo humor della serie, inoltre, riescono a bilanciare la trama che rimane nel complesso standard e conforme al genere e che, seppur non brillando per originalità, risulta ugualmente godibile e coinvolgente.

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