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House of the Dragon 1×04 – Virtù

**Attenzione, seguono SPOILER sulle prime quattro puntate di House of the Dragon e di Game of Thrones**

Lasciamoci le battaglie alle spalle perché la nuova puntata di House of the Dragon è uno psicodramma dalle implicazioni squisitamente socio-culturali. Al centro della trama, infatti, non ci sono solo i conflitti familiari e le questioni di successione, ma un nodo, un cappio intorno al collo, che da millenni strozza le donne. King of the Narrow Sea, il quarto episodio approdato in versione originale su Sky e NOW il 12 settembre, è una parentesi intima eloquente, ma non per questo meno intensa. Se con il terzo episodio Ryan Condal e George R. R. Martin ci avevano fatto bollire il sangue con draghi, violenza, simbolismi e turbolenze interiori (qui la recensione di House of the Dragon 1×03 – Debolezze mentre qui le Pagelle della terza puntata – Posate il vino, e pure Tinder), con il nuovo, l’adrenalina arriva dalla miscela di tensione psicologica e riflessioni sociali. A poche puntate dall’esordio del prequel di Game of Thrones siamo stati già ricoperti da una mole pantagruelica di momenti shock. E mentre qualcuno grida ancora allo scandalo per i cesarei o i matrimoni combinati con i minorenni (una consuetudine tipica di certe culture), arriva la scena incestuosa che stavamo aspettando. Eppure l’effetto non è stato quello che temevamo. Tra le pressioni di casa Velaryon e i tiri mancini di Ser Otto Hightower, King of the Narrow Sea ha colpito nel segno lasciandoci attoniti, divertiti (poche ma buone le battute, dai “vecchi” agli arazzi) e un po’ accalorati.

Non è passato tanto tempo…

House of the dragon

Facciamo una pausa con i salti temporali. Siamo a pochi mesi dagli eventi dell’ultimo episodio. Il Crabfeeder è stato sconfitto e Alicent ha dato alla luce un’altra creaturina. Siamo a Capo Tempesta dove Rhaenyra, scortata da Ser Criston Cole (Fabien Frankel), deve onorare il patto fatto col padre. Davanti a sé, alla presenza di un Baratheon, ha una sfilza di pretendenti boriosi e deludenti. Tra un anziano Lord Dondarrion, che viene respinto con una battuta sconveniente, e un ragazzino, Rhaenyra, annoiata, alza le mani. Tanto l’udienza era andata già al macero per altre ragioni: i pretendenti hanno iniziato a sbudellarsi. Un classico!

Due mesi prima della data stabilita, senza marito, la principessa fa i bagagli. Tanto non sarà questo a indispettire il padre. Navighiamo quindi fino ad Approdo del Re, quando zio Daemon – tornato vincitore dalle Stepstones – con tanto di spocchia, nuovo taglio di capelli e corona improvvisata arriva per informarci che è stato nominato “Re del Mare Stretto”. Non è venuto a cercare guai: si inginocchia davanti all’unico vero sovrano per consegnare i territori conquistati. Una mossa sospetta, e inaspettata. Come tutto ciò che fa! Per questo ha già conquistato anche gli spettatori più scettici. Grazie alla bravura di Matt Smith e alla penna di Martin, abbiamo tra le mani il Targaryen sbruffone dei nostri sogni. Tuttavia non è il solo a sorreggere la baracca, come si vocifera. Anziché uno scontro, dunque, ci regalano un momento di pace. L’abbraccio fraterno tra Viserys e Daemon è uno spiraglio di sollievo, esattamente come il chiarimento tra Alicent e la principessa. Nessuno è immune al peso della solitudine. È questo che li unisce. Si ride, anche se per pochi istanti.

Al diavolo la virtù!

Matt Smith

L’alchimia tra Matt Smith e Milly Alcock è contagiosa. Le interazioni tra zio e nipote appena maggiorenne vibrano, sebbene finora abbiano occupato qualche manciata di scene. Il casting non solo sta funzionando superbamente, ma si sta rivelando l’asso nella manica della nuova fatica nel mondo di Westeros. Lo sguardo eccitato della principessa quando Carexes plana sulla nave, la tensione e i loro discorsi ci hanno preparato per bene a “quella scena interrotta”. Se le scene di sesso tra Jaime e Cersei Lannister, e quelle tra Daenerys e Jon Snow, suscitavano ribrezzo e sgomento, il bacio tra i due Targaryen provoca invece sentimenti opposti. L’amore tra i gemelli era autentico, così come quello tra i Targaryen di Game of Thrones, ma David Benioff e D. B. Weiss giocavano sulle conseguenze morbose e sulle implicazioni politiche delle loro relazioni peccaminose.

Questo è un altro punto a favore del prequel, che sta sfruttando in modo più maturo il sesso sia come veicolo di messaggi, sia come importante snodo di trama. Nella quarta puntata di House of the Dragon, infatti, l’interazione sessuale tra parenti ha una finalità educativa. Lo zio ha a cuore la nipote. Il suo interesse non è solo romantico né banalmente sessuale. Daemon tiene alla felicità di Rhaenyra, schiacciata dalle convenzioni sociali. Ha organizzato la scappatella notturna per aprirle gli occhi. Il principe vuole mostrarle che il sesso è un piacere per l’uomo, ma deve esserlo anche per la donna. Un concetto eloquente che ancora oggi fatica a essere compreso. Le insegna che può scegliere ciò che vuole. Quello è un rito di iniziazione in un bordello – come si fa con gli adolescenti maschi – per insegnarle a separare il piacere dal dovere. Una separazione socialmente accettata per gli uomini, ma impensabile per le donne che invece hanno il dovere di mantenersi pure, illibate e infelici.

King of the Narrow Sea è dominata dai parallelismi.

Daemon e Rhaenyra Targaryen

Con sorpresa, quel momento “bollente” non disgusta, ma cattura. Non vuole scioccare, ma sottolineare le ipocrisie e le disparità di genere. Il bacio, le reazioni e il montaggio sapiente racchiudono un potente messaggio progressista, insolito nei fantasy. Inoltre la puntata pullula di parallelismi interessanti sia interni, sia con la serie madre. L’evasione della principessa, ad esempio, rimanda alle “gite” di Arya Stark così come lo spettacolo teatrale a cui assisteranno rimanda a quelli su Sansa e Joffrey. La scappatella si conclude dunque con un’intensa scena carnale interrotta però da Daemon stesso, che, abbandonando la nipote, dimostra che quelle non erano le intenzioni iniziali. Una volta a casa, Rhaenyra mette quindi in pratica la lezione. Fa qualcosa che non credeva possibile: decide del suo corpo e seduce un titubante e spaventato Ser Criston. Un abuso di potere attuato dalla futura regina che, forse, la guardia reale pagherà a caro prezzo. Daemon non vuole che la nipote viva nella paura, altrimenti si perderà le cose belle della vita.

quarta puntata house of the dragon

L’evasione dei Targaryen acquista un significato ancor più intenso se consideriamo la giustapposizione delle scene di vita coniugale della regina Alicent: scontenta, frustrata e intrappolata, è costretta a giacere con suo marito e a sfornare eredi. Finalmente alla regia arriva una donna, Clare Kilner (mentre nel reparto scrittura ritroviamo lo scrittore e co-produttore Ira Parker), a offrire un punto di vista interno su una questione spinosa: la sessualità femminile. Le riflessioni sociali sono infatti il cuore pulsante della vicenda. Ancor più di Game of Thrones, il prequel sta distruggendo senza pietà tabu e preconcetti tossici. L’impianto progressista della narrazione che ci sta facendo sognare, però, sta facendo innervosire gli spettatori più conservatori, infastiditi dai continui messaggi femministi. Mentre nella serie madre erano tollerati poiché diluiti da una guerra e un intrigo di palazzo, in House of the Dragon sorreggono intere puntate, come questa. Una scelta coraggiosa, ma divisiva.

Maledetta eredità!

House of the dragon

Se per gli uomini è solo un accordo politico, per le donne, ricorda Rhaenyra, il matrimonio è una condanna a morte. E Daemon lo capisce, e lo combatte. “Eravamo uomini, noi!” ribatte il re. Viserys, però, non è furioso per il presunto rapporto avvenuto tra nipote e zio né per la condotta libertina della figlia; una consuetudine in famiglia, e in linea con il loro temperamento. Teme per la futura regina che ha compromesso l’unica cosa di valore che possiede: la verginità. Un discorso che non si applica ai re. Infine Daemon, ubriaco, fa qualcosa di ancora più inaspettato: chiede in sposa Rhaenyra. “Così restituiremo a casa del drago la sua vecchia gloria”. Eppure la sua offerta non appare né di comodo né un affronto. Forse vuole davvero sottrarre la nipote a una vita infelice e diventare il custode della sua libertà. Ma Viserys teme sia l’ennesimo tiro mancino.

Quella brutta situazione, a malincuore, gli ha infilato un bell’asso nella manica. Lord Corlys, che è tornato a Driftmark, è ancora furioso per il rifiuto del re. Pare che abbia dato il via alle negoziazioni con Braavos per combinare un matrimonio tra Laena e il figlio di Sea Lord. Casa Velaryon potrebbe stringere dunque una pericolosa alleanza con le Città Libere. Dopo un intermezzo focoso, arriva la doccia fredda. Proprio ora che il patto matrimoniale è più urgente che mai, il gossip rischia di compromettere tutto. Un messaggio da White Worm arriva al Primo Cavaliere, che non aspettava altro: qualcuno ha cantato. Alicent è in ascolto e avverte l’amica. Ma il dialogo tra le due fanciulle sottolinea la frattura. Alicent, come tutti, è preoccupata per “la virtù” della principessa. Anche Rhaenyra sa quanto sia grave la sua posizione. Per questo spergiura sulla memoria della madre.

Viserys, per una volta, ha ragione.

Viserys e Rhaenyra

Ferito e avvilito, Viserys non può ignorare la realtà dei fatti. È sensibile e progressista, ma fino a un certo punto. Al di là delle ingiustizie, come futura Regina, Rhaenyra ha degli obblighi. Ha condiviso con lei la profezia, “il canto del Ghiaccio e del Fuoco”, perché la ritiene degna. Al Re non interessa come sono andate le cose: “la verità non è importante, ma la percezione”. L’essersi “compromessa” ha un valore politico. A malincuore, ma non senza sollievo, ha ottenuto ciò che voleva: la principessa accetta di sposare il figlio di Lord Corlys, Ser Laenor, per unire la flotta e i draghi. Rhaenyra è impulsiva, ma è nata per regnare, come ci ha ricordato il cervo bianco. Sa giocare al gioco dei compromessi e sa vedere i movimenti sullo scacchiere. Se lei deve piegarsi al dovere, il Re dovrà fare lo stesso. Finalmente il sovrano apre gli occhi e si libera dell’avvoltoio: Ser Otto Hightower. Ovvero colui che probabilmente ha ordito la morte di Baelon Targaryen, il Primo Cavaliere di Jaehaerys I (però, ehi, protegge le sue fonti!). Adesso gli è tutto chiaro: Alicent è stata una “distrazione calcolata”, ma l’ascesa al potere dell’avvoltoio finisce qua. Chissà perché questo sembra solo l’inizio di nuovi problemi?!

Le micce sono state tutte accese e le bombe ci scoppieranno presto tra le mani. La quarta puntata è emozionante e inaspettata sebbene, al momento, l’unica pecca sembra essere la fretta. Gli intrighi di Otto oppure l’infelicità di Alicent, la sposa di bronzo di Daemon o Mysaria meritavano più tempo per respirare. Tant’è. Per concludere una puntata complessivamente vibrante non poteva che arrivare una chicca indigesta: la “pillola del giorno dopo” offerta dal padre a sua figlia tramite il Grand Maester Mellos.

In fermento per il quinto episodio, che si prospetta esplosivo, siamo pronti per gustarci l’indignazione di coloro che avrebbero voluto un “disclaimer consanguineo”. Ma che vi aspettate: sono Targaryen, gente!

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