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Euphoria 3×04 – La terza stagione è ufficialmente cominciata

Rue nel quarto episodio di Euphoria 3
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Durante queste prime tre puntate di Euphoria 3 abbiamo progressivamente ricomposto ogni frammento, dando forma a tutto ciò che nel corso degli ultimi mesi era stato disseminato e costruito nel tempo. Ci erano stati annunciati i debiti di Rue, e abbiamo visto la ragazza tentare di sostenerne il peso, affrontandoli con un’urgenza che sfiorava la disperazione. Era stato anticipato il matrimonio tra Cassie e Nate, e quel matrimonio si è concretizzato davanti ai nostri occhi. Allo stesso modo, eravamo già stati messi al corrente delle nuove vite di Lexi, Maddy e Jules, traiettorie che ora hanno finalmente trovato una loro definizione.

Le prime tre puntate di Euphoria 3 hanno raccolto ogni anticipazione, trasformandola in materia viva: immagini, sguardi, dialoghi, tensioni. Hanno dato corpo a ciò che era stato solo evocato, scegliendo però di sacrificare quasi del tutto il racconto del percorso, del come si sia arrivati fin lì. Perché ciò che contava davvero era quell’istante preciso, cristallizzato e irreversibile. Quell’istante in cui, per ragioni diverse, tutti stavano per sprofondare.


E li abbiamo visti sprofondare. Alcuni più di altri. Sapevamo che sarebbe accaduto, ma non conoscevamo le modalità. Né le cause. Né i volti destinati a cedere per primi. Nel corso di queste tre puntate, dopo aver assistito alla realizzazione di ogni promessa narrativa, molti hanno iniziato a interrogarsi su quale fosse davvero la trama di Euphoria 3, perché tutto ciò che era stato annunciato sembrava già compiuto. Ed è proprio in questo momento che irrompe la quarta puntata della stagione, la più distante, la più spiazzante, la più imprevedibile tra tutte quelle viste finora.

Le prime tre hanno solo preparato il terreno per tutto quello che da questo momento in poi accadrà in Euphoria 3. Perché da questa quarta puntata la terza stagione è ufficialmente cominciata

Zendaya in Euphoria 3
Credits: HBO

C’è spazio per tutti in questa puntata di Euphoria 3. In misura diversa, inevitabilmente. Le linee narrative si moltiplicano, si intrecciano, si sfiorano senza ancora rivelare con chiarezza il loro punto di arrivo. Eppure, mai come in questo episodio è apparso evidente che la terza stagione possiede una direzione precisa, una visione lucida, una meta ben definita. Lo dicevamo già qualche recensione fa: la struttura di Euphoria 3 si sta rivelando profondamente diversa rispetto al passato.

E non c’è alcun equivoco possibile: Euphoria resta fedele a se stessa nel modo più autentico e riconoscibile, e lo dimostra in ogni sequenza. Questa è Euphoria nella sua forma più pura, totale, assoluta. Ma non è più l’Euphoria confinata tra i banchi di scuola. È una Serie Tv che abbandona il dramma adolescenziale per abbracciare una dimensione più oscura, più tesa, più vicina al thriller. E lo vediamo chiaramente nei momenti dedicati a Rue, che in questa puntata mantengono la tensione su livelli altissimi, quasi insostenibili.


Alla fine dell’episodio precedente, le sirene della DEA sembravano pronte a spezzare definitivamente la libertà di Rue. Per un attimo ci abbiamo creduto tutti, e non sarebbe stato affatto sorprendente: la sua narrazione in questa terza stagione di Euphoria avrebbe potuto svilupparsi all’interno di un carcere, una scelta coerente, realistica, perfettamente in linea con la natura disturbante della Serie Tv. Ma la storia ha scelto un’altra strada, e una svolta improvvisa ha ridefinito radicalmente il suo destino: diventare una talpa per la DEA.

Una decisione che rappresenta, da un lato, una via di fuga pragmatica dalla prigione, ma dall’altro segna l’inizio di un nuovo percorso esistenziale e narrativo. Sono proprio questi momenti a generare la tensione più feroce, trasformando ogni scena in un conto alla rovescia inesorabile verso ciò che appare inevitabile.


Il telefono sul tavolo. Il collegamento costante con la DEA. Un sistema capace di captare ogni minimo dettaglio. Il sospetto si insinua ovunque, impregna l’aria, si deposita su ogni superficie della stanza in cui Rue gioca la sua partita, dentro e fuori dal tavolo da poker. È una sfida continua, mentale prima ancora che concreta. E alla fine, qualcosa si spezza: la vendetta di Laurie colpisce con precisione implacabile, chiudendo definitivamente i giochi. E dall’altra parte resta Rue.

Da questo momento, Euphoria 3 si riavvia, si rigenera, rinasce. Un nuovo inizio. Un nuovo sviluppo. Una nuova traiettoria narrativa. Una storia che entra finalmente nel suo nucleo più profondo, non solo per Rue, ma per ogni personaggio, ora costretto a guardare in faccia i propri demoni.

Maddy e Cassie in Euphoria 3
Credits: HBO

C’era chi si chiedeva che fine avesse fatto Nate. Non ora, ma nel corso degli ultimi anni. Che cosa lo avesse trasformato, perché non fosse più lo stesso. È ancora troppo presto per ottenere risposte definitive: Euphoria 3 non ha ancora svelato la verità dietro questa metamorfosi, e sarà necessario attendere per comprendere fino in fondo la sua evoluzione.


Ma questo quarto episodio (come sempre disponibile su Sky e in streaming su HBO Max e NOW) ci restituisce un’immagine nuova, diversa, più fragile e inquietante di Nate, aggiungendo un ulteriore tassello a un mosaico ancora incompleto. È un Nate che si abbassa, che implora, che cerca una forma di redenzione. Un Nate abbandonato da Cassie, ora proiettata verso un’idea di successo personale. Un Nate che si rifugia in metafore e simbolismi, sostituendo alla rabbia brutale di un tempo una calma almeno apparente, una quiete che tradisce la disperazione che lo sta lentamente divorando.

Per ciò che abbiamo visto, Nate è rimasto solo. E un pensiero inizia a farsi strada, sempre più insistente. Fin dall’inizio di Euphoria 3 aleggia un presagio di tragedia, la sensazione che qualcuno possa non arrivare fino alla fine. I nomi sono sempre stati due: Rue e Nate. E più il tempo scorre, più Nate si ritrova isolato, intrappolato nella sua stessa esistenza, più prende forma l’idea che il suo destino possa essere già stato scritto.

In quella casa ormai svuotata, Cassie se n’è andata. Anche per loro, Euphoria 3 ha segnato un punto di non ritorno, dando origine a una nuova fase narrativa. Il giorno del matrimonio è stato una frattura definitiva, irreversibile. Ora Cassie cerca di sfruttare l’aiuto di Maddy per costruirsi un futuro nel mondo dei social, inseguendo una nuova identità. Ha cambiato casa, trasferendosi nello stesso condominio di Lexi. Ha iniziato a inserirsi nel contesto in cui Maddy sta cercando di introdurla. Ma non esiste alcuna reale ragione per credere che tutto questo sia mosso da un’alleanza sincera, da un legame ritrovato. Perché Maddy, con ogni probabilità, desidera assistere alla lenta autodistruzione di Nate e Cassie, osservare il loro crollo, vederli consumarsi fino a spezzarsi.


Ed è forse per questo che l’ha spinta a restare con Brandon: con lui, così tossico, così profondamente disfunzionale, la caduta non è un rischio, ma una certezza. E l’impatto sarà devastante. Il dolore, inevitabile. Una verità di cui Maddy è perfettamente consapevole.

E come lei, lo sono anche tutti gli altri. Perché, nonostante i tentativi, nonostante gli sforzi disperati di salvarsi, ognuno di loro sa, nel profondo, di stare affondando. L’acqua è ormai alla gola. È come essere intrappolati in una piscina che si riempie senza sosta, senza una via d’uscita, senza una scala a cui aggrapparsi. Sono tutti sull’orlo, sospesi, perduti, disorientati. Ed è proprio adesso che Euphoria 3 entra davvero nel vivo, dando ufficialmente inizio alla sua corsa. Il ballo è cominciato. E anche se non sappiamo se sarà l’ultimo, sappiamo già che lascerà le cicatrici.