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Brooklyn Nine-Nine – La Recensione dello strappalacrime finale di serie

brooklyn nine-nine 8x09

Il momento che tutti i fan di Brooklyn Nine-Nine temevano è inesorabilmente arrivato, forse persino più in fretta di quanto potessimo aspettarci, tanto da essere quasi grati della pausa di due settimane tra le ultime puntate andate in onda (di cui potete leggere la recensione qui) e questo splendido finale. Eppure, dopo aver visto gli episodi 8×09 e 8×10 di Brooklyn Nine-Nine, tutti i nostri timori si sono rivelati infondati, perché l’addio alle scene dei poliziotti del novantanovesimo è stato talmente perfetto da essere destinato a entrare in ogni classifica dei migliori finali di serie da qui all’eternità. Certo, non possiamo negare che Jake, Holt, Amy e tutto il resto della squadra ci mancheranno da morire, ma il finale di serie ci permette di salutarli un’ultima volta senza rimpianti, sicuri che quei personaggi fittizi a cui ci siamo affezionati tanto da sentirli quasi reali hanno intrapreso un percorso di crescita coerente e felice, che tuttavia non impedirà loro di restare per sempre la famiglia l’uno dell’altro – e perché no, anche un po’ la nostra.

Attenzione: la recensione contiene spoiler.

L’ultimo giorno nel Novantanovesimo è all’insegna degli addii. Le puntate 8×09 e 8×10 di “Brooklyn Nine-Nine” sono il canto finale di una serie che abbiamo imparato ad amare e che è destinata a rimanere un cult.

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La comedy NBC ci sorprende tutti concludendosi con quello che a posteriori è senza dubbio l’unico modo coerente per porre la parola fine alle avventure dei poliziotti più famosi della serialità comica: con un colpo, e non di certo uno qualsiasi, bensì il più assurdamente complesso, inutilmente complicato e perfettamente architettato colpo della storia di Brooklyn Nine-Nine. I tre personaggi principali della serie, Jake, Amy e Holt sono al loro ultimo giorno di lavoro nel distretto e sono ossessionati dall’idea di dire addio a quel posto che hanno imparato a considerare come una vera e propria casa nel modo perfetto, sorprendendo tutti gli altri. Di certo a rimanere sorpresi sono gli spettatori nell’apprendere che Jake Peralta, l’uomo cresciuto con il solo sogno di diventare detective, ha deciso di lasciare il lavoro per prendersi cura di suo figlio. Se è vero che Peralta ama il suo lavoro con tutto se stesso, il protagonista di Brooklyn Nine-Nine non è più l’eterno Peter Pan che abbiamo conosciuto nel primo episodio della serie, bensì è un padre di famiglia, un marito disposto a supportare la propria dolce metà anche a costo di sacrificare la propria carriera, ma soprattutto è un uomo consapevole e responsabile, che non vuole ripetere gli errori di suo padre, che vuole essere a tutti i costi presente per suo figlio qualsiasi cosa accada. E così Jake rinuncia alla carriera, ma lo fa in un modo perfettamente coerente con la sua crescita, senza alcun rimpianto e con l’assoluta certezza di stare facendo la cosa giusta. Quello che è allora il primo grande colpo di scena delle puntate di Brooklyn Nine-Nine 8×09 e 8×10 ci sorprende ma quasi piacevolmente, perché pur essendo inaspettato è talmente ben inserito all’interno del percorso di crescita del protagonista della serie da non lasciare spazio ad alcun dubbio.

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L’addio di Amy e Holt al novantanovesimo distretto era invece già stato annunciato nelle puntate precedenti e avevamo già avuto modo di apprezzarlo anche come necessaria conclusione della storyline politica che è stata portata avanti nell’ultima stagione di Brooklyn Nine-Nine e che tuttavia non trova spazio in un finale che si concentra interamente sui personaggi e sulla loro crescita, lasciando inoltre ampio spazio per omaggiare il passato della serie, tutti quei piccoli grandi contributi che hanno reso la comedy NBC un cult già durante la sua messa in onda. Rivediamo allora per l’ultima volta Adrian Pimento (Jason Mantzoukas), Teddy, Mlep(clay)nos (la clay è muta) e Cheddar, scopriamo finalmente la verità sul misterioso tatuaggio di Raymond (che non ha deluso le già altissime aspettative), facciamo visita all’amico cannibale di Jake e alla tomba con tanto di arco di palloncini di Madeline Wuntch (che speravamo fosse ancora viva e avesse architettato un piano malvagio per sconfiggere Holt, mentre siamo costretti ad accettare essere effettivamente morta e sepolta). E soprattutto rivediamo per un’ultima, incredibile, assolutamente sopra le righe volta lei, l’unica e inimitabile Gina Linetti.

Il ritorno di Chelsea Peretti nei panni della segretaria diventata influencer/life guru è la ciliegina sulla torta di un finale già perfetto e non possiamo negare che il solo vedere Gina sullo schermo ci ha fatto capire quanto effettivamente le ultime stagione di Brooklyn Nine-Nine, pur reggendo il colpo della sua assenza, abbiano patito la mancanza della sua follia senza confini e del suo egocentrismo inspiegabile. Allo stesso modo non possiamo che apprezzare il ritorno in carne e ossa di Michael Hitchcock, che in questa ottava stagione avevamo avuto modo di vedere solo sporadicamente con l’espediente di qualche videochiamata all’inseparabile amico Scully. La vittoria di Hitchcock in quello che apparentemente è l’ultimo grande colpo del Novantanovesimo è quasi prevedibile, eppure non per questo meno esilarante e coerente con lo spirito del doppio episodio finale 8×09 e 8×10 e di Brooklyn Nine-Nine più in generale. I ritorni in grande stile di due personaggi così amati e a loro modo fondamentali nel rendere la comedy poliziesca così iconica sono un regalo per i fan, ma anche per il resto dei protagonisti della serie, che si ritrovano così per l’ultima volta al gran completo, mentre si sussurrano un addio che tuttavia sottintende un “ci rivedremo presto”.

E infatti ecco che arriva quell’ultima scena, quasi inaspettata dopo che i fan avevano visto le porte del Novantanovesimo chiudersi all’apparenza definitivamente. Perché non importa cosa i protagonisti di Brooklyn Nine-Nine faranno nella loro vita, dove li condurrà la loro esistenza o quanto i loro sogni li porteranno lontano, loro resteranno per sempre una famiglia folle, spesso infantile, sempre unita. E così durante una riunione indetta dal capitano Terry Jeffords (l’ennesima svolta narrativa azzeccata nelle puntate 8×09/8×10 di Brooklyn Nine-Nine), tutti i nostri beniamini – Gina Linetti compresa – a sorpresa ricompaiono, pronti a sfidarsi per un nuovo colpo con la stessa rocambolesca e sproporzionata voglia di vincere, incapaci di lasciare la propria famiglia acquisita alle spalle. La fine di Brooklyn Nine-Nine è allora solo all’apparenza il colpo finale, perché la verità è che la storia dei personaggi è finita soltanto davanti alle telecamere, ma possiamo continuare a immaginarla, con la solida certezza che per quanto le cose cambino il Novantanovesimo resterà sempre lo stesso, resterà sempre casa.

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Dire addio è sempre doloroso, lo imparano a loro spese i protagonisti della serie in questo doppio episodio finale, ma l’addio perfetto esiste. L’addio perfetto è la chiusura del cerchio, è la fine coerente di un percorso e l’inizio inaspettato di mille altri, è salutare chi si ama sapendo di aver lasciato un segno indelebile, tale che ogni volta guardandosi indietro non si potrà fare a meno di sorridere. E Brooklyn Nine-Nine, andando in scena con il suo colpo finale, ha fatto esattamente questo. Abbiamo dolorosamente salutato Jake, Raymond, Amy, Rosa, Charles, Terry, Gina, Hitchcok e Scully, ma abbiamo sorriso nel vederli così sicuri di aver preso la strada giusta, o di averla sbagliata ma di poter sempre tornare indietro. Brooklyn Nine-Nine ci mancherà tremendamente, non possiamo negarlo, eppure siamo felici che abbia avuto la sua splendida conclusione, che il cerchio si sia chiuso per poter ricominciare, perché se l’addio al Novantanovesimo è stato perfetto non possiamo negare che forse a chiudere per sempre questo capitolo non siamo ancora pronti e non lo saremo mai.

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Scritto da Chiara Bresciani

Divoratrice di storie e aspirante Rory Gilmore.
Nella vita a volte guardo serie tv e a volte leggo, se mi avanza tempo studio politica e media. Mi piace dare la mia opinione quando è richiesta, ancora di più quando non lo è.

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