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Bargain, trattativa mortale – Recensione della nuova miniserie coreana su Paramount+

ATTENZIONE: proseguendo nella lettura potreste incorrere in spoiler su Bargain.

Forse non tutti sanno che a Cannes, qualche settimana prima del celeberrimo festival, ne viene effettuato un altro: quello dedicato alle serie e miniserie televisive. Il Cannes International Series Festival, per gli amici Canneseries, dal 2018 si propone come alternativa ai grandi premi americani cercando di scoprire nel grande calderone delle serie prodotte annualmente show televisivi un po’ fuori dal comune. Dalle sue selezioni sono uscite cose interessanti tra le quali, quest’anno, Bargain, la miniserie coreana uscita lo scorso 5 ottobre 2023 su Paramount+, serie premiata per la migliore sceneggiatura originale. Tra l’altro il nuovo servizio di streaming statunitense oltre ad aver messo sotto contratto quel geniaccio di Taylor Sheridan (nei nostri occhi non possiamo fare a meno di rivedere le immagini della fenomenale Special Ops: Lioness!) è andato a pescare proprio in Estremo Oriente per garantirsi diverse produzioni coreane che oggi spopolano alla grande.
La miniserie è stata ideata e scritta da Byeongyun Choi e Woo-Sung Jeon, quest’ultimo anche nelle vesti di regista. I due praticamente sempre lavorato insieme e l’affiatamento risulta piuttosto palese.

Bargain inizia all’interno di un hotel sperduto, da qualche parte nella Corea del Sud. Dentro una camera c’è una ragazza raggiunta in seguito da un uomo decisamente più grande di lei. I due si scambiano qualche inutile chiacchiera, per conoscenza, poi il dialogo si sposta su alcune virtù, o presunte tali, della ragazza. In realtà la faccenda è una mera trattativa: l’uomo è disposto a pagare un milione di won (703,81 euro, abbiamo fatto il conto) per l’illibatezza della ragazza. La quale, però, confessa di non esserlo più. L’uomo comincia a dare in escandescenza e il prezzo da un milione scende a drasticamente a 170mila (119,65 euro). A trattativa conclusa l’uomo ormai con indosso soltanto un paio di boxer rossi prende la via della doccia mentre la ragazza esce dalla stanza perdendosi nei corridoi dell’albergo.
La telecamera la segue piuttosto da vicino, quasi fosse un POV. Ci porta in giro per l’albergo facendoci scoprire stanze dentro le quali ci sono altre ragazze e altri uomini, questi ultimi più protettori che clienti. L’idea che lo spettatore si fa è piuttosto chiara: giovani squillo per uomini in piena crisi di mezz’età.
E invece no! La ragazza, da giovane studentessa si trasforma in abile commerciante. E l’uomo, che adesso si ritrova legato su una barella con gli occhi e le orecchie tappate, diventa il centro di un’asta agghiacciante: una vendita di organi.
La ragazza detta le regole del gioco annunciando che l’asta partirà dai reni. Il pubblico, composto da uomini e donne, è già spazientito e non vede l’ora di potersi accaparrare una parte del pover’uomo, sempre in mutande. Ad assicurarsi il primo rene è un giovanotto che di seguito verrà additato come il bravo figliolo. Costo dell’operazione: cento milioni di won (70381,37 euro). E quando sta per firmare il contratto ecco che la Natura interviene con un terremoto che seppellirà parte dell’albergo scatenando una gara alla sopravvivenza decisamente cruda e truculenta.

Bargain – Trattativa mortale, 640×360

La miniserie coreana, vietata ai minori di diciotto anni, parte subito con una denuncia sociale: la piaga della prostituzione che in Corea del Sud è piuttosto dilagante. L’atto d’accusa però si sposta quasi subito su un altro, terrificante dramma piuttosto macabro: il traffico di organi umani.
Questo passaggio è un pugno nello stomaco reso tale da una sceneggiatura asciutta, asettica, quasi chirurgica, è il caso di dirlo. La ferocia e la mancanza di empatia con la quale il pubblico partecipa all’asta fa accapponare la pelle. Sono compratori al mercato che valutano la merce fissando il colore della pelle e stabilendo l’età dell’uomo. Non c’è pietà. Anzi, mettendo in luce una barbarie con la quale si spera di non aver mai avere a che fare, sembrano persino scocciati per come si dilunghi la trattativa. Del resto, sono lì per comprare organi da utilizzare per i loro cari, in attesa di trapianto. Mors tua, vita mea, insomma.
Nemmeno il terremoto è capace di tirar fuori sentimenti più umani. Anzi, proprio in virtù della famosa locuzione latina di origine medievale, i sopravvissuti al cataclisma mettono in luce i loro sentimenti più reali mostrandosi deboli con i forti e forti con i deboli, completamente privi di scrupoli.
Come in una sorta di videogame dalle fosche tinte, che in certe location ricorda grandi classici targati Playstation, il trio di protagonisti si ritrova a dover lottare per la propria sopravvivenza creando e distruggendo in continuazione alleanze adatte allo scopo di raggiungere l’uscita.

Si comincia dal basso, là dove abitano due individui al quanto inquietanti. La ragazza, interpretata da Jeon Jong-seo (Tokyo ne La casa di carta: Corea), l’uomo, interpretato da Jin Seon-kyu (Kingdom) e il bravo figliolo, interpretato da Chang Ryul (Bimilui Soop) si devono adoperare, pur odiandosi, per riuscire a superare una porta chiusa. La ricerca dei giusti oggetti da sistemare nei giusti posti dà proprio quella sensazione di gioco a livelli che rimanda, inevitabilmente, a Squid Game. Un livello dopo l’altro i tre protagonisti si ritroveranno al cospetto del boss finale. E dopo un ultimo inghippo da risolvere potranno finalmente arraffare il gran malloppo.
Sì, perché strada facendo, dopo aver ucciso, preso botte da orbi, e rischiato la morte dietro ogni angolo, gli interessi del trio si risolvono molto facilmente a un depredamento che risulta persino volgare. I tre, lungo il percorso che li porterà fuori dall’albergo, rivelano le loro storie fatte di bugie e mistificazioni, mettendosi completamente a nudo. Nel gioco continuo delle alleanze non potranno che fidarsi l’uno dell’altra ingannando continuamente, scena dopo scena, lo spettatore.

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Bargain – Trattativa mortale, 640×360

Bargain non è un semplice K-drama. Definirlo così sarebbe davvero riduttivo. È, piuttosto, un intenso viaggio senza speranza la cui fine sembra non arrivare mai.

Quando i tre protagonisti raggiungono l’uscita devono ancora confrontarsi con i risultati del terremoto. Che poi, è davvero tale? L’ultima scena, l’interrogativo posto dal bravo figliolo sul perché la montagna stia bruciando resta senza risposta. La telecamera chiude la miniserie sul volto terrorizzato dei tre protagonisti i quali, una volta fuori, hanno già avuto un assaggio di quello che spetterà loro in un mondo che sembra ormai caduto completamente in disgrazia.
I sei episodi, della durata di poco più di trentacinque minuti, scorrono via alla velocità della luce. Tra un continuo cambio di registro e l’altro Bargain scava dentro l’animo umano tirandone fuori i più beceri istinti. E più passa il tempo, più diventa impossibile recuperare.
Disseminate qua e là si trovano alcune feroci critiche alla società. La banalità con la quale vengono proposte al pubblico è disarmante, come se gli autori avessero già rassegnato le dimissioni da questo mondo condannandolo.

La regia sceglie di accompagnare verso l’inevitabile i tre protagonisti con riprese create in maniera tale da coinvolgere completamente lo spettatore. E la scenografia dell’hotel ridotto in macerie, è così articolata da far perdere il senso dell’orientamento.
C’è un fortissimo senso di claustrofobia in Bargain non soltanto per gli spazi ristretti e pericolanti. La psicologia dei personaggi, quel continuo cambiare versione, rende difficile affezionarsi a uno dei protagonisti costringendo chi guarda a stare continuamente sul chi vive. Non c’è un attimo di tregua e i momenti di comicità, immancabili, rendono tutto molto grottesco perciò, in un certo senso, assolutamente realistico.
Bargain è sorprendente, non ci sono altri termini. Coinvolgente. Allucinante e disturbante. In certi momenti sembra di assistere a un incubo dentro il quale c’è di tutto. Anche la profezia, speriamo non auto-avverante, che il mondo sia destinato a crollare su se stesso, come l’hotel crolla sul microcosmo al suo interno.
Bargain è una costante provocazione. Dalla prostituzione alla vendita degli organi umani gli autori ci ricordano, con ferocia, come il mondo stia impazzendo. E come a pochi questa follia generalizzata sembra poco importare, ciascuno chiuso nel proprio guscio. Che una volta spaccato potrebbe mostrare qualcosa che non ci piace, lasciandoci parecchi interrogativi. Siamo pronti per affrontare il mondo che verrà? Ma soprattutto, siamo pronti per affrontare noi stessi? Da quello che si legge negli occhi dei tre protagonisti la risposta è decisamente negativa.