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A Small Light, la piccola luce di Miep Gies – La Recensione della Serie Tv disponibile su Disney+

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su A Small Light, disponibile con tutti gli episodi su Disney+!!

Anche una segretaria, una casalinga, una ragazza, può a suo modo accendere una piccola luce in una stanza buia. È questa la premessa, lo spunto preliminare da cui parte A Small Light. Una storia delicata e fragile, riverbero della sua protagonista frizzante, esuberante, audace e tenera. Un racconto buio, che però sa brillare di una luce intensa, da ricercare tra le pagine nere della nostra storia, scavando nel solco di un’umanità smaniosa di vita e di felicità. È una rincorsa affannosa verso la gioia del vivere, che si spegne però episodio dopo episodio, quando il trauma della guerra si infila all’interno della narrazione e diventa un evento non più attenuabile. È allora che iniziamo a vacillare, consapevoli della tragicità della fine verso la quale i personaggi si avviano e posti nell’impossibilità di salvarli. La serie tv creata da Joan Rater e Tony Phelan è stata realizzata da National Geographic e prodotta da ABC Signature e Keshet Studios ed è andata in onda con episodi a rilascio settimanale sulla piattaforma Disney+, tra le novità di maggio 2023.

A Small Light è un racconto che combina insieme intrattenimento e realtà, fiction e storia vera.

A Small Light

I suoi personaggi sono ispirati a persone realmente esistite. Le vicende narrate mescolano realtà storica a fatti inventati e si riallacciano al racconto di una delle esperienze più note sul tema dell’Olocausto: la storia di Anna Frank, già oggetto di numerose trasposizioni. In questa serie però, la vicenda della giovane Frank non è il focus principale. La lente si sposta su un personaggio meno noto, difficilmente rintracciabile nei libri di scuola ma che diede un contributo notevole alla causa durante gli anni dell’occupazione nazista e della deportazione degli ebrei. Si tratta di Hermine Santrouschitz, meglio conosciuta come Miep Gies, una donna austriaca adottata da piccola da una famiglia olandese e perciò cresciuta ad Amsterdam. Miep (interpretata da Bel Powley, che ha parlato di Anna Frank, del messaggio della serie e della storia di Miep Gies) è il fulcro delle vicende narrate in A Small Light. È una giovane libertina dedita alle feste e alle bevute con le amiche, costretta dal costume del tempo ad accasarsi, ma scaltra e sfuggente abbastanza da evitarlo. Quando inizia a lavorare per Otto Frank (Liev Schreiber) negli uffici dell’Opekta, inizia per lei un percorso di maturazione che la cambierà radicalmente, costringendola a misurarsi con l’irrompere violento della storia nella sua quotidianità rassicurante e con tutte le sue orribili conseguenze. Miep Gies è una figura effervescente e dinamica, fragile come qualsiasi essere umano sorpreso in quella terribile parentesi di storia.

La sua vita è un’eccezionale testimonianza di coraggio, di cui purtroppo si sa molto poco.

A Small Light

A Small Light, nel suo essere un prodotto televisivo destinato principalmente all’intrattenimento del pubblico, si pone come fine anche quello di lasciare un messaggio, di fissare dei punti fermi. E di tramandarci una storia che merita di essere raccontata. Miep Gies riuscì, insieme a suo marito Jan, a nascondere per due anni alcune famiglie di ebrei, tra le quali quella di Anna Frank. Al di sopra degli uffici dell’Opekta, c’era un piccolo appartamento nascosto in cui Otto Frank accolse i membri delle famiglie van Pels e Pfeffer, perseguitate dai nazisti che avevano invaso l’Olanda. Miep si divideva tra il lavoro quotidiano e il compito di tenere al sicuro le persone che si erano affidate a lei. Gli otto episodi di A Small Light che troviamo su Disney+ sono un crescendo di pathos. Si passa dalla spensieratezza degli anni che precedettero la guerra ai toni soffocati degli anni dell’occupazione. Il passaggio nella serie è graduale, ma non per questo meno brusco. Ai colori vivi e frizzanti delle prime sequenze si sostituiscono poco alla volta le gradazioni opache degli episodi centrali, fino all’epilogo straziante. Il sorriso disteso di Miep si spegne un episodio dopo l’altro, lasciando il posto a una smorfia di raccapricciante terrore, che si materializza ogni volta che la fine si avvicina.

Lo stile registico oscilla tra il racconto terribile della guerra e la volontà di portare sullo schermo storie di ordinaria normalità. I personaggi sembrano come staccati dal contesto. Anna, Margot, i membri della famiglia Frank e i loro amici sono immortalati nel loro essere persone comuni, che litigano, discutono, si prendono gioco l’uno dell’altra, si alimentano con speranze vane, sdrammatizzano e si spaventano. A Small Light spinge quasi lo spettatore a credere che il finale possa essere diverso da quello che è. La serie, andata in onda su Disney+ ogni settimana con un nuovo episodio, accompagna pian piano il pubblico verso l’inevitabile epilogo. Non sarà un lieto fine, lo sappiamo bene. Ma la positività che emana il personaggio di Miep, il ritmo del racconto, i toni familiari e caldi, il registro drammatico che viene sistematicamente spezzato da sequenze tutto sommato più leggere, ci induce nella falsa speranza di credere che, alla fine, le cose possano andare diversamente da come sono andate nella realtà. Si tratta solo di un’illusione, naturalmente. E la durezza di alcune scene non fa che ricordarcelo. Ma l’obiettivo di A Small Light è proprio quello: rendere inaccettabile un epilogo simile. Non è alla rassegnazione che spinge questa vicenda, quanto piuttosto al suo contrario. Gli eventi del passato non si possono cambiare, quelli del presente sì.

Sapendo meglio dei personaggi come andrà a finire la storia, viene ovviamente meno una parte di coinvolgimento dello spettatore, quella legata all’effetto sorpresa. Ma la grande prova dei suoi interpreti riesce a stabilire un contatto empatico diretto e immediato con il pubblico. Il personaggio di Miep Gies è interpretato da Bel Powley, che sa saltare dallo sguardo spensierato delle prime scene al senso di vuoto degli episodi finali. È una protagonista che brilla nella sua semplicità e che dà voce ai silenzi più di quanto non faccia con le parole. Accanto a lei c’è Joe Cole (Peaky Blinders) nei panni di Jan, un ragazzo dolce e ingenuo che acquisirà forza nel corso del racconto e che passerà dall’essere un semplice spettatore della storia a diventare un membro attivo della Resistenza olandese. La sua storyline a un certo punto subisce un’accelerata che forse la rende meno credibile del resto del racconto, ma complessivamente Cole ha dato vita a un personaggio molto interessante. Menzione speciale anche per Liev Schreiber, che dà il volto a Otto Frank, l’uomo che cambierà per sempre la vita di Miep Gies. Schreiber è sobrio e misurato, immagazzina preoccupazioni e dolori senza farne sfoggio. La sua interpretazione è delicata e rispettosa e si allinea perfettamente a quella della protagonista. Accanto a loro, troviamo Billie Boullet (Anna Frank), Amira Casar (Edith Frank), Ashley Brooke (Margot Frank) e ancora Andy NymanCaroline CatzRudi Goodman, Noah Taylor, Ian McElhinney, Eleanor Tomlinson e tanti altri, in un cast che potrebbe definirsi quasi corale.

La vicenda si conclude come era inevitabile: il 4 agosto 1944, una squadra di nazisti scopre il nascondiglio dei Frank e li deporta nei campi di concentramento. Anna Frank morirà nel campo di Bergen-Belsen, pochi mesi prima della fine del conflitto. Di tutti gli ebrei nascosti nell’appartamento dell’Opekta, solo Otto Frank tornerà a casa. Gli altri moriranno tutti nei campi di sterminio. Alla fine della serie, la terribile verità con cui siamo costretti a confrontarci è proprio questa. E ciò nonostante, la storia di Miep Gies riesce a trasmettere messaggi positivi: chiunque, dal generale dell’esercito alla segretaria di provincia, può contribuire a rendere il mondo un posto migliore.